LAIVES. È un bilancio in chiaroscuro (e anzi, con più ombre che luci) quello che traccia Dino Gagliardini, capogruppo del Partito democratico nel consiglio comunale di Laives, circa l'operato della maggioranza che fa capo al sindaco Giovanni Seppi, giunto ormai quasi a metà legislatura. Letta l'intervista del sindaco, Gagliardini interviene sui temi caldi che interessano la città, tra la nuova piazza, il Metrobus e i progetti edilizi, ma anche sui servizi e sul rapporto tra la maggioranza e l'opposizione con il suo ruolo di controllo. E se il sindaco afferma che qualcuno forse si aspettava di più, ma che i risultati ottenuti sono evidenti, il consigliere dem replica così: «Prendiamo sul serio questa affermazione: analizziamo i risultati e distinguiamoli per responsabilità, tempi e stato di attuazione. Seppi conosce l'amministrazione e l'urbanistica di Laives da più di vent'anni: prima dall'interno della struttura comunale, poi come assessore all'urbanistica, vicesindaco e oggi sindaco. Molte opere arrivate a compimento hanno attraversato amministrazioni diverse delle quali lui ha fatto parte».

L'esempio più evidente?

La nuova piazza. È un'opera importante e sarebbe insensato negarne il valore e la capacità di aggregare le persone. È un risultato della continuità amministrativa, che è un valore. Va bene rivendicarla come risultato, ma quella stessa continuità impone di analizzare altrettanto bene le questioni rimaste aperte.

Eccone una: il ciclodromo. Il regolamento sarà discusso in Consiglio la settimana prossima.

Il ciclodromo ha fatto emergere una grossa magagna: la differenza tra opera conclusa e servizio funzionante. Inaugurato nel settembre 2025, è ancora chiuso. Tagliare un nastro certifica la conclusione di un cantiere, non necessariamente il raggiungimento di un risultato.

Occorre poi distinguere le opere comunali dalle infrastrutture realizzate da altri enti. Gallerie e stazione di San Giacomo possono incidere sulla qualità della vita e il Comune le ha sostenute e sollecitate, ma questo non coincide con la titolarità dell'intervento. Il Metrobus appartiene invece ancora alla programmazione futura: è un progetto rilevante, ma caratteristiche, costi, tempi e conseguenze sulla mobilità devono ancora essere definiti.

Il Metrobus ci porta a via Kennedy. Della sua riqualificazione si parla da decenni: qual è la situazione?

Il documento di fattibilità ha attraversato amministrazioni diverse ed è arrivato all'approvazione dopo un concorso di progettazione. Tuttavia, il procedimento è stato abbandonato: sono passati anni e via Kennedy è ancora lì che aspetta. Nel frattempo il commercio di vicinato si è indebolito e le vetrine vuote sono diventate particolarmente visibili proprio lungo la strada più frequentata di Laives. Seppi ricorda la propria contrarietà alla superficie commerciale prevista con la "Cittadella dello sport" per tutelare i negozi locali. Quella superficie non è stata costruita, la Cittadella nemmeno e molti negozi sono comunque scomparsi. Ciò non dimostra che la Cittadella li avrebbe salvati. Dimostra però che impedire una trasformazione non costituisce, da solo, una politica commerciale.

Quali risultati concreti ha prodotto finora la politica per il commercio di prossimità?

È una domanda ineludibile. Il commercio non si tutela solo limitando nuova concorrenza. Ed è qui che piazza e via Kennedy diventano parti dello stesso obiettivo. La nuova piazza può essere il cuore del centro, ma non può essere l'intero organismo. Laives aveva costruito negli anni una propria vita cittadina anche disponendo di spazi più modesti, con manifestazioni diffuse, giovedì e venerdì lunghi e iniziative capaci di coinvolgere via Kennedy, via Pietralba e le attività commerciali. La nuova piazza dovrebbe aumentare questa capacità, non sostituirla. Una piazza piena durante un evento è un successo dell'evento, ma il risultato urbanistico si misura giorno dopo giorno.

Sulla proposta "Renneria" il sindaco invita a valutare l'impatto di nuovi abitanti su infrastrutture e servizi.

È un criterio corretto e condivisibile. Ma la domanda riguarda anche ciò che è già accaduto. Per anni Seppi ha avuto responsabilità amministrative, anche direttamente in materia urbanistica. Se oggi il criterio è verificare preventivamente l'impatto su viabilità, scuole, acquedotti, mobilità, parcheggi e servizi, lo stesso criterio deve valere per la crescita già autorizzata e realizzata. Alla crescita residenziale di Laives ha corrisposto, con gli stessi tempi, un adeguamento delle infrastrutture e dei servizi? In parte sì e in parte no.

Al di là delle grandi opere, la vita in città è fatta anche di servizi. Seppi vuole investire: per come stanno le cose oggi, qual è il suo punto di vista?

Pulizia, decoro, rifiuti, manutenzioni, rete idrica, traffico, servizi e scuole sono difficili da raccontare attraverso i rendering e impossibili da rinviare alla prossima grande opera. Qui il bilancio si fa decisamente più critico. E fare quadrato davanti alle critiche, come dice Seppi, può essere una risposta politica: non è un indicatore di efficienza amministrativa.

Non sosteniamo che in questi due anni non sia stato fatto nulla. Sarebbe inesatto. Il bilancio politico ha luci, ma ancora troppe ombre. Proprio per questo occorre distinguere ciò che è realizzato da ciò che deve ancora funzionare, ciò che realizza il Comune da ciò che fanno altri enti, ciò che esiste da ciò che è ancora futuro. E, soprattutto, ciò che è cambiato da ciò che Laives continua ad attendere. S.M.