BOLZANO. «La violenza sulle donne non ha posto nella nostra società, né oggi né in futuro». Con queste parole nette la vicepresidente della Provincia e assessora alla Coesione sociale Rosmarie Pamer ha aperto questa mattina a Palazzo Widmann la presentazione della campagna 2025 “L’Alto Adige si alza in piedi”. I dati Astat 2024 parlano chiaro: 832 donne hanno chiesto aiuto per violenza, 192 donne e 211 bambini sono stati accolti in strutture protette. Numeri che, nonostante gli sforzi, restano drammaticamente alti.
 

«Dobbiamo lavorare preventivamente, informare e garantire giustizia. Distogliere lo sguardo non è un’opzione», ha ribadito Pamer, sottolineando il ruolo della politica. Ulrike Oberhammer, presidente della Commissione provinciale pari opportunità, ha definito la violenza «un veleno che distrugge vite e avvelena generazioni». «La prevenzione non è un lusso, è il vigile del fuoco che spegne l’incendio prima che divampi. Il silenzio uccide, la solidarietà libera», ha aggiunto Oberhammer.
 

La vicepresidente della Commissione Nadia Mazzardis ha alzato il tiro: «In Italia una donna viene uccisa ogni 72 ore. Sensibilizzare è giusto, ma la memoria senza analisi politica resta un’orazione funebre. Serve azione concreta nelle scuole, nelle famiglie, tra i giovani e nei luoghi decisionali». Astrid Wiest, direttrice dell’Ufficio tutela minori e inclusione sociale, ha ricordato la legge provinciale 13/2021 e l’impegno a rendere la prevenzione una priorità giuridica: «La violenza inizia nell’ombra, per questo serve una cultura dell’attenzione».
 

Susanna Salvaterra, direttrice dell’Ufficio Comunicazione, ha illustrato la campagna realizzata dalla Rete contro la violenza (circa 20 associazioni) con l’Agenzia provinciale. Protagoniste le quattro forme di violenza psicologica più subdole – controllo, manipolazione, ricatto emotivo e umiliazione – raccontate attraverso manifesti, volantini e video diffusi fino al 10 dicembre. Dal 25 novembre torna il fiocco bianco: un simbolo che gli uomini possono indossare per dire «non commetto, non tollero, non resto in silenzio». «La società è chiamata a opporsi», hanno concluso tutte insieme.