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BOLZANO. Le foto all'interno della discoteca "Mirò" sono state scattate a Natale, ma pubblicate sui social solo venerdì, quando la tragedia di Capodanno a Crans Montana si era già consumata da più di 24 ore. Un album come tanti, se non fosse che, in mezzo ad oltre un centinaio di immagini, ce ne sono alcune che immortalano alcuni giovani mentre sollevano delle bottiglie di champagne decorate da candele pirotecniche. Le stesse che in Svizzera hanno innescato il terribile incendio e portato la morte. Si tratta di un rituale molto diffuso anche in Alto Adige, una sorta di firma indelebile della serata. «Le foto - spiega il titolare Manuel Nardo - sono state pubblicate sulla nostra pagina da un'agenzia esterna, che ci cura i social network. Non appena le ho viste, ho provveduto a cancellarle».
Nell'occhio del ciclone, al momento, c'è solo la tempistica di pubblicazione. Perché la normativa non dà risposte chiare sull'effettiva possibilità di utilizzare queste candele nei locali. «Per questo - sottolinea Nardo - abbiamo vietato i "fuochi" almeno per tutto il mese di gennaio. In primis in segno di lutto per le vittime in Svizzera, e poi perché dobbiamo confrontarci con il nostro responsabile della sicurezza. Essendo un articolo che favorisce gli incendi, potrebbe rientrare tra gli oggetti vietati».
Il sindaco valuta un tavolo
Il tema è sul tavolo del sindaco Claudio Corrarati, al quale sono state girate le fotografie. «In accordo con l'Ufficio prevenzione incendi della Provincia - dice - capiremo ora se fare un controllo approfondito di tutte le attività economiche. Posso dire che i locali aperti hanno le autorizzazioni. L'attenzione, semmai, è da rivolgere a quei pub che per una notte, in occasioni di eventi come Capodanno o Natale, si trasformano in discoteche con dubbie disposizioni di sicurezza. Non parlo solo di capoluogo: è qualcosa che avviene soprattutto nelle valli e nei comprensori sciistici». Sull'incendio di Crans Montana - che ha provocato almeno 40 morti e oltre un centinaio di feriti - il sindaco si dice «perplesso di come il senso di emergenza non fosse stato percepito. In molti hanno ripreso l'incendio con i cellulari, che in generale è un atto di responsabilità minore rispetto all'evacuazione. Ciò che conta in questi casi è il tempo, essere il più veloci possibili a lasciare l'area di pericolo». Nei locali pubblici in cui si vuole organizzare attività di pubblico spettacolo, come una serata da discoteca, è necessario chiedere l'autorizzazione al Comune e produrre studi redatti da liberi professionisti. Se emergono criticità, si effettuano sopralluoghi. E le candele? «Non sono vietate a priori - risponde Florian Alber, comandante del Corpo permanente dei vigili del fuoco di Bolzano - piuttosto è l'uso improprio che se ne fa. Su questo bisogna dire che non c'è un vero e proprio regolamento, ma è ovvio che vanno usate con criterio. Mentre sono molto stringenti le norme che riguardano le pareti. Il materiale permette alla fiamma di non espandersi e in Italia le regole sono molto stringenti. Se puntiamo tutto sulla presenza o meno delle fiamme, diventa difficile da controllare». In questo caso il "Mirò" di piazza Domenicani, al netto delle polemiche sulle foto, gode di pareti in pietra totalmente ignifughe. «Siamo tra le attività più controllate - dice ancora Nardo -. Dobbiamo avere un'uscita di emergenza ogni cento persone, il protocollo antincendio controllato ogni 6 mesi. Per quanto riguarda le candeline invece è sempre stata una consuetudine farle passare lungo il locale, e non hanno mai creato problemi».
Il caso dell'ex "Life"
Tra le discoteche più note del capoluogo c'è anche il "Club 85", da tutti conosciuto come "Life", che a inizio dello scorso anno ha cambiato denominazione dopo i fatti che erano avvenuti nella primavera del 2024. La questura aveva sospeso due volte la licenza ai titolari Vincenzo Galasso e il figlio Davide dopo diverse violazioni della sicurezza: sostanze stupefacenti, episodi di violenza, uscite di sicurezza bloccate. Oggi il locale ha cambiato volto, investendo molto su tutti quegli aspetti normativi che prima mancavano. «Abbiamo fatto diversi interventi strutturali - ammette Galasso senior -. Il più importante forse è l'aver installato i sistemi di compartimentazione. Quindi una serie di tecniche, come la chiusura automatica delle porte, che permette di limitare la propagazione di pericoli come fuoco, fumo, calore. Abbiamo la responsabilità sui ragazzi e ogni gestore se la deve sentire addosso». Sulle candele installate sui colli delle bottiglie rivela che «già in passato c'erano state delle contestazioni» e da un anno hanno deciso di vietarne l'uso. «La tragedia a Crans Montana? Il vero problema - conclude Galasso - è che quel locale non era una discoteca, è stato trasformato in un locale da ballo come avviene anche qui in Alto Adige purtroppo. È diventato un mercato con poche regole. Noi dobbiamo sottostare a determinate licenze con collaudi antincendio e normative stringenti, mentre altri operano senza adeguate misure». L'Associazione dei Pubblici esercizi del Trentino, esprimendo il proprio immenso cordoglio per le vittime della tragica vicenda avvenuta a Crans Montana, sottolinea le regole in vigore in regione: «La normativa italiana - dice la presidente Fabia Roman - impone l'obbligo dell'utilizzo di materiali ignifughi e conformi alle leggi vigenti, oltre a tantissime altre regole stringenti che devono essere rispettate scrupolosamente. Il personale deve essere adeguatamente formato per affrontare situazioni di emergenza e gestire l'evacuazione in caso di necessità».


