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BOLZANO. I dati pubblicati dall'Ispettorato nazionale del Lavoro sulle dimissioni e le risoluzioni consensuali delle lavoratrici madri e dei lavoratori padri entro il primo anno di vita del figlio «sono indicatori, ancora una volta, di una situazione allarmante: il lavoro famigliare, anche inteso come attività di cura di componenti della famiglia, pesa per lo più sulle spalle delle madri e troppo spesso questo diventa un criterio di esclusione dal mercato del lavoro».
Lo afferma la Consigliera di parità, Michela Morandini. Questa situazione, aggiunge Morandini, ha «conseguenze fatali per le donne: la mancanza di contributi pensionistici, la dipendenza economica, la crescente esclusione dal mercato del lavoro è il pesante prezzo che molte devono pagare».
Anche in provincia di Bolzano, segnala una nota, il numero è in costante crescita: se nel 2012 furono 619 le giovani madri e 20 i padri, nel 2019 il numero è salito a 847 madri e 225 padri. «Anche in questo caso, la ragione maggiormente addotta dalle donne è l'inconciliabilità; gli uomini hanno invece citato più spesso un cambio aziendale». «La politica di parità deve insistere su interventi e misure che rompano gli stereotipi di genere dominanti. Si deve lavorare in primis sulle cause di questa disparità», conclude Morandini.


