BOLZANO. «Waltraud è stata uccisa per il suo coraggio. Quando, nel cuore della notte, ha sentito prima le grida e poi il trambusto provenire dal piano di sopra, invece che rimanere a letto, è uscita sul giroscale. Voleva probabilmente capire cosa stesse succedendo; se qualcuno avesse bisogno di aiuto. Si è trovata davanti Ewald, il vicino di casa, e d’istinto deve aver cercato di disarmarlo. Lui l’ha ammazzata». Non c’è ancora una ricostruzione ufficiale del duplice omicidio, avvenuto nella notte tra sabato e domenica a San Candido, nella palazzina Ipes al civico 6 di via San Corbiniano, ma per una vicina, che conosceva bene la donna e chiede di rimanere anonima, Waltraud Jud è morta così. Uccisa senza un perché dall’inquilino dell’ultimo piano, Ewald Kühbacher, 48 anni, che abitava lì da anni e incrociava spesso quando rientrava a casa. Forse, qualche volta le sarà anche capitato di scambiarci due parole, nulla di più però. Perché l’uomo che, in una notte d’agosto si è trasformato in un pluriomicida, viene descritto da tutti come schivo e molto riservato. Esattamente il contrario della vittima.

Madre di tre figli
Simpatica, molto conosciuta a San Candido e attiva nella comunità del piccolo centro a meno di dieci chilometri dal confine con l’Austria, Waltraud Jud, 50 anni, sposata con Korbinian Hofmann, aveva tre figli, due maschi, attualmente all’estero per studio, e una femmina che lavora in uno studio di commercialista della zona. Era impiegata come segretaria alla Centrale di teleriscaldamento di Dobbiaco-San Candido. Una famiglia di musicisti la sua: il marito è il direttore della banda di San Candido; lei la segretaria. Il cognato Peter Paul Hofmann è un noto musicista. «Molto del suo tempo libero – racconta sotto shock una conoscente - soprattutto adesso che i ragazzi sono grandi, lo dedicava all’organizzazione dell’attività della banda impegnata, soprattutto nel periodo estivo, in una serie di eventi».


La famiglia del piano di sopra
All’ultimo piano della palazzina di via San Corbiniano, all’entrata del paese, fino all’altra notte - quando si è scatenato l’inferno - viveva la famiglia Kühbacher. Martha Wopfner, la madre dell’assassino, è morta nel giugno del 2019. In casa erano rimasti Hermann Kühbacher, 90 anni, e il figlio Ewald. L’altro figlio non abitava lì ormai da anni. Pur essendo nato e cresciuto a San Candido, pochi ieri in paese sembravano ricordarsi di Ewald che si occupava del padre, un ex guardacaccia, malato da tempo. Le sue condizioni erano andate viavia peggiorando; ormai non più autosufficiente, aveva sempre più bisogno di assistenza. «Io - racconta una conoscente - abitavo nel condominio di fronte; sono cresciuta assieme ad Ewald. Ma poi mi sono trasferita e ci siamo persi di vista. Lo incontravano, qualche volta, i miei genitori che continuano ad abitare lì, non si andava mai però al di là del saluto». Pare che l’assassino in passato sia stato impiegato in un panificio dell’Alta Pusteria; poi l’assunzione come guardia giurata privata.

Il mistero dell’odore del gas

Cos’è successo, poco le 23, nell’appartamento dei Kühbacher? Forse con esattezza non si saprà mai, perché Ewald Kühbacher è morto nel tardo pomeriggio di ieri all’ospedale di Bolzano, dove era stato ricoverato in condizioni disperate, dopo essersi sparato un colpo alla testa. Un’ipotesi è che la furia omicida sia stata scatenata da un diverbio tra padre e figlio. Quest’ultimo, esasperato, lo avrebbe ammazzato: il corpo dell’anziano è stato trovato riverso nel letto. Quindi, in preda alla disperazione, il figlio avrebbe aperto il gas, forse nel tentativo di farla finita. Ma i vicini preoccupati per l’odore hanno chiamato i vigili del fuoco che, arrivati al civico 6 di via San Corbiniano, sono stati raggiunti da una raffica di colpi come pure le auto dei carabinieri. Un miracolo, o forse solo un caso, se il bilancio delle vittime non è più pesante.