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MERANO. Lotta all’inquinamento luminoso: quanto fatto non basta, il Comune vuole essere più incisivo. Nasce così una collaborazione col Planetarium Alto Adige. Resta sullo sfondo il tema della sicurezza, o della sua perce-
zione, nel ridimensionare l’ illuminazione in città.
La progressiva installazione di led nei lampioni dell’illuminazione pubblica, processo in corso da anni con l’impegno dell’Asm e fondi comunali, oltre a permettere un risparmio ha consentito di ridurre - attraverso sistemi di regolazione – l’inquinamento luminoso. Vero? E di quanto? Impossibile a dirsi, senza rilevazioni concrete. Senza dati basati su rilevamenti scientifici con l'uso della tecnologia. Salire a Tirolo o a Marlengo nelle ore di buio per osservare di persona può servire, ma non basta il colpo d’occhio. E qui entrano in gioco i sensori, e la “smart city”. La città intelligente, vale a dire quel percorso che Merano ha intrapreso da qualche tempo.
La partnership
Nell’ambito di un progetto realizzato dal Planetarium Alto Adige e sostenuto dal Servizio gestione del verde e ambiente del Comune di Merano, è stato installato pochi giorni fa, sulla torre del palazzo municipale di via Portici, un sensore in grado di misurare il livello di inquinamento luminoso sopra il centro storico della città. L’inquinamento luminoso è il termine utilizzato per descrivere gli effetti indesiderati dell’illuminazione artificiale all’esterno, ovvero la luce che ha effetti inde-
siderati in termini di spazio, tempo o intensità al di là del puro scopo dell’illuminazione.
«Si tratta di un fenomeno forse meno noto ai più rispetto alle altre forme di inquinamento ambientale (del suolo, dell’acqua e dell’aria) che sono oggetto di preoccupazione per la qualità di vita», spiegano dall’amministrazione. Anche le emissioni luminose inquinanti però – oltre a privare le persone della possibilità di ammirare il cielo stellato di notte, hanno effetti indesiderati: sulla salute degli esseri umani, perché modificano i ritmi circadiani influenzando il ritmo sonno-veglia, e sugli ecosistemi naturali, perché disturbano sia gli animali che le piante nei loro cicli naturali (giorno/notte) e stagionali.
Consapevolezza
Spiega la vicesindaca e assessora all'ambiente Katharina Zeller: «Si tratta di una problematica della quale l'amministrazione comunale e l'Azienda servizi municipalizzati, alla quale è affidata la gestione del sistema di illumina-
zione pubblica, hanno piena consapevolezza, tant'è che opportuni provvedimenti per limitare questo fenomeno sono già stati adottati nell’ambito del programma di conversione a led dei punti luce pubblici. Al fine di disporre di informazioni scientificamente validate che ci permettano di pianificare altri, più articolati interventi per arginare questo tipo di inquinamento è stata nel frattempo anche potenziata l'attività di monitoraggio: per misurare più precisamente il
grado delle emissioni luminose inquinanti in centro città, di recente è stato installato in cima alla torre del palazzo municipale uno speciale sensore».
L'Alto Adige si illumina
L’iniziativa rientra nell’ambito del progetto di ricerca “L’Alto Adige s’illumina: misurazione, analisi e caratterizzazione dell’inquinamento luminoso nelle aree urbane”, realizzato dal Planetarium Alto Adige e soste-
nuto dal Servizio gestione del verde e ambiente del Comune di Merano. Al progetto, che interes-
sa Merano e Brunico e viene finanziato con il fondo di ricerca dell’Azienda Musei provinciali, lavorano l’astrofisica e collaboratrice del Planetarium Sabrina Bernhard e l’astrofisico nonché
direttore del Museo di Scienze Naturali dell’Alto Adige David Gruber.
I privati
L’obiettivo è quello di verificare, nelle due città prescelte, quale sia la quota dell’illuminazione pubblica rispetto all’inquina-
mento luminoso totale. Inoltre, sarà condotto uno studio per scoprire quali fonti luminose private sono responsabili della quota non pubblica dell’inquinamento luminoso totale nei due centri urbani. Le misurazioni si pro-
trarranno fino alla fine del 2025.


