BOLZANO. Per dirla con Pierluigi Bersani: avevamo un elefante nel corridoio e non lo abbiamo visto arrivare. L'elefante è il turismo. Per la ragione di non averlo capito, Bolzano ha impostato tutte le sue politiche urbane degli ultimi anni non tenendone conto. Ed ora ne paga il prezzo. Che è salatissimo.

Diamo i numeri? Ecco, questi sono appena usciti: in dieci anni i posti letto destinati al turismo in città sono aumentati del 43%. Ma a fronte di una diminuzione dei letti negli hotel (- 5%) sono esplosi quelli dei B&B: addirittura del 240%.

Al di là della discussione sul loro destino e possibile freno in termini di occupazione di immobili in precedenza con altra destinazione - ad esempio abitativa - la questione è un'altra. Ad esempio che il picco di presenze turistiche, solitamente a dicembre - ma ormai in "democratica" distribuzione su livelli quasi sempre inediti anche in altri mesi - si aggira, superandolo abbondantemente sempre più spesso, oltre le 4.200 giornaliere.

Nella sola Bolzano - questa cifra è emersa anch'essa di recente nel corso dei convegni "Restart" di Renato Sette - abbiamo adesso 870mila presenze l'anno (un più 50%), con il superamento abbondante, in città, di 5.000 posti letto. L'altro dato, fornito dalla stessa Astat, che fa rizzare i capelli sul piano della convivenza sistematica col fenomeno in espansione, è quella che indica come il 90% dei turisti, percentuale probabilmente in difetto, arriva a Bolzano in auto. Treno e bus adieu, nonostante gli sforzi congiunti Comune-Provincia tra biglietti gratis e sollecitazioni nelle reception degli alberghi. Ecco cosa significa nella pratica l'"overtourism".

Con una continua spinta del marketing provinciale tesa ad aumentare ancor più le presenze, attraverso campagne aggressive rivolte soprattutto nell'area tedesca.Chiara Manente, esperta e ricercatrice intorno ai nuovi fenomeni sempre più diffusi del turismo oltre la soglia, parla del nostro, come di una "monocultura". Dicendo: "Avete presente il Prosecco in Veneto? Ecco, tutti i terreni si sono gettati a produrlo col rischio di non avere alternative economiche nel medio periodo". Ingolfando così il mercato.

Parlando di indici di occupazione turistica dei luoghi, in Alto Adige c'è il 207 di Corvara a fronte del 2,2 di Bolzano. Ma se si mette a fronte una qualsiasi giornata di punta intorno a Natale, si scopre che il capoluogo arriva quasi al raddoppio. La stessa provincia di Bolzano sarebbe poco sopra il decimo posto, sul piano dell'assalto turistico in Europa - su 1.200 località esaminate - ma si colloca ben al di sopra di Venezia. Che consideravamo la mecca dell'overtourism nazionale.

Dunque il combinato disposto di questi elementi, esplosione dei posti letto a Bolzano, afflusso indiscriminato del turisti quasi tutti in auto, marketing insistente, elevate presenze turistiche in provincia pronte a scendere in città (ad esempio con il maltempo), assenza di politiche di contrasto specifiche - e non mirate solo ai pendolari - ha trasformato Bolzano in una città che, per molti giorni all'anno, non si muove. E non solo sulle strade: anche sui marciapiedi del centro.

L' urbanista Francesco Sbetti, che moderava l'ultimo talk di Renato Sette, ha già spiegato il senso di quanto ci sta accadendo: "Nessuna politica che abbia tenuto conto del fenomeno dell'overtourism specificamente indirizzato su Bolzano ha creato una situazione ingestibile. Anche per i prossimi anni". Se non si rimedia. Ora, lo dicono anche i numeri.