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BOLZANO. La cultura e l'arte come viatico per tornare in società dopo un periodo di detenzione carceraria. È questa la strada indicata dal progetto "New art of freedom" per sostenere il reintegro di ex detenuti del carcere di Bolzano ed è anche la strada seguita da Nicola Carbone, 29enne, per il suo riscatto dopo un periodo buio della vita. Nicola è stato premiato dalla giuria del prestigioso concorso letterario Carlo Castelli per un testo scritto durante il periodo di reclusione.
Il lavoro premiato è il frutto dei corsi culturali che ha seguito in carcere, organizzati nell'ambito del progetto "New art of freedom" e tenuti dalla docente del progetto Margherita Rossi. Attraverso un percorso mirato alla scrittura autobiografica e alle tecniche di storytelling, accompagnato dal costante sostegno degli educatori, ha dato vita al testo che gli ha permesso di distinguersi nel concorso rispondendo al tema di quest'anno: «Mi specchio e (non) mi riconosco. Non sono e non sarò il mio reato».
Un testo che ha offerto uno spazio di riflessione profonda sul valore della rieducazione in carcere e sulla possibilità di un reale reinserimento sociale attraverso la cultura e la creatività. Nicola, siciliano di origine, era a Bolzano quando la sua pena è diventata esecutiva e per lui si sono aperte le porte dell'istituto di via Dante. Dopo aver scontato buona parte della sua condanna ha avuto accesso ai benefici previsti dal regolamento penitenziario. Benefici che gli sono stati accordati anche perché, la sua condotta durante la detenzione è stata definita "immacolata" dallo stesso direttore del carcere Giuseppe Monti.
New Art of Freedom, è un progetto dell'associazione Biblioteca Culture del Mondo Odv diretta da Sabrina Bussani, che mette in rete l'istituzione carceraria con soggetti esterni che utilizzano l'arte e la cultura per accompagnare il detenuto nella fase di scarcerazione quando deve riabituarsi al mondo esterno e alla società in cui deve reintegrarsi. La vicenda di Nicola Carbone, e di chi lo sta aiutando, accende i riflettori sulla problematica del reinserimento in società: un gradino che per molti è un baratro.
«Quando un ex detenuto esce dal carcere - spiega Erjon Zeqo, coordinatore del progetto - il suo primo problema è trovare un posto dove poter stare. Ci sono strutture che ospitano ma sono poche e non tutte sono adatte a ospitare chi ha limitazioni. C'è quindi gente che matura i benefici per uscire prima, ma non sapendo dove andare, deve restare in carcere fino all'ultimo giorno di condanna». Zeqo si occupa proprio di chi sta uscendo dal carcere di Bolzano o di chi lo ha fatto da poco. «Lo facciamo - dice - anche attraverso la cultura. Abbiamo portato al teatro o a un concerto di musica classica, persone adulte che non aveva mai assistito a uno spettacolo del genere».
Ci si chiede a cosa possa servire a un ex detenuto scoprire il piacere del teatro. «Gli serve - risponde - a rompere il ghiaccio con la società, a non avere scuse o alibi per non aprirsi agli altri». L'ambiente del teatro, che è spesso un'élite, "non ha mai mostrato disappunto verso un gruppo di persone dal vissuto diverso, anzi, quando comprendeva il senso dell'iniziativa la apprezzarla". Ma Art of Freedom è anche ascolto, "è dare un consiglio per trovare casa, per redigere un curriculum, stabilire contatti con cooperative sociali e anche fornire consulenza per i rapporti con la famiglia che a volte vanno ricostruiti per intero".
Carbone, al di là del risultato ottenuto al concorso letterario, «è l'esempio di un buon lavoro di reinserimento - ha detto Zeqo - lavora in una cooperativa sociale di pulizie per strutture sanitarie». Del suo passato, «lui stesso dice che la detenzione lo ha salvato perché se non fosse stato fermato dalla giustizia e arrestato, la sua fine sarebbe stata morire ammazzato o di overdose». Cosa che, purtroppo, è successa ad alcuni suoi compagni. Lui invece, adesso, sogna di riprendere gli studi universitari.


