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BOLZANO. Chi l'avrebbe detto che tra l'inno sovietico e i Village People potesse esserci un filo musicale? A tirarlo fuori dal cilindro è il professor Giacomo Fornari. L'ex direttore del Conservatorio ora è anche rodato "tiktoker": in poco più di un minuto porta i suoi follower dall'inno proletario con l'impronta di Stalin fino a "Go West", uno dei tormentoni più riconoscibili della storia del pop.
Una somiglianza tutt'altro che casuale, dietro la quale si nasconde un curioso gioco di citazioni e significati. Morale? Anche una canzone da discoteca può avere radici decisamente insospettabili. Risultato: il suo video postato sul social cinese ha ottenuto 91 mila visualizzazioni, 5.600 mi piace e centinaia di commenti. Apparentemente una svolta pop quella di Fornari (che per la foto del suo profilo @giacomofornari3 ha scelto un'immagine di Mozart che fa l'occhiolino), ma chi conosce il professore sa che è un abile comunicatore, capace di spaziare dalla musica colta a quella che una volta si chiamava "leggera".
«Ora - dice - invece di farlo solo in convegni o conferenze, uso anche i social. Un nuovo strumento a disposizione, ma l'obiettivo è sempre quello: far conoscere la musica». Mozart in primis, di cui è un dei più grandi esperi italiani. Mozart è suo "fratello". Se lo è tenuto vicino fin da piccolo, Giacomo Fornari. E adesso che è diventato grande, succede che la sua è la più fornita biblioteca mozartiana d'Italia. «L'ho a casa e ogni tanto mi dico che se esiste l'amore è qui» dice, mentre sorride a Emma, sua moglie, la quale, per inciso, insegna anche lei musica.
Fornari è stato direttore del Conservatorio. Che è un po' come essere rettore di una università, vista la nuova legge di - lenta - equiparazione. Sul Monteverdi, che ha passato stagioni di degrado molto visibile e che adesso è in fase di riqualificazione non troppo accelerata, ha una sua idea: «Bene i lavori, giusto che questo enorme edificio sia messo in condizioni di rendere meglio ma dico questo: Bolzano deve e può pensare ad altro». Intende, il docente che è tornato alla sua cattedra di drammaturgia musicale, che serve un nuovo Conservatorio per quella che è la "città della musica" di fresca investitura, molto più esteso e pensato ad initio per le nuove funzioni di una struttura 4.0.
«Anche per via del fatto che i suoli studenti - insiste - non dovrebbero più trovare sale e appoggi per il loro lavoro in via Druso o a Gries». Bolzano, tra Busoni e Haydn, per dirne una dovrebbe - o avrebbe dovuto - pensare ad un suo conservatorio come ha fatto per il Museion: un edificio "pensato". Lasciando il vecchio Monteverdi alla storia, dunque preservandolo, arricchendolo, facendone luogo di memoria architettonica ma puntando ad una città che diventi snodo ambito della geografia musicologica europea. Giacomo Fornari è abituato a dire quello pensa. E a pensare un po' in grande. È nato a Brescia, ha frequentato uno dei più prestigiosi Classici del Paese, l'Arnaldo da Brescia, ha fatto studi accademici e dottorati a Pavia, Essen, Heidelberg, Tubinga, vissuto sul Garda, a Toscolano, finché l'amore non lo ha condotto a Bressanone. E lì è iniziata la sua avventura, ancora molto giovane, altoatesina.
Perché Mozart?
Perché ci si innamora? Succede.
E quando è successo?
Sempre amato fin da ragazzino ma una delle rivelazioni è stato vedere l'"Amadeus" di Milos Forman.
Un capolavoro?
Non solo. Lì viene fuori quello che più mi ha sempre attratto di Mozart.
Sarebbe?
L'allegria, l'assenza di seriosità. Tipo Verdi o Wagner, grandissimi ma che si prendono molto sul serio.
Lui no?
Mai. Mi ha sempre attratto sul piano umano oltre che, naturalmente, su quello musicale. Dove è probabilmente il più grande. Ma è il resto che mi ha subito rapito.
Qualche altro esempio di allegria geniale?
Beh, Rossini.
Perchè si godeva la vita?
Eccome. Ma Mozart tiene insieme tutta la cultura illuministica e la condisce con un cattolicesimo altrettanto profondo.
E il Mozart massone, è nello stesso filone?
La massoneria, come l'Illuminismo aveva rapito le menti più aperte dell'epoca. E anche oggi quando lo si ascolta, si gode di questa straordinaria inclusione di passioni, di razionalità e fede.
La parola giunta per Mozart?
Appunto: inclusivo. Parola molto contemporanea di questi tempi.
Avrà letto infiniti libri su di suoi?
Infiniti no, ma tanti sì.
Al punto?
Penso di avere una delle biblioteche mozartiane più complete d'Italia.
La più completa?
Probabile.
Perchè Bolzano?
Bolzano e l'Alto Adige, meglio. Perchè ho conosciuto Emma. Che poi è diventata mia moglie.
Partendo da?
Dal Garda, Toscolano. E poi finendo da lei, a Bressanone.
Era attratto da Bolzano?
Come non avrei potuto. Stava dicendo le sue straordinarie stagioni musicali.
Quelle avviate da Renzo Caramaschi?
Quelle. Dove avrei potuto vedere Claudio Abbado, tutti quegli straordinari interpreti europei, e poi star vicino alla Haydn, godermi il Busoni?
Cursus honorum precedente?
Dall'università di Pavia, a Essen, Heidelberg, Tubinga facendo dottorati e concorsi. Poi ho sentito di quello del Conservatorio.
E qui come ha iniziato?
Conservatore della biblioteca. Per poi sfruttare la mia formazione di musicologo con la cattedra in drammaturgia musicale.
Come si diventa, come ha fatto lei, direttori del Monteverdi?
Attraverso un voto collegiale. È il bello del Conservatorio, il quale, come certe università eleggono il proprio direttore esprimendo il voto degli altri docenti.
Molto democratico.
Giusto direi. Perché il direttore, con la nuova equiparazione accademica dei conservatori, è un vero e proprio rettore.
Come si è arrivati allo stato di degrado che ha afflitto il Monteverdi per anni?
Per colpe diffuse. Anche per normative che si incrociavano, competenze sovrapposte e via così. Diventerà un ateneo e probabilmente questa sua posizione ibrida ha contato.
Ma, e questo è fuori di dubbio, ci sono stati forti ritardi nei lavori di riqualificazione, no?
Probabile. Ma l'importante è che ora siano iniziati e che vi sia un chiaro cronoprogramma, dalla sala Michelangeli al resto. Speriamo.
Basterà?
Per me no.
In che senso?
Lavorandoci per anni è evidente che una struttura di questa potenza anche come dimensionamento, la quantità di alunni, la qualità dell'insegnamento, le mutate esigenze anche di accoglienza di chi lo frequenta, Bolzano ha bisogno di altro.
Altro che sarebbe?
Un nuovo, grande Conservatorio, al passo con le presenze qui, dalla Haydn al Busoni, alla necessità di avere spazi per lo studio, le prove, i concerti.
Un edificio pensato per la musica?
Certo, ex novo. Come è stato il Museion per l'arte. Ma più grande…
Quando arriverà a Bolzano, a proposito di Mozart, il "Flauto magico"?
È già arrivato un po' di tempo fa per merito della Haydn. Ma una vera stagione lirica questa città la merita.
In casa che dicono?
Emma Mitterrutzner, mia moglie, mi sta vicino non foss'altro perché anche lei insegna musica, alle medie.
Figli?
Due, Anne Sophie e Maximilian. Appena posso - chiude Giacomo Fornari - me li trascino nei luoghi mozartiani...


