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BOLZANO. Sessant'anni e non sentirli. Li ha festeggiati ieri la Croce Bianca altoatesina, fondata ufficialmente il 10 agosto 1965 con la firma dell'atto costitutivo. Una realtà in ottima salute, che si fonda su valori come volontariato, solidarietà e aiuto al prossimo: gli stessi che fanno parte del DNA della terra altoatesina.
La celebrazione solenne si è svolta nella chiesa parrocchiale di Gries, dove padre Michael Mitterhofer ha celebrato la santa messa davanti a membri, partner, amici della Croce Bianca e numerosi cittadini. È stata anche l'occasione per benedire due nuovi mezzi entrati a far parte del parco macchine dell'associazione. Presenti persone che hanno dedicato la propria vita all'associazione, seguendone il percorso e contribuendo in modo fondamentale alla sua crescita.
C'erano Karl Platter, il primo volontario, Karl Kofler, anche lui tra i pionieri, e Norbert Eccli, che ha indossato la divisa della Croce Bianca già a 17 anni, nel 1973, mentre frequentava le scuole superiori.
«Cinquantadue anni di volontariato e cinque milioni di chilometri percorsi - racconta Eccli con giustificato orgoglio -. Ho iniziato come volontario, poi ho svolto il servizio militare a Roma nei vigili del fuoco. Successivamente sono stato dipendente a Merano e, essendo ragioniere, ho lavorato in banca. Ho percorso tanti chilometri in Italia, ma anche in Ungheria, Danimarca e molti altri Paesi. In Croce Bianca ho fatto parte del consiglio di amministrazione e mi sono occupato anche del parco macchine. In questi decenni c'è stata una vera rivoluzione in questo ambito e ora guardiamo ai droni».
Il momento più difficile in oltre mezzo secolo di servizio? «Purtroppo ce ne sono stati diversi - prosegue - ma credo che l'episodio più toccante sia stata la catastrofe di Stava: qualcosa di davvero impressionante. All'epoca non esisteva l'assistenza spirituale e questo ha reso ancora più difficile affrontare quell'immane tragedia. È stato un momento terribile. Anche oggi - prosegue - attraversiamo un periodo pesante: in poche settimane abbiamo perso volontari in incidenti mortali sulla strada, l'ultimo in Toscana, pochi giorni fa. E poi non dimentichiamo il Covid, che ha profondamente cambiato le persone: ora sono frequenti anche le aggressioni contro di noi».
«Da sessant'anni la Croce Bianca vive di volontariato - ha dichiarato il presidente Alexander Schmid - e i volontari, così come i dipendenti che lavorano 24 ore su 24, 365 giorni all'anno, sono fondamentali per la popolazione altoatesina e per il nostro territorio. Oggi qui sono presenti persone che fanno parte della Croce Bianca da cinquanta o sessant'anni: sono protagonisti di una grande storia ed esempio per i giovani»
.«I soci fondatori - spiega il direttore Ivo Bonamico - hanno basato tutto su tre pilastri: un servizio di soccorso capillare, il lavoro dei volontari e il forte sostegno della popolazione altoatesina. Guardando indietro, possiamo dire di aver raggiunto questi obiettivi: oggi abbiamo 32 sedi in provincia, 4.200 volontari e 145.000 soci sostenitori. È la prova concreta che il sostegno della popolazione c'è. Il volontariato è radicato nella cultura altoatesina: tante persone fanno anche parte del Soccorso alpino, della Croce Rossa e dei vigili del fuoco. Questo è il frutto di un grande lavoro di rete tra tutte queste realtà».Sessant'anni portati benissimo, direttore.
«Sì - sorride Bonamico -. Per me è un grande onore essere qui, ma dobbiamo sempre guardare avanti per migliorarci. Le sfide che ci attendono sono soprattutto qualitative: garantire un servizio di eccellenza, curare la formazione del personale, allestire al meglio i nostri mezzi e lavorare sulla motivazione dei collaboratori. È un mix che va costantemente perfezionato».Sono molti i giovani che scelgono la Croce Bianca per fare volontariato.
«I giovani ci sono - conferma Bonamico - e abbiamo grande rispetto per ciò che fanno. Conduciamo spesso indagini interne per comprendere le esigenze delle diverse generazioni e cerchiamo di soddisfarle. Il volontariato non può essere affrontato in astratto: serve una struttura che segua il volontario, lo accompagni e gli dia il sostegno necessario, lasciandogli anche spazi di libertà in cui esprimersi. La cosa che più apprezza un volontario è la gratitudine».


