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Laives. È andato tutto come preannunciato lunedì sera in consiglio comunale, con l’insediamento della nuova giunta e con la nomina del presidente del consiglio. Accanto al sindaco Christian Bianchi sono stati eletti il vicesindaco Giovanni Seppi (Svp), gli assessori Claudia Furlani e Bruno Borin (Uniti per Laives), Luca Dallago (Lega) e Raimondo Pusateri (Indipendenti per Laives). Presidente del consiglio comunale è Paolo Castelli (Laives Futura), sua vice è Marlene Hofer (Svp).
La nuova giunta comunale ha ottenuto 18 voti a favore e 7 contrari (tutta l’opposizione), con un astenuto (Luigi Antonio Cantoro, Fratelli d’Italia). Questa astensione ha offerto all’opposizione il motivo per affermare che «la legislatura inizia con un segnale di discordia all’interno della maggioranza, segno che l’unione fra i gruppi è stata solo elettorale», ha detto Luca Bertolini (Laives Civica). FdI ha sostenuto Bianchi in campagna elettorale ma subito dopo la sua elezione qualcosa si è incrinato, come si era capito da un duro attacco del coordinatore provinciale Marco Galateo nei confronti della Svp. Lunedì sera in consiglio comunale Maurizio Gravina (FdI) ha votato a favore della giunta spiegando che lo fa «nell’interesse della comunità e per dare continuità a una giunta che negli scorsi anni ha lavorato bene, nonostante il mio partito abbia dato indicazioni diverse», mentre il collega Cantoro ha scelto l’astensione, pur sottolineando che «la collocazione naturale di FdI è con la coalizione di Bianchi, nonostante le posizioni pregiudiziali della Svp verso di noi. Garantiamo piena lealtà alla coalizione e al programma di maggioranza».
Quindi l’elezione del consigliere Paolo Castelli alla presidenza del consiglio. Tutto il centrosinistra non ha partecipato alla sua votazione, «non per la persona – ha spiegato Sara Endrizzi (Pd) – ma per il metodo adottato dal sindaco, che ha preannunciato il suo nome sui media senza attendere le indicazioni del consiglio comunale». «In questo caso – ha aggiunto il collega Gagliardini – la forma è sostanza».
Così il Pd ieri in una nota: «Si tratta di un atto molto grave dal punto di vista istituzionale. Il presidente del consiglio comunale ha la funzione di garantire l’indipendenza del consesso rispetto alla giunta, e non può essere una mera emanazione diretta del sindaco. Ecco perché deve essere proposto e votato direttamente in consiglio». Andrea Sbironi (M5s) è tornato a chiedere l’alternanza per questo incarico, come nella passata amministrazione. La nomina di Castelli è passata infine con 19 voti, compresi i due di FdI.
La nuova giunta comunale ha ottenuto 18 voti a favore e 7 contrari (tutta l’opposizione), con un astenuto (Luigi Antonio Cantoro, Fratelli d’Italia). Questa astensione ha offerto all’opposizione il motivo per affermare che «la legislatura inizia con un segnale di discordia all’interno della maggioranza, segno che l’unione fra i gruppi è stata solo elettorale», ha detto Luca Bertolini (Laives Civica). FdI ha sostenuto Bianchi in campagna elettorale ma subito dopo la sua elezione qualcosa si è incrinato, come si era capito da un duro attacco del coordinatore provinciale Marco Galateo nei confronti della Svp. Lunedì sera in consiglio comunale Maurizio Gravina (FdI) ha votato a favore della giunta spiegando che lo fa «nell’interesse della comunità e per dare continuità a una giunta che negli scorsi anni ha lavorato bene, nonostante il mio partito abbia dato indicazioni diverse», mentre il collega Cantoro ha scelto l’astensione, pur sottolineando che «la collocazione naturale di FdI è con la coalizione di Bianchi, nonostante le posizioni pregiudiziali della Svp verso di noi. Garantiamo piena lealtà alla coalizione e al programma di maggioranza».
Quindi l’elezione del consigliere Paolo Castelli alla presidenza del consiglio. Tutto il centrosinistra non ha partecipato alla sua votazione, «non per la persona – ha spiegato Sara Endrizzi (Pd) – ma per il metodo adottato dal sindaco, che ha preannunciato il suo nome sui media senza attendere le indicazioni del consiglio comunale». «In questo caso – ha aggiunto il collega Gagliardini – la forma è sostanza».
Così il Pd ieri in una nota: «Si tratta di un atto molto grave dal punto di vista istituzionale. Il presidente del consiglio comunale ha la funzione di garantire l’indipendenza del consesso rispetto alla giunta, e non può essere una mera emanazione diretta del sindaco. Ecco perché deve essere proposto e votato direttamente in consiglio». Andrea Sbironi (M5s) è tornato a chiedere l’alternanza per questo incarico, come nella passata amministrazione. La nomina di Castelli è passata infine con 19 voti, compresi i due di FdI.


