L’incontro

Il sindaco Corrarati lancia la sfida: «Bolzano capitale»

Il primo cittadino in redazione chiede regole speciali e più autonomia per il capoluogo: «Serve un riconoscimento istituzionale. Non possiamo essere trattati
dalla Provincia come un paesino di 2mila anime. Il disagio? Non è solo degli italiani ma di una città intera»


Antonella Mattioli


BOLZANO. «Bolzano capitale: questo è il mio obiettivo. Per raggiungerlo serve una legge speciale; servono delle deroghe ad hoc: chiediamo più autonomia rispetto alla Provincia che decide praticamente su tutto. Bisogna che come nelle normative statali, che mettono in coda fatta "salva la regolamentazione che vale nelle Regioni a Statuto speciale", il legislatore preveda regole a parte per il capoluogo. Oggi invece Bolzano continua ad essere trattata alla stregua dell'ultimo paesino dell'Alto Adige. È questo che crea disagio. E non è il disagio degli italiani, ma il disagio di un'intera città. Dobbiamo farci sentire a Palazzo Widmann; bisogna ritrovare l'orgoglio e per questo - tra le altre cose - sto organizzando con il vicepresidente della Provincia Marco Galateo il Festival internazionale della cultura per il 2027. Ne ho parlato proprio l'altra sera con il sindaco di Trento Franco Ianeselli. Gli ho detto: voi fate i Festival dell'economia e dello sport; noi faremo quello della cultura». Sveglia alle 4.30 per leggere i giornali e magari farsi andare di traverso il caffè; tre cellulari sempre accesi; vita di corsa tra da una riunione e l'altra, appuntamenti con i cittadini, incontri con i dirigenti: Claudio Corrarati, 58 anni, imprenditore prestato alla politica, primo sindaco di centrodestra di Bolzano, sente su di sé la responsabilità di non deludere le aspettative dei tanti bolzanini ai quali ha promesso tanto. Lui che in campagna elettorale si è definito l'uomo del fare, vorrebbe accelerare su una serie di progetti e questioni ferme da anni, ma - come il suo predecessore Renzo Caramaschi, che ha guidato il Municipio negli ultimi nove anni - si trova a fare i conti con la realtà. Ieri l'incontro con il direttore dell'Alto Adige Valentino Beccari e la redazione è stato l'occasione per parlare delle difficoltà, ma soprattutto delle sfide che attendono il Comune nel 2026.

Sindaco, che cosa si devono aspettare i bolzanini?

Sto lavorando, per far ripartire una città che è ferma da oltre 30 anni. Purtroppo, siamo rimasti indietro su questioni strategiche come casa (troppo cara), strade (che non ci sono), impianti sportivi (che cadono a pezzi). Dove invece siamo più avanti di tutti è nelle strutture per i migranti. A Bolzano accogliamo 1.250 persone; in tutto il resto dell'Alto Adige soltanto 100.

Lei si è insediato a maggio dello scorso anno, il tempo degli annunci è finito.

Lo so e sto facendo di tutto per invertire la rotta, ma non è facile dopo 30 anni di stallo.

Parliamo di case, il problema dei problemi. Soluzioni?

L'abbiamo davanti agli occhi ed è lì da anni: l'areale ferroviario. Parliamo di 35 ettari, un'area immensa che attende di essere riqualificata: sono previsti centinaia di alloggi. Bisogna partire a lotti. Non si può continuare a stare fermi.Peccato che tutti ne parlino da anni, ma nulla si muova. L'estate scorsa in occasione di una visita a Bolzano, il vicepremier Matteo Salvini aveva promesso che nell'arco di poche settimane avrebbe nominato un commissario ad hoc.

Più sentito niente?

Io sto innanzitutto cercando di capire se in Provincia ci sia qualcuno che effettivamente segue questa partita. Perché va bene che Rfi ha i suoi tempi, ma non è possibile che sia tutto fermo in una città che avrebbe urgente bisogno di case.

Cosa intende fare?

Chiederò a Paolo Zenorini, segretario provinciale della Lega, di andare assieme a Roma a parlare con Salvini. Voglio capire se la sua è stata solo una boutade o c'è effettivamente la volontà di riqualificare quella grande area a ridosso del centro.

Ammesso che mai si riesca a partire con l'Areale i tempi saranno lunghi, sul breve-medio termine c'è nulla all'orizzonte?

Spero che l'Ipes parta con l'operazione su via Aslago. L'Istituto è proprietario di alcuni immobili che andrebbero demoliti e ricostruiti. So che si stanno cercando delle soluzioni. E poi hanno 400 alloggi vuoti che attendono di essere ristrutturati.

Anche il Comune però ha un'ottantina di alloggi vuoti, in attesa di restyling.

Venti riusciremo a restaurarli quest'anno; per altri 30 stiamo preparando il bando per assegnarli alle cooperativa. Verrebbero dati in concessione trentennale, in modo che le coop li ristrutturino, per poi destinarli al ceto medio che è quello più in difficoltà in questo momento. Me ne rendo conto anche negli incontri settimanali con il pubblico.

Almeno sul fronte dei privati c'è qualcosa che si muove?

Ci sono diverse iniziative immobiliari interessanti che stanno venendo avanti. Come Comune dobbiamo fare il possibile - nel limite della legge ovviamente - per sostenerle. Anche perché i tempi per il Piano di sviluppo del territorio, condizione indispensabile per decidere dove e come far crescere la città, sono ancora lunghi.

Si dice che abbiate qualche difficoltà nel settore dei lavori pubblici. È il settore più esposto. Ci sono una serie di regole da seguire e a questo si aggiungono i dubbi e le paure di dirigenti e funzionari di essere chiamati direttamente in causa dalla Corte dei conti. Con il vicesindaco Stephan Konder condividiamo la necessità di sostenere e rasserenare i dipendenti. Lei quando si è insediato aveva detto che avrebbe nominato un city manager.

Ci ha ripensato?

Per ora va bene così. Si cercherà di valorizzare le risorse interne. Certo, come comunità italiana, abbiamo bisogno di far crescere una nuova classe di dirigenti che possano andare ad occupare i posti apicali. Oggi facciamo sempre più fatica.

Come sono i suoi rapporti con Kompatscher?

Buoni. Lo stesso dicasi con Dominik Oberstaller, nuovo presidente del Consorzio dei Comuni. È d'accordo con me su molte questioni. Si tratta però di passare dalle parole ai fatti.

E con i due assessori italiani Galateo e Bianchi?

Per la prima volta sia a livello provinciale che comunale c'è uno schieramento di centrodestra. Buoni. Ma non basta. Io per Bolzano - lo ripeto - chiedo una normativa ad hoc che tenga conto che parliamo di un capoluogo di 100 mila abitanti. Inoltre devono scattare degli automatismi che non sempre ci sono.

Di cosa parla?

Di quello che è successo in questi giorni. Non è possibile che io debba scoprire dai giornali che chiudono il garage sotto i palazzi della Provincia per due settimane - secondo l'assessore Bianchi; per due-tre mesi secondo altri. In ogni caso mi trovo con 300 auto che gireranno per la città in cerca di un parcheggio. Avrei dovuto essere coinvolto anche nella partita Acciaierie visto che ci sono in ballo 580 posti di lavoro a Bolzano.

La Svp di Bolzano è con lei nel rivendicare un ruolo speciale per il capoluogo?

Certamente. Il vicesindaco Konder condivide in pieno la mia linea.Al consigliere Angelo Gennaccaro era stato assegnato un incarico di raccordo tra la Provincia e Bolzano.

Che fine ha fatto?

Gennaccaro non ha gli strumenti per intervenire.

Lei mette tanta carne al fuoco, i cittadini vogliono date certe.

Per questo ho chiesto a ciascun assessore di prepararmi un scheda con date certe per la soluzione di diverse questioni. Gli assessori stanno crescendo, i risultati arriveranno.













Altre notizie

L’emergenza

Incidente a Spinga, ferito resta incastrato nell’auto ribaltata

Un’auto è uscita di strada lungo una viabilità comunale e si è ribaltata su un fianco. Il conducente è rimasto bloccato nell’abitacolo ed è stato liberato dai vigili del fuoco. Dopo le prime cure sul posto, il ferito è stato affidato al personale sanitario

Attualità