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BOLZANO. Diabete in aumento. Gli ultimi dati dell'Osservatorio epidemiologico dicono che in Alto Adige abbiamo 21.205 persone con diabete di tipo 2, 1.468 con tipo 1 (circa 200 i minori). «La patologia è molto diffusa e in progressivo aumento con la terapia in continua evoluzione. E l'ospedale non può farsi carico di tutto».
L'ha spiegato pochi giorni fa sull'Alto Adige Bruno Fattor, responsabile del Servizio di Diabetologia del San Maurizio. «É necessaria - dice Fattor - una seria revisione dell'assistenza che distribuisca meglio le competenze di territorio e della specialistica ospedaliera». Sulla questione interviene Stefano Nervo - presidente di "Diabete Italia rete associativa Odv": «La provincia di Bolzano ha bisogno di una strategia chiara, di un team unico e di linee guida condivise per garantire a ai malati cure efficaci e sicure».
In Italia la gestione del diabete ha conosciuto importanti sviluppi normativi, dalla legge 115/1987 fino al Piano nazionale per la malattia diabetica (Pnd) del 2013, approvato in Conferenza Stato-Regioni, e più recentemente con il dm77 e la legge 130/2023 sullo screening pediatrico.
«Tuttavia, la Provincia di Bolzano non ha mai recepito (unica in Italia) il piano, lasciando la gestione della patologia in condizione di frammentarietà e improvvisazione».
Le criticità del sistema
«A livello nazionale - continua Nervo - la Nota 100 dell'Aifa (Agenzia del farmaco) mira a decentralizzare la cura del diabete tipo 2, coinvolgendo in modo più diretto i medici di famiglia. In provincia, però, non esistono linee guida chiare per applicarla, né un sistema di controllo delle prescrizioni da parte di medici di famiglia e specialisti. Il tutto genera confusione e disomogeneità nel trattamento».
La buona volontà dei singoli
Esistono protocolli interni efficaci ma spesso limitati al singolo ospedale che dipendono esclusivamente dalla sensibilità e dall'impegno dei singoli professionisti. Non vi è un processo sistemico che garantisca un livello minimo uniforme di cura in tutta la provincia.
Ospedale al centro? Non va
«Il modello altoatesino - continua il presidente - è fortemente centrato sugli ospedali. Approccio funzionale alla gestione delle acuzie ma del tutto inadeguato quando si tratta di cronicità che richiedono continuità assistenziale, multidisciplinarietà e radicamento territoriale».
Screening retinopatia: non va
Più di dieci anni fa, il Comitato scientifico aveva raccomandato l'uso della fotografia retinica in tutta la provincia. «Solo Bolzano continua ad adottarla, mentre altrove si fa ancora il fundus con dilatazione pupillare, esame più invasivo e limitante. La copertura è del 30%, ma il dato è forse gonfiato da Bolzano; studi precedenti mostrano che senza fotografia retinica non si supera il 15% di copertura. Inoltre, la fotografia digitale permette l'uso dell'intelligenza artificiale per lo screening automatico, alleggerendo il lavoro degli oculisti».
Ricoveri senza diabetologi
«Nei reparti che non coinvolgono i diabetologi, l'accesso di un diabetico può diventare pericoloso. Mancano protocolli che impongano la comunicazione tra i reparti e le diabetologie, e questo può portare alla sospensione della terapia o all'uso di farmaci non adeguati. In particolare, per il tipo 1 i rischi sono elevati e documentati».
Team incompleti
Secondo il Pnd, il team diabetologico dovrebbe includere dietisti, psicologi e podologi. «In provincia, queste figure sono spesso assenti o presenti solo in modo occasionale. Inoltre, solo due centri sono in grado di gestire la tecnologia necessaria alla cura del tipo 1, ma questo non viene detto chiaramente: due dei quattro ospedali principali non sono in grado di gestire correttamente i pazienti.
Le nostre proposte in breve
«Da otto anni - dice Nervo - chiediamo la ricostituzione di un organismo tecnico-scientifico che abbia una visione d'insieme e possa guidare la riorganizzazione del sistema con approccio multidisciplinare. Si tratta in sintesi della re-istituzione del Comitato scientifico per la malattia diabetica. Proponiamo poi che tutti i diabetologi della provincia costituiscano un unico team operativo a tempo pieno, in grado di gestire uniformemente il diabete di tipo 1 e 2 su tutto il territorio. Questo team dovrebbe anche fornire supporto costante ai medici di famiglia per la gestione del tipo 2. Un modello simile è già applicato in reumatologia: perché non replicarlo anche per il diabete?
Supporto ai medici di famiglia
«Affinché la Nota 100 Aifa possa essere applicata, è necessario che i medici di famiglia siano affiancati da uno specialista e da un sistema di formazione e aggiornamento continuo».
Uno sguardo al futuro
La nuova legge 130/2023 sullo screening del diabete in età pediatrica può rappresentare uno stimolo per avviare una riforma complessiva. «Anche il dm77, con l'istituzione delle Case della Comunità, fornisce un'opportunità per ripensare la sanità territoriale. Tuttavia - chiude Nervo - manca ancora una visione progettuale su come organizzarle e renderle realmente funzionali».


