BOLZANO. Difficile raccontare la più quando è scelta. Come se la pace e se stessi si possano trovare solo nell’esclusione. Io qui e tutto il mondo fuori. Ogni tanto si sente bussare qualcuno alla porta, chiedere perché ma è un momento, basta dire no. Oppure: come se fossi uscito. Come se nulla fosse.

È questo spazio di invisibilità che prova a raccontare Museion. A sua volta chiedendosi: come si fa a raccontare tutto quello che resta ai margini, che non sta dentro le grandi mostre, che non è oggetto di convegni. Il “ritiro sociale”, questo il nome della solitudine scelta e ricercata che nasconde sempre molto altro. Il quale colpisce tanto delle giovani generazioni e noi non ne sappiamo nulla.

A mettersi sulle spalle la questione, rendendola finalmente pubblica, è Museion nella sua versione “piccola”, vale a dire il Cubo di Garutti, una delle estensioni culturali e artistiche più singolari, che se ne sta in un parco del quartiere Europa a dirci che non sempre è necessario spostarsi, pagare un biglietto “andare in città” per capirci qualcosa di più del mondo. Basta camminare nell’erba e entrare in questo cubo delle meraviglie che è lì, inventato dal grande Garutti e in piena linea di volo col ruolo che un museo d’arte contemporanea vuole darsi, per diffondersi socialmente, andare dove spesso non si va ma si esce per andarsene.

Ha dunque questo nome la mostra-installazione avviata: “ComeSe”. Tutto attaccato. Che è un’intersezione di tante frasi smozzicate per giustificare e giustificarsi, per prenderla alla larga oppure esprimere quello che non si sa dire.

Si tratta di un progetto avviato in collaborazione con La Strada-Der Weg e Museion che tiene fede al suo ruolo di luogo di incontro, occupando il Cubo. Questa ricerca dell’invisibile dentro il ritiro giovanile ha avuto una premessa, a luglio, con una selezione di lavori realizzati dalle persone che hanno preso parte al progetto "Invisibili" durante un percorso di arteterapia condotto da Rita Mentzel. Disegni, dipinti e altre produzioni visive testimoniano un processo creativo che favorisce l'espressione personale, la costruzione della fiducia e lo sviluppo di nuove forme di relazione con sé e con il mondo esterno. Ora, il secondo capitolo: con “ComeSe”.

Si tratta di un nuovo intervento di Martina Melilli, artista multidisciplinare Martina Melilli, sviluppato attraverso un dialogo con l’équipe de La Strada – Der Weg e con le giovani persone coinvolte nel progetto.” Al centro della ricerca - spiega - emerge una domanda fondamentale: in che modo queste persone desiderano essere viste, raccontate e rappresentate?”.

Domanda e risposte che, dal Cubo Garutti, si muoveranno in città con due campagne di affissione pubblica realizzate in collaborazione con lo studio grafico Bar Mezzo. I manifesti, diffusi in diversi punti di Bolzano da ieri al 10 settembre e dal 10 al 24 novembre, trasformeranno lo spazio pubblico in un luogo di confronto e riflessione, portando all’attenzione collettiva esperienze che spesso restano invisibili.

“Far diventare questa disposizione all'ascolto e alla delicatezza un'abitudine di vita - ha osservato Rita Mentzel - può aiutare tutti noi a riequilibrare i rapporti in un mondo che misura il valore delle persone attraverso il successo”. (p.ca.)