Laives. Il consiglio comunale, convocato per il 2 luglio, tra le altre cose metterà ai voti il baratto amministrativo, primo esempio in provincia di applicazione della legge “sblocca Italia” voluta ancora dal governo Renzi. Daniele Galler, consigliere di Uniti nell’Ulivo, ritiene che «il regolamento non troverà, allo stato attuale, nessuna – o meglio pochissime – realtà applicative».

Galler sottolinea come «solamente le tasse di occupazione del suolo pubblico e quelle sulle pubblicità e sulle pubbliche affissioni siano quelle soggette all’applicazione del baratto. Né Imu né addizionale Irpef sono coinvolte nello scambio, e nonostante i buoni rapporti tra la giunta comunale e quella di palazzo Widmann, chiamata a pronunciarsi sulla loro applicabilità, tutto tace. Fa poi sorridere che un cittadino chiamato a barattare 100 euro di imposte con 20 ore di lavoro per la Giardineria dovrà, secondo il regolamento, lavorarne altre 20 per pagarsi i dispositivi di protezione individuali obbligatori, di un costo ipotetico di 100 euro (scarpe, guanti, occhiali e così via). Che sia la voglia di essere i primi in provincia ad adottare l’articolo 24 del decreto legge 133/2014, oppure la necessità di rispettare i punti che il M5s ha messo quali dazio all’appoggio esterno alla giunta Bianchi, a far perdere di vista i limiti e l’attuale immaturità del regolamento? Peccato, una bella legge che potrebbe essere strumento concreto di aiuto ai cittadini in difficoltà, adottata di fretta e senza reale applicabilità, mi fa pensare più a uno strumento elettorale che a un ausilio alla comunità».

Spiega a sua volta il consigliere Paolo Castelli (M5s) che con i colleghi aveva proposto al Comune ancora quattro anni fa l’adozione del baratto amministrativo: «Non è possibile estendere il baratto a Imu e addizionale Irpef, perché sono imposte provinciali e la Corte dei Conti lo contesterebbe immediatamente. Ancora a gennaio abbiamo chiesto alla Provincia di poter estendere il baratto alle due imposte e stiamo attendendo una risposta. Quanto ai costi per i cittadini impiegati, il Comune si assumerà l’onere relativo all’assicurazione, mentre l’acquisto dei dispositivi di protezione dovranno pagarlo loro. Quello che però conta maggiormente è che finalmente abbiamo iniziato davvero». B.C.