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caldaro. «Prima dell’incidente, quando facevo qualcosa di potenzialmente pericoloso, ero convinto che non mi sarebbe potuto succedere nulla di grave. Ora, invece, prima di fare qualsiasi cosa, ci penso due o anche tre volte». A parlare è Matteo Ferranti, ventiduenne carrozziere di Caldaro, miracolosamente sopravvissuto a un pauroso incidente il 24 novembre scorso. Dello schianto, avvenuto attorno alle 10 di quel sabato mattina, tra Appiano e Bolzano, poco lontano dal Pillhof, Matteo non ricorda assolutamente nulla. «Proprio così, in quel momento, il mio cervello s’è spento. Ero al volante della mia Seat Leon – racconta il giovane – e testimoni hanno detto che avevo iniziato un sorpasso, ma la parte posteriore della macchina ha all’improvviso perso aderenza. E così, dopo una paurosa sbandata, prima s’è messa di traverso, poi è finita contro un edificio con centralina dell’elettricità, duistruggendola». Una paurosa carambola, la vettura è distrutta e Matteo viene estratto in gravissime condizioni: ha riportato un grave trauma cranico, il polmone sinistro è collassato e ha una clavicola a pezzi. «Sono rimasto una settimana in terapia intensiva – spiega il ventiduenne - e poi una settimana in ortopedia. Poi, una volta tornato a casa, ho cominciato la lenta riabilitazione. E non è stato facile perché, all’inizio, anche attraversare la strada sulle strisce pedonali era un’impresa dato che i colpi alla testa avevano lasciato dei traumi importanti». Ma Matteo è giovane, forte e determinato a riprendersi la sua vita. Una vita nuova. «Ho chiesto a mio padre di portare allo sfasciacarrozze ciò che era rimasto della macchina, perché non volevo più vederla e, dal 18 febbraio scorso, sono tornato al mio lavoro». Al lavoro nella carrozzeria di Sinigo, dov’era diretto anche quel 24 novembre, non per lavoro, ma solo per salutare e fare quattro chiacchiere con il datore di lavoro. «Stare a casa senza far nulla mi faceva impazzire. Cos’ho imparato da quanto accaduto? Sono felice di non aver coinvolto altre persone e, per il resto, credo di essere maturato molto. Almeno di dieci anni». P.T.


