PHOTO
Laives. Ieri anche le estetiste hanno potuto riprendere l’attività lavorativa. Le quattro titolari di altrettanti centri estetici di Laives però hanno preferito tenerli chiusi, non essendoci ancora la necessaria chiarezza in merito ai comportamenti da tenere per tutelare la salute loro e dei clienti. «Manca un protocollo chiaro e preciso che stabilisca dettagliatamente come e cosa fare alla riapertura, quindi riapriremo lunedì prossimo, il 18 maggio», dicono Lisa Marchelli, Simona Bernardi, Daniela Mazzurco e Laura Lotti, titolari dei centri estetici “Infinity”, “Estetica salus”, “Beauty Time” e “Desideri di Benessere”.
I dubbi rimangono, ad esempio riguardo all’Inail e alle responsabilità nel caso in cui dovessero verificarsi infortuni o anche contagi. «Il problema attualmente è relativo al codice Ateco – dicono le estetiste, che sono fra le ultime a poter riaprire i loro esercizi – perché non sono chiare le responsabilità nostre e nei confronti dei clienti. Anche noi eravamo pronte per riaprire dopo due mesi di chiusura e, come si può immaginare, è anche tanta la voglia di farlo. Però, in coscienza, non ce la sentiamo di farlo a queste condizioni di incertezza normativa, perciò abbiamo deciso unanimemente di rimanere chiuse ancora questa settimana. Con questa dose di confusione, senza linee guida chiare e inequivocabili, il rischio è che chi invece ha deciso di aprire possa anche essere fuori norma, quindi rischiare problemi e sanzioni».
A proposito, la legge provinciale emanata qualche giorno fa indica le “misure specifiche per parrucchieri, estetisti e assimilati”. Si parla dell’applicazione della regola 1/10 (un cliente ogni 10 metri quadri di superficie) a tutti i locali e i saloni, a eccezione di quelli con una superficie inferiore a 20 metri quadrati, tenendo conto solo del numero dei clienti. Dove il prestatore del servizio (in questo caso l’estetista) e il cliente si trovino a distanza ravvicinata, meno di un metro, per un prolungato periodo di tempo, il prestatore di servizio deve indossare una mascherina di tipo FFP2 senza valvola o equivalente, mentre il cliente a sua volta deve indossare una protezione delle vie respiratorie. È anche obbligatorio il controllo della temperatura corporea del personale e dei clienti prima di fornire il servizio. Infine, il personale e il cliente devono usare guanti usa e getta.
Queste indicazioni contenute nella legge provinciale sono considerate però lacunose e si spera in un protocollo più dettagliato per quanto riguarda la categoria. C’è confusione sulle norme (statali e provinciali) da applicare: «Di fatto si scaricano le responsabilità per eventuali problemi legati al lavoro sulle titolari dei centri estetici e di parrucchiera». Di fronte a questo, con senso di responsabilità verso i clienti e verso se stesse, le titolari dei centri estetici di Laives hanno scelto di attendere ancora questa settimana, sperando in un protocollo più chiaro e definitivo.
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
I dubbi rimangono, ad esempio riguardo all’Inail e alle responsabilità nel caso in cui dovessero verificarsi infortuni o anche contagi. «Il problema attualmente è relativo al codice Ateco – dicono le estetiste, che sono fra le ultime a poter riaprire i loro esercizi – perché non sono chiare le responsabilità nostre e nei confronti dei clienti. Anche noi eravamo pronte per riaprire dopo due mesi di chiusura e, come si può immaginare, è anche tanta la voglia di farlo. Però, in coscienza, non ce la sentiamo di farlo a queste condizioni di incertezza normativa, perciò abbiamo deciso unanimemente di rimanere chiuse ancora questa settimana. Con questa dose di confusione, senza linee guida chiare e inequivocabili, il rischio è che chi invece ha deciso di aprire possa anche essere fuori norma, quindi rischiare problemi e sanzioni».
A proposito, la legge provinciale emanata qualche giorno fa indica le “misure specifiche per parrucchieri, estetisti e assimilati”. Si parla dell’applicazione della regola 1/10 (un cliente ogni 10 metri quadri di superficie) a tutti i locali e i saloni, a eccezione di quelli con una superficie inferiore a 20 metri quadrati, tenendo conto solo del numero dei clienti. Dove il prestatore del servizio (in questo caso l’estetista) e il cliente si trovino a distanza ravvicinata, meno di un metro, per un prolungato periodo di tempo, il prestatore di servizio deve indossare una mascherina di tipo FFP2 senza valvola o equivalente, mentre il cliente a sua volta deve indossare una protezione delle vie respiratorie. È anche obbligatorio il controllo della temperatura corporea del personale e dei clienti prima di fornire il servizio. Infine, il personale e il cliente devono usare guanti usa e getta.
Queste indicazioni contenute nella legge provinciale sono considerate però lacunose e si spera in un protocollo più dettagliato per quanto riguarda la categoria. C’è confusione sulle norme (statali e provinciali) da applicare: «Di fatto si scaricano le responsabilità per eventuali problemi legati al lavoro sulle titolari dei centri estetici e di parrucchiera». Di fronte a questo, con senso di responsabilità verso i clienti e verso se stesse, le titolari dei centri estetici di Laives hanno scelto di attendere ancora questa settimana, sperando in un protocollo più chiaro e definitivo.
©RIPRODUZIONE RISERVATA.


