TRENTO. «Assieme a Messner eravamo la coppia giusta». Hans Kammerlander ripercorre le spedizioni himalayane davanti a una sala Depero gremita, oggi, 1 ottobre, al Festival dello Sport in corso a Trento. Sette Ottomila scalati con Reinhold Messner, oltre cinquanta prime ascensioni e una carriera nella quale la cima non è l’unico risultato che conta: riconoscere il limite e decidere di rinunciare fanno parte dell’esperienza.

Nato in valle Aurina, cresciuto in un maso senza acqua, Kammerlander ha cominciato con gli sci di legno e affrontato la prima scalata a otto anni. «Gli anni più pericolosi per me sono stati i primi, quando facevamo le cose senza cervello». Prima il lavoro da muratore, poi l’acquisto dell’attrezzatura, gli allenamenti e l’arrampicata: diventando guida alpina e maestro di sci, ha trasformato la passione in professione.

Le immagini delle spedizioni hanno accompagnato il ricordo delle nuove vie e delle imprese con Messner. «Allenamento e motivazione erano quasi sempre al cento per cento». Spazio anche alle discese con gli sci dall’Everest e dal Nanga Parbat, quest’ultima nel 1990. Poi i passaggi più dolorosi: gli amici scomparsi in quota, giornate rimaste impresse nella memoria e il peso delle decisioni tra proseguire e tornare indietro.

Tra alcuni mesi Kammerlander compirà settant’anni, ma continua a viaggiare e a fare trekking, dal Nepal ad altre zone del mondo, con ritmi più tranquilli. «I ricordi sono molto importanti, ma per me contano di più gli obiettivi e le nuove sfide». Nel racconto anche i progetti di solidarietà per i bambini, realizzati negli anni accanto all’attività alpinistica.