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Laives. Ex calciatore della nazionale croata di calcio, a 19 anni scappa dalla ex Jugoslavia che lo voleva in guerra contro i suoi fratelli, Dragutin Dodorevic, ma per tutti Drago, da quasi 20 anni gestisce il Bar Galvani in zona industriale a Bolzano e alle prossime amministrative del 20 settembre ha deciso di candidarsi nelle file di Uniti per Laives a sostegno del candidato sindaco Bianchi: «Un amico che mi ha convinto a provare questa nuova esperienza».
Drago, giovinezza in Croazia maturità in Italia, ecco, ci spiega cosa faceva prima di arrivare a Bolzano?
Sono nato in Croazia, da ragazzo giocavo a calcio nell’Hnk Rijeka, squadra della seria A jugoslava e allo stesso tempo studiavo per diventate perito navale. Poi, è arrivato quel maledetto 27 giugno 1991.
Ci spiega come cambiò la sua vita?
All'improvviso, i ragazzi della mia generazione hanno perso la gioventù e in una notte abbiamo dovuto diventare uomini, quando avevamo solo 19 anni. Le avvisaglie di quello che sarebbe accaduto erano nell'aria, solo che essendo poco più che un ragazzo avevo minimizzato e non ci pensavo. In una nazione che sembrava unita, hanno iniziato a succedere cose impensabili fino ad allora.
Lei cosa decise di fare?
Dal marzo 1991 svolgevo il servizio militare, esattamente quando la Jugoslavia ha iniziato a sfasciarsi e in quella notte dalla Slovenia mi hanno mandato in Bosnia. Quella contro i miei amici non sarebbe mai stata la mia guerra e ho disertato.
Quindi, il suo arrivo in Italia?
Si, perché mio padre lavorava ad Egna già dal 1989. Sono scappato dalla mia terra e arrivato in macchina in Italia. Non avevo documenti, volevo solo evitare il fronte, poi nel 1992 sono tornato a casa, in Croazia, e dal 1994 sono arrivati i documenti che mi hanno permesso di stabilirmi in Italia.
Come sono stati i primi periodi?
Ho iniziato a lavorare in un distributore di benzina quando non sapevo nemmeno una parola di italiano. Mi hanno dato la tuta Agip e nel giro di pochi minuti, ho iniziato la mia carriera lavorativa in Italia. Quel giorno, sono tornato a casa la sera, non esistevano i cellulari e mio padre si era preoccupato perché non sapeva dove fossi, ma io avevo iniziato a lavorare.
Con rabbia o emozione?
Mi mancava la mia terra, ma volevo mettercela tutta per farcela anche qui. Ricordo le 14 mila lire di mancia al primo giorno di lavoro, poi il diploma di fitness a Milano, l'insegnamento a Egna in una palestra, mentre di pomeriggio lavoravo. Vivevo in un container sotto al distributore, dormendo su un materasso di paglia.
Lei è stato anche modello, giusto?
Mi affascinava il mondo della moda, ho partecipato al concorso per il più bello d'Italia, vincendo la selezione altoatesina. Dopo questa esperienza, ho fatto tanti lavori nel settore, anche per aziende conosciute, ad esempio come testimonial per Diego Dalla Palma.
E la sua passione per la politica e per la geopolitica?
Ce l’avevo già in Jugoslavia, dove eravamo indottrinati, mentre io volevo andare oltre alla ideologia di Stato. L'influenza del blocco sovietico si faceva sentire anche a livello dei modelli educativi e per me era interessante capire cosa ci fosse oltre a questo. Da calciatore giravo molto, avendo modo di vedere altre realtà. Ha aiutato il fatto che noi comunque eravamo un paese non schierato, né con la Nato né con l'Unione Sovietica.
Dalla politica in Jugoslavia a quella italiana grazie a?
In Jugoslavia sentivo parlare di due giudici italiani, Falcone e Borsellino, due figure importanti della mai infanzia: anni fa sono stato in Sicilia a rendere omaggio a entrambi. Ammiro politici come Pertini, un presidente del quale sentivo parlare già in Jugoslavia, capace come era di comunicare al punto di raggiungere il cuore di un calciatore croato.
Poi, c'è il capitolo bar: lei gestisce il Bar Galvani.
Tutto per la mia voglia di stare in mezzo alla gente. Sembra un lavoro semplice, ordinario, quotidiano, ma in realtà significa ascoltare ogni giorno le storie della gente, anzi, esserci nelle loro storie, assorbire i loro umori.
Senta, lei è famoso per un motto “social”. Ce lo ricorda?
Sì, “Lavoro sempre”, perché lavoro con quella passione e con l’entusiasmo che adesso vorrei mettere a servizio dei cittadini di Laives.
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Drago, giovinezza in Croazia maturità in Italia, ecco, ci spiega cosa faceva prima di arrivare a Bolzano?
Sono nato in Croazia, da ragazzo giocavo a calcio nell’Hnk Rijeka, squadra della seria A jugoslava e allo stesso tempo studiavo per diventate perito navale. Poi, è arrivato quel maledetto 27 giugno 1991.
Ci spiega come cambiò la sua vita?
All'improvviso, i ragazzi della mia generazione hanno perso la gioventù e in una notte abbiamo dovuto diventare uomini, quando avevamo solo 19 anni. Le avvisaglie di quello che sarebbe accaduto erano nell'aria, solo che essendo poco più che un ragazzo avevo minimizzato e non ci pensavo. In una nazione che sembrava unita, hanno iniziato a succedere cose impensabili fino ad allora.
Lei cosa decise di fare?
Dal marzo 1991 svolgevo il servizio militare, esattamente quando la Jugoslavia ha iniziato a sfasciarsi e in quella notte dalla Slovenia mi hanno mandato in Bosnia. Quella contro i miei amici non sarebbe mai stata la mia guerra e ho disertato.
Quindi, il suo arrivo in Italia?
Si, perché mio padre lavorava ad Egna già dal 1989. Sono scappato dalla mia terra e arrivato in macchina in Italia. Non avevo documenti, volevo solo evitare il fronte, poi nel 1992 sono tornato a casa, in Croazia, e dal 1994 sono arrivati i documenti che mi hanno permesso di stabilirmi in Italia.
Come sono stati i primi periodi?
Ho iniziato a lavorare in un distributore di benzina quando non sapevo nemmeno una parola di italiano. Mi hanno dato la tuta Agip e nel giro di pochi minuti, ho iniziato la mia carriera lavorativa in Italia. Quel giorno, sono tornato a casa la sera, non esistevano i cellulari e mio padre si era preoccupato perché non sapeva dove fossi, ma io avevo iniziato a lavorare.
Con rabbia o emozione?
Mi mancava la mia terra, ma volevo mettercela tutta per farcela anche qui. Ricordo le 14 mila lire di mancia al primo giorno di lavoro, poi il diploma di fitness a Milano, l'insegnamento a Egna in una palestra, mentre di pomeriggio lavoravo. Vivevo in un container sotto al distributore, dormendo su un materasso di paglia.
Lei è stato anche modello, giusto?
Mi affascinava il mondo della moda, ho partecipato al concorso per il più bello d'Italia, vincendo la selezione altoatesina. Dopo questa esperienza, ho fatto tanti lavori nel settore, anche per aziende conosciute, ad esempio come testimonial per Diego Dalla Palma.
E la sua passione per la politica e per la geopolitica?
Ce l’avevo già in Jugoslavia, dove eravamo indottrinati, mentre io volevo andare oltre alla ideologia di Stato. L'influenza del blocco sovietico si faceva sentire anche a livello dei modelli educativi e per me era interessante capire cosa ci fosse oltre a questo. Da calciatore giravo molto, avendo modo di vedere altre realtà. Ha aiutato il fatto che noi comunque eravamo un paese non schierato, né con la Nato né con l'Unione Sovietica.
Dalla politica in Jugoslavia a quella italiana grazie a?
In Jugoslavia sentivo parlare di due giudici italiani, Falcone e Borsellino, due figure importanti della mai infanzia: anni fa sono stato in Sicilia a rendere omaggio a entrambi. Ammiro politici come Pertini, un presidente del quale sentivo parlare già in Jugoslavia, capace come era di comunicare al punto di raggiungere il cuore di un calciatore croato.
Poi, c'è il capitolo bar: lei gestisce il Bar Galvani.
Tutto per la mia voglia di stare in mezzo alla gente. Sembra un lavoro semplice, ordinario, quotidiano, ma in realtà significa ascoltare ogni giorno le storie della gente, anzi, esserci nelle loro storie, assorbire i loro umori.
Senta, lei è famoso per un motto “social”. Ce lo ricorda?
Sì, “Lavoro sempre”, perché lavoro con quella passione e con l’entusiasmo che adesso vorrei mettere a servizio dei cittadini di Laives.
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