BOLZANO. Inclusione o segregazione?Il burkini è diventato terreno di dibattito culturale, ma anche di scontro politico tra la sinistra, che appoggia, e la destra, che boccia, l'iniziativa del gestore del lido di Salorno, Luca Lechthaler. Da lunedì 27 luglio, una volta alla settimana, lo stabilimento sarà riservato - dalle 18.30 alle 19.30, quindi subito dopo l'orario di chiusura - all'associazione Armonia e alle donne islamiche.

Uno spazio "speciale" - senza uomini - e con la possibilità di nuotare con il burkini, il costume integrale che copre il corpo da capo a piedi. Il fatto che si faccia a Salorno non è un caso, visto che - assieme a Brennero - è il centro dell'Alto Adige con la maggior concentrazione di immigrati (21%).

Quei centimetri di stoffa

«Mi sembra - il commento di Nadia Mazzardis, vicepresidente della Commissione per le pari opportunità per le donne - un'iniziativa più che positiva, in quanto offre anche alle donne di altre culture la possibilità di farsi una nuotata in tranquillità. Mi dispiace dover assistere alle speculazioni politiche. Alimentate dai partiti di destra che non mi risulta siano i paladini della libertà delle donne. Tanto che se una giovane con la minigonna viene aggredita, dicono che la colpa è usa che se l'è cercata. Adesso invece il problema è che i centimetri di stoffa con il burkini sono troppi. Hanno il coraggio di parlare di integrazione, loro che hanno chiuso gli Sprar e fanno gli sgomberi sul Talvera e sull'Isarco, dove sono accampate anche persone che lavorano ma non sanno dove andare a dormire. La verità è che i percorsi di integrazione sono lunghi. L'apertura riservata alle donne islamiche una volta alla settimana del lido - ad impianto chiuso - va nella direzione giusta».

Dello stesso parere Julia Unterberger, senatrice della Svp, in prima linea in tutte le cause che riguardano le donne: anche per lei l'iniziativa è un "segno di sensibilità e inclusione che va semplicemente accolto con favore". «In questo modo si offre alle donne la possibilità di uscire di casa, incontrarsi, fare attività fisica e vivere uno spazio pubblico».

La segregazione

Chi boccia senza appello l'iniziativa di Salorno è Anna Scarafoni, la consigliera provinciale di FdI: «Questa non si chiama affatto inclusione, ma esclusione o meglio segregazione. È un modello culturale che richiama pratiche di isolamento femminile incompatibili con i valori di libertà, uguaglianza e pari dignità sui quali si fonda la nostra società. L'integrazione non passa attraverso la creazione di spazi separati, ma attraverso il rispetto delle regole, degli usi e dei costumi del Paese che accoglie».

Scarafoni annuncia inoltre che chiederà agli uffici competenti di verificare se siano state rispettate tutte le norme igienico-sanitarie previste per l'accesso alle piscine pubbliche: «Le regole valgono per tutti e non possono essere derogate per motivazioni culturali o religiose senza un preciso fondamento normativo». Per la senatrice Michaela Biancofiore, presidente del gruppo Civici d'Italia, è un "messaggio socialmente terribile e una auto ghettizzazione".

Ancora più duro il commento di Laura Ravetto, deputata di Futuro nazionale, per cui il lido riservato alle donne islamiche un'ora alla settimana, è "un'umiliazione della nostra cultura e un passo verso la sottomissione". Promette che il partito del generale Vannacci "difenderà le donne italiane da questa deriva islamista che non ha niente a che vedere con la cultura occidentale e che va fermata".

Molto critica anche Silvia Sardone, vice segretaria della Lega, che parla di "scelta senza senso che alimenta la segregazione".

La risposta del Comune

Divisa al suo interno e subissata dalle critiche, l'amministrazione comunale di Salorno risponde con una nota firmata dai gruppi di Salorno e Pochi/Cauria della Svp e del sindaco Roland Lazzeri in cui si precisa innanzitutto che l'iniziativa non è stata promossa dal Comune.

7«Si tratta - ci tengono a chiarire - di un accordo privato del gestore, consentito nell'ambito del contratto di concessione in essere con il Comune. Tali intese non sono affatto insolite; anche con altre associazioni e gruppi esistono accordi analoghi. L'offerta è rivolta a tutte le donne, non solo alle donne di fede islamica. Inoltre, in questo modo non sono stati modificati i normali orari di apertura, per cui non è stato limitato o pregiudicato alcun diritto di altri cittadini e cittadine. Comprendiamo le paure e le preoccupazioni presenti nella nostra comunità e le prendiamo sul serio. Ma non è opportuno trarre da questo tema un vantaggio politico o costruire conflitti dove non ce ne sono».