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LAIVES. Una candela. Forse è stata una candela simile a un cero, lasciata accesa sul comodino della camera da letto, ha dare il via all’incendio in cui, sabato sera, ha perso la vita Hedwig Gamper, 77 anni, residente al secondo piano di una bella palazzina Ipes, al civico 59 di via Pietralba, a Laives. Si tratta solo di un’ipotesi, al momento, visto che l’ispettore dei Corpo dei vigili del fuoco permanenti di Bolzano, sceso Laives per il sopralluogo nell’appartamento in cui è avvenuta la tragedia, sta ancora esaminando i dati raccolti e una risposta definitiva sull’origine del rogo si potrà avere solo tra qualche giorno. È già possibile escludere, comunque, l’origine dolosa e un cortocircuito.
L’allarme è scattato attorno alle 17.30 di sabato, ma nessuno avrebbe mai immaginato quale sarebbe stato l’epilogo. «Sono uscito sul balcone – racconta Furio Vecchiato, che abita con la sua famiglia nell’appartamento sotto a quello della vittima – e ho sentito uno strano odore di fumo. Ma non mi sono preoccupato molto perché ho pensato che qualcuno avesse per sbaglio gettato nella stufa qualche materiale diverso dalla solita legna. Ma poi sono rientrato in casa e qualche istante dopo, uscito sul giroscale, ho avvertito la stessa puzza. È stato allora che mi sono insospettito e sono salito per vedere da dove provenisse. Arrivato davanti alla porta della signora Gamper ho notato che da sotto usciva del fumo. Ho toccato la porta per vedere se fosse calda, ma non lo era, ed ho subito chiamato il 112. I vigili del fuoco di Laives sono arrivati in pochi minuti». I pompieri lavorano non poco per entrare: dall’interno non arriva nessun segno di vita e, oltre al fumo, non ci sono segni visibili di un incendio in corso. Entrano nell’appartamento, forzando la porta del balcone sul retro del palazzo: l’alloggio è saturo di fumo e, dopo qualche istante, i soccorritori si imbattono nel corpo esanime della donna. Immediati, ma purtroppo vani i tentativi di strappare Edwig Gamper: sul posto sono intervenuti anche i sanitari del 118 con l’auto medicalizzata, affiancati dai volontari della Croce Rossa e della Croce Bianca. È parso subito chiaro che il rogo aveva avuto origine all’interno della camera da letto, ma il corpo della povera donna, su cui non sono stati trovate ustioni on bruciature, è stato trovato un lontano, fuori dalla stanza. Non è escluso che, magari appisolatasi, si sia poi accorta di quanto stava accadendo e abbia cercato una disperata fuga. Ma era troppo tardi: il fumo che le aveva tolto la vista, impedendole di trovare la via d’uscita, ha anche riempito i suoi polmoni, soffocandola. In via Pietralba, sabato sera, è arrivato anche il figlio della donna, che abitava da sola nell’appartamento. L’uomo ha sperato fino all’ultimo istante che i soccorritori potessero strappare la mamma alla morte, ma alla fine ha dovuto anche lui arrendersi alla terribile realtà. Sulla tragedia indagano i carabinieri di Laives che, nelle prossime ore, invieranno la documentazione alla Procura di Bolzano.
Ieri mattina, a raccontare della tragedia avvenuta poche ore prima, c’erano i segni del lavoro dei pompieri, frammenti di vetro sull’asfalto e alcuni elementi d’arredo bruciacchiati e anneriti. «Abitava qui da circa un anno – racconta Vecchiato – ed era una donna molto gentile, ma molto riservata. Ricordo che una volta era saltata l’elettricità nel suo appartamento e mi aveva chiesto aiuto. Ci salutavamo, scambiavamo qualche battuta e lei era sempre sorridente. Quanto accaduto è terribile».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
L’allarme è scattato attorno alle 17.30 di sabato, ma nessuno avrebbe mai immaginato quale sarebbe stato l’epilogo. «Sono uscito sul balcone – racconta Furio Vecchiato, che abita con la sua famiglia nell’appartamento sotto a quello della vittima – e ho sentito uno strano odore di fumo. Ma non mi sono preoccupato molto perché ho pensato che qualcuno avesse per sbaglio gettato nella stufa qualche materiale diverso dalla solita legna. Ma poi sono rientrato in casa e qualche istante dopo, uscito sul giroscale, ho avvertito la stessa puzza. È stato allora che mi sono insospettito e sono salito per vedere da dove provenisse. Arrivato davanti alla porta della signora Gamper ho notato che da sotto usciva del fumo. Ho toccato la porta per vedere se fosse calda, ma non lo era, ed ho subito chiamato il 112. I vigili del fuoco di Laives sono arrivati in pochi minuti». I pompieri lavorano non poco per entrare: dall’interno non arriva nessun segno di vita e, oltre al fumo, non ci sono segni visibili di un incendio in corso. Entrano nell’appartamento, forzando la porta del balcone sul retro del palazzo: l’alloggio è saturo di fumo e, dopo qualche istante, i soccorritori si imbattono nel corpo esanime della donna. Immediati, ma purtroppo vani i tentativi di strappare Edwig Gamper: sul posto sono intervenuti anche i sanitari del 118 con l’auto medicalizzata, affiancati dai volontari della Croce Rossa e della Croce Bianca. È parso subito chiaro che il rogo aveva avuto origine all’interno della camera da letto, ma il corpo della povera donna, su cui non sono stati trovate ustioni on bruciature, è stato trovato un lontano, fuori dalla stanza. Non è escluso che, magari appisolatasi, si sia poi accorta di quanto stava accadendo e abbia cercato una disperata fuga. Ma era troppo tardi: il fumo che le aveva tolto la vista, impedendole di trovare la via d’uscita, ha anche riempito i suoi polmoni, soffocandola. In via Pietralba, sabato sera, è arrivato anche il figlio della donna, che abitava da sola nell’appartamento. L’uomo ha sperato fino all’ultimo istante che i soccorritori potessero strappare la mamma alla morte, ma alla fine ha dovuto anche lui arrendersi alla terribile realtà. Sulla tragedia indagano i carabinieri di Laives che, nelle prossime ore, invieranno la documentazione alla Procura di Bolzano.
Ieri mattina, a raccontare della tragedia avvenuta poche ore prima, c’erano i segni del lavoro dei pompieri, frammenti di vetro sull’asfalto e alcuni elementi d’arredo bruciacchiati e anneriti. «Abitava qui da circa un anno – racconta Vecchiato – ed era una donna molto gentile, ma molto riservata. Ricordo che una volta era saltata l’elettricità nel suo appartamento e mi aveva chiesto aiuto. Ci salutavamo, scambiavamo qualche battuta e lei era sempre sorridente. Quanto accaduto è terribile».
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