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BOLZANO. È cominciato il 2 ottobre mattina il lungo viaggio della salma di Jamila Khatun verso il Bangladesh, Paese d'origine della famiglia. Poco prima di lei sono partiti i suoi genitori, anticipandola di un giorno, per organizzare lì i suoi funerali. Al loro ritorno, tra 50 giorni, porteranno la loro terza figlia di due anni, la sorellina di Jamila che non era potuta partire a dicembre 2025. A Bolzano, invece, resta lo shock per quanto accaduto martedì mattina sul marciapiede di via Garibaldi, nei pressi di una delle porte d'ingresso del Waltherpark. Resta sotto sequestro il furgone che ha investito la piccola causandone la morte, mentre il conducente è indagato per omicidio stradale e ci si interroga su come mettere in sicurezza l'area per evitare il ripetersi di una simile tragedia.
La comunità dei bangladesi altoatesini ha chiesto con convinzione di intitolare il marciapiede della disgrazia, uno spazio abbastanza ampio da poter essere considerato una piazzetta, alla piccola Jamila e ha raccolto i circa 5.500 euro necessari per il viaggio in patria: 3.500 per la salma, altri 2mila euro per i genitori. Toccante l'iniziativa in memoria della bimba di tre anni organizzata giovedì pomeriggio sul luogo della tragedia, dove sono state lasciate decine di giocattolini, peluche e fiori. Poco dopo, presso la camera mortuaria dell'ospedale, si è svolta la cerimonia funebre con il rito musulmano.
Il viaggio per il Bangladesh è partito da Milano con scalo a Istanbul, per poi ripartire verso Dacca, capitale del Bangladesh, e infine arrivare nella provincia di Jassore, dove Jamila aveva un fratello più grande e una sorellina di due anni. La più piccola della famiglia non era partita con la mamma nel dicembre 2025 verso l'Italia perché mancavano i necessari visti. Potrà farlo a fine novembre quando i coniugi Jakir Hossain e Sayara Khatun torneranno in Italia. «La mamma non avrebbe accettato di lasciarla ancora in Bangladesh, specialmente adesso che deve reggere il peso di un simile dolore», dichiara Shahi Shahinurzaman, presidente della comunità di bangladesi dell'Alto Adige.
In via Garibaldi, invece, si allarga l'altarino, testimonianza di solidarietà alla famiglia, fatto di peluche, fiori, giocattoli o semplici frasi scritte e lasciate sotto al pannello luminoso che indica gli arrivi e le partenze dei bus che collegano la città con gli altri centri della provincia. Jamila e la madre, proprio in quel punto, martedì mattina erano in attesa del bus 201 che le avrebbe portate a Vilpiano, dove il padre gestisce un'attività commerciale. Qualche minuto dopo le 10, il Fiat Ducato guidato da un 43enne di Bolzano, dopo aver effettuato lo scarico della merce presso un'azienda medica interna alla struttura del centro commerciale, ma da esso completamente scollegata, è ripartito travolgendo la piccola e causando ferite tali da provocarne la morte. L'avvocato Nicola Nettis, nuovo legale della famiglia di Jamila, riferisce che i familiari della piccola «hanno piena fiducia nella magistratura e attendono gli esiti delle indagini».


