LAIVES. «Abbiamo appena avviato un'indagine conoscitiva interna per capire come si sia arrivati ad un disguido del genere. Sono episodi che non dovrebbero mai accadere e per questo rivolgo le mie scuse alla famiglia coinvolta». Ci mette la faccia Antonio Cantoro, assessore del Comune di Laives con delega ai servizi cimiteriali.

Anche lui, guardando le immagini della famiglia "costretta" a calare la bara di un familiare nella fossa, è rimasto allibito. Tutto nasce perché la ditta incaricata dal Comune non si sarebbe presentata per la tumulazione. Alla base ci sarebbe una mail ignorata per sbaglio.

La segnalazione è partita dalla figlia Cinzia: «Credevamo di arrivare al cimitero - ha spiegato - e vedere la nostra tomba di famiglia già aperta e preparata con l'argano per l'introduzione. Invece, al posto del rinfresco organizzato per pranzo, ci siamo trovati sotto il sole cocente a partecipare alle operazioni di sepoltura. Senza gli strumenti adeguati e con la paura che la bara cadesse».

Nel video si vedono alcuni parenti reggere una corda rossa, che è stata legata al feretro nella parte anteriore e posteriore. La bara, con molta fatica, è stata portata nella fossa da un dipendente della ditta, che però era privo degli strumenti adeguati. Come si vede nel video, un giardiniere è dovuto "scendere di sotto" per aiutare a spingere il feretro dentro il loculo. Lo stesso giardiniere, nel tentativo di calarsi, è caduto mancando un appiglio. Inesistenti le misure di sicurezza.

«Quanto accaduto domenica al cimitero di Laives lascia senza parole - ha commentato l'assessore provinciale Christian Bianchi -. Una famiglia costretta a tumulare il proprio defunto "in proprio" perché assente la ditta incaricata dal comune di eseguire queste operazioni. Ma siamo impazziti? Aldilà che il Comune spero apra una indagine molto seria su quanto accaduto, e che l'assessore competente valuti se rimettere il suo mandato, è inaudito, inaccettabile, disumano, quanto accaduto».

L'assessore Cantoro ci tiene a fare delle precisazioni: «Da quello che mi è stato riportato - dice - un membro della ditta incaricata ha partecipato all'operazione assieme a due operai. Anche se loro, ovviamente, non dovevano procedere a quel tipo di lavoro. La cosa migliore da fare era rimandare la tumulazione affinché la ditta potesse organizzarsi. Ora non resta che stendere un velo pietoso. C'è stata un'evidente mancanza di comunicazione da parte di chi doveva leggere le mail».