In 12 mesi, 1400 soccorsi. Recuperati 39 morti in montagna. Il trend negativo: gli e-biker
Un 2025 impegnativo per gli uomini e le donne del Cnsas Alto Adige, il Soccorso alpino e speleologico del Cai. I dati evidenziano un incremento degli interventi rispetto all’anno precedente, con oltre 110 operazioni in più. In aumento anche il numero dei decessi
BOLZANO. C’è una foto, fantastica. Gira sui social da tempo ed è facile che riceverà un bel, meritato premio. Ritrae l’alpinista e medico chirurgo Annalisa Fioretti (nella foto del Cnsas), della sezione meranese del Corpo nazionale soccorso alpino e speleologico del Cai. Ha appena salvato una capretta, precipitata in un orrido burrone; con un’alzata d’ingegno notevole, se l’è infilata nello zaino per essere recuperate, lei e la cucciola, dalla profonda forra, con le corde, grazie a un doppio paranco. Ovverosia, olio di gomito... Sì, perché il Cnsas dell’Alto Adige non salva mica solo vite umane. Una foto dal duplice significato: un momento di pura gioia e soddisfazione, in un mestiere - che tale non è, son tutti volontari - difficile, spesso angosciante. E per chi non dovesse crederci, basti questo dato: l’anno scorso, il Cnsas altoatesino in montagna ha recuperato trentanove morti. Trentanove!
Un altro anno faticoso
Come chiarisce il coordinatore Dario Tassara, nel corso del 2025 in Alto Adige il soccorso alpino del Cai è intervenuto in ben 1.400 occasioni, 110 volte in più dell’anno precedente. E il bello è che, nonostante il nome, di alpinisti «veri» ha dovuto salvarne ben pochi. La parte del leone? Gli escursionisti. Ben 627 interventi. Al secondo posto - ma è solo una minima fetta del totale provinciale, perché anche molti altri se ne occupano - 252 interventi sulle piste da sci. Al terzo posto, il nuovo trend negativo: i biker. Purtroppo non è stato possibile ricavare il dato disaggregato. Ciclisti coinvolti: 135. Per lo più elettrici. Prendono a noleggio le mountain bike a pedalata assistita, anche se magari, di solito, nemmeno usano la bici in città, e si lanciano in su e soprattutto in giù. Dei forsennati: come raccontano i volontari, ne succedono di tutti i colori. Chi si sfascia la faccia, chi si infilza nei rami degli abeti. Gli alpinisti soccorsi sono «soltanto» 108. Seguono le altre tipologie di intervento: sci alpinismo (70), ferrate (61), altri sport (57), lavoro (50), altro (40). Il Cnsas altoatesino l’anno scorso ha recuperato 369 persone indenni, 793 ferite, 141 in pericolo di vita, 39 morte. E poi, nonostante gli sforzi profusi, altre 7 proprio non si è riusciti a ritrovarle. Nella classifica dei più soccorsi, i cittadini italiani: 730; seguiti dai germanici (346), gli austriaci (33), gli statunitensi (25), gli svizzeri (23), gli olandesi (19), i ceki (18). Sono citate poi Francia (15), Polonia (13), Belgio (11), Inghilterra (10), Israele (9), Slovacchia (7), Cina (6), Spagna (6), Romania (5), Australia (5), Nuova Zelanda (5), Canada (4), Norvegia (4). In più, altri 47 da moltissimi altri paesi. Alla fine del 2025, il soccorso alpino e speleologico dell’Alto Adige contava su 642 soci volontari, suddivisi su 21 stazioni di soccorso alpino e una di soccorso speleo. I 642 soci sono suddivisi in 54 aspiranti, 343 soccorritori, 110 tecnici di elisoccorso, 43 medici, 22 istruttori, 5 unità cinofile e 65 soci non operativi/emeriti.
Il salvataggio inusuale
«Son tornata che puzzavo come una capra», racconta Annalisa Fioretti. «No, non per la camminata che abbiamo fatto stamattina sul Roen... abbiamo addirittura beccato una nevicata! No no... puzzo perché abbiamo fatto un intervento con una capretta bloccata in una forra». Bloccata lì da più giorni su una piccola spiaggetta sassosa del torrente che veniva giù rombando: «Ci ha dato del filo da torcere prima di farsi acchiappare. Tanto che, scesa sola, dopo mezzora che correvo a destra e sinistra con l'ansia che si buttasse nella cascata, ho chiesto rinforzi ed è sceso Ste, aiutandomi a bloccarla nella grotta e prenderla per le corna». Presa in braccio «si è accucciata col musetto contro la mia guancia mentre la accarezzavo e le parlavo. L'abbiamo caricata nello zaino ed è iniziata la risalita». Gregor e il pastore che le recuperavano con un doppio paranco, Hannes che dava indicazioni dalla parte opposta del fiume facendo da ponte oltre il rombo dell'acqua, Ste a recuperare tutto il materiale. Lei belava terrorizzata dal vuoto, già «perché la calata è stata pure adrenalinica, con discesa nel vuoto e risalita sbilanciata dallo zaino carico e dai belati assordanti, placati solo dalle carezze attraverso lo zaino». Fioretti crede capisse «che la stavamo aiutando, e si è lasciata portare, mangiucchiando anche i germogli che riusciva ad afferrare rimontato lo strapiombo». Annalisa l’ha consegnata nelle braccia del pastore che se l'è abbracciata felice. «Quanta tenerezza in un gesto...» È stato un bel lavoro di squadra, conclude, «dove ognuno ha dato il massimo e senza il cui aiuto non avremmo combinato nulla!». (da. pa.)