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BOLZANO. In tre anni 9.800 altoatesini se ne sono andati Oltreconfine. Soprattutto giovani tra 25 e 34 anni. Lo dice l'Istat. Perché succede? Secondo gli esperti i fattori che pesano sono due: stipendi più bassi rispetto ad Austria, Germania, Svizzera e prezzi delle case troppo alti sia per l'acquisto che per l'affitto. Siamo finiti fuori mercato, sempre meno attrattivi.
Per l'Istat sono quasi mezzo milione gli italiani che hanno lasciato il Belpaese tra il 2022 ed il 2024. Il Sole 24 Ore - entrato nel dettaglio - spiega che Bolzano risulta la prima provincia per quota di emigrati sulla popolazione, pari a 18,4 trasferiti all'estero nel triennio ogni mille abitanti. In tre anni se ne sono andati dall'Alto Adige - come detto - poco meno di 9.800 persone, circa 3.000 all'anno e in leggera crescita congiunturale (+1,3%). Imperia compare al secondo posto, con 13,5 emigrati ogni mille residenti, Treviso al terzo 13,4. Tra le prime dieci province "in fuga" Trieste (13 ogni mille residenti), Mantova (12,7), Como (12,2) e Sondrio (11,2). La sintesi parla di un fenomeno lento e inesorabile che ha subito una accelerazione dopo il Covid.
Bolzano - sottolinea Il Sole - è anche la prima provincia italiana per tasso di fecondità e può contare sul flusso contrario dell'immigrazione, tanto che - grazie al tasso naturale di crescita e al saldo migratorio positivo con l'estero - il triennio considerato ha visto un incremento dell'1,3% della popolazione residente sul territorio.
Oberrauch (Confindustria): «Dobbiamo fare i compiti»
Che succede presidente? Perdiamo giovani, ce lo possiamo permettere? «No non possiamo. Succede anche perché i nostri stipendi sono più bassi, se paragonati a quelli d'Oltreconfine. Paghiamo tredicesime e quattordicesime e l'indennità di fine rapporto - cosa che non succede all'estero - ma restiamo comunque più bassi. Va detto anche che l'industria paga il 40% in più della media rispetto agli altri settori ma dobbiamo comunque "fare i compiti", tutti, non ci possiamo sottrarre». Per Heiner Oberrauch (presidente Confindustria) anche la competitività è messa a durissima prova: «L'energia da noi costa di più, penso per esempio alla Francia, per non parlare, qui in Alto Adige, del costo dei terreni».
Aberer (Camera di commercio): serve una riflessione onesta
«La questione stipendi pesa, inutile sottrarsi. Le cifre parlano da sole. Credo che occorra una riflessione onesta. In Italia per mantenere la competitività abbiamo trascurato gli stipendi». Parla così Alfred Aberer - segretario generale della Camera di commercio. «In Italia, in generale, il livello degli stipendi è più basso rispetto ad Oltreconfine. In Alto Adige va un po' meglio. Abbiamo stipendi nettamente più alti, se confrontati a quelli del resto del Paese, ma più bassi rispetto a tutto il mondo tedesco. Svizzera, Austria e Germania. Ed è qui che paghiamo lo scotto. La differenza di stipendio è più marcata quando parliamo di forza lavoro altamente qualificata. Prendiamo un ingegnere con 5/6/7 anni di anzianità. A Monaco guadagna quasi il doppio. Ma attenzione, perché anche la casa gli costa il doppio. Meno importante la differenza di stipendio quando parliamo di lavoratori qualificati, penso ad un cuoco o ad un artigiano». Come se ne esce? «Con una riflessione - come detto - ed abbassando i prezzi delle case. Attenzione perché il problema è anche dell'altoatesino che ha casa a Merano e lavora a Brunico, oppure a Vipiteno. Anche in questo caso soffre per lo spostamento. E la questione è sempre e solo di prezzi per l'affitto o l'acquisto».
Von Walther (universitari): stipendi e casa, note dolenti
«In Austria, Germania e Svizzera gli stipendi sono più alti dei nostri». Alexander von Walther, presidente di sh.asus, l'associazione degli universitari, dice che basta pensare a quel che guadagna un medico. E poi? «Il caro affitto, il caro casa. Non finiremo mai di ripeterlo. Ma come possiamo pretendere che una giovane coppia possa pensare di costruirsi una vita se non ha ereditato. Magari resta in Alto Adige chi ha già la casa, ma agli altri, fatti due conti, non conviene. La politica deve decidere che fare. Vuole una terra solo per ricchi turisti che magari una volta in pensione tornano qui e si comprano la villa? Facciano ma poi non piangano se i giovani scappano».
Perseghin (Fiaip): «La città muore, servono 3 mila alloggi»
Il presidente provinciale della Fiaip (Federazione agenti immobiliari professionali) Carlo Perseghin parla di prezzi alti e offerta carente sia per gli affitti che per le compravendite. Il nuovo costa 4.500-5.000 euro al metro, «solo a Bolzano servono tremila alloggi, da 30 a 50 ettari di terreni. Altrimenti non se ne esce. E, soprattutto, la città rischia di morire, perché manca manodopera senza la quale le aziende non possono né sopravvivere né svilupparsi. E chi può se ne va».


