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DOLOMITI. «Dolomiti? A volte sembra di stare a Disneyland. Influencer ovunque, overtourism con tutti negli stessi luoghi, quelli "instagrammabili", per strappare like».
Code lunghe centinaia di metri per un bombolone al pistacchio o alla crema. Carlo Alberto Zanella, presidente del Cai Alto Adige, parla di una montagna sempre più frequentata, usata, sfruttata e snaturata da chi non la conosce, non la rispetta ma ci va e s'inventa di tutto pur di ottenere un momento di gloria. «Stanno facendo il giro del web le foto di due macchinine telecomandate lungo il sentiero 215, dal Passo Tre Croci fino al lago del Sorapiss, racconta. Cosa mai vista».
Macchinine in quota
Pochi giorni fa - scrive il Corriere delle Alpi - sfrecciavano macchine telecomandate nella zona di Cortina, lungo il percorso che porta al lago del Sorapiss, nei pressi del rifugio Vandelli, manovrate da due uomini tra i 35 e i 40 anni.
Nei tratti esposti, dove ci sono le funi metalliche, alcuni turisti hanno segnalato rallentamenti e difficoltà per dare la precedenza alle macchinine. A nulla è servito chiedere ai due "manovratori" attenzione. «Ci è stato risposto - dicono - che "la montagna è libera"». Non è così, riprende Zanella: «La montagna è di tutti ed è molto altro. Serve educazione».
Nastro adesivo in ferrata
«E poi c'è un blogger che si è arrampicato sul "sentiero attrezzato dei camosci" sotto il Roen». Ha postato un video - continua Zanella - in cui spiega che la ferrata è tenuta insieme con il nastro adesivo, non capendo che si tratta, in realtà, di materiale che impedisce a chi sale di farsi male e ferirsi con gli spunzoni anche se porta i guanti.
«I cavi sono tutti ben fissati, la ferrata è sicura. Purtroppo girano informazioni scorrette, che fanno male alla montagna invasa da gente che parla a vanvera e posta video».
Rifugio Puez: pazienza, educazione, umiltà
Al rifugio Puez la lavagna del gestore Denis Costa avverte il viandante - che evidentemente ne ha bisogno - con parole chiare: "Lavorare in un rifugio significa svegliarsi presto, correre tutto il giorno, gestire acqua limitata, rifornimenti difficili, imprevisti, stanchezze e centinaia di persone e nonostante di tutto sorridere, la montagna insegna pazienza, educazione e umiltà". «Umiltà appunto ed educazione che manca», ripete Zanella.
32 alpinisti sul Bianco, il sindaco nega l'elicottero
«E ha fatto benissimo - dice il presidente Cai. Dovevano pensarci prima». Niente soccorso gratuito in elicottero per 32 alpinisti bloccati al rifugio Goûter, a 3.800 metri di quota, sulla via normale francese del Monte Bianco.
È successo pochi giorni fa. A negarlo è stato il sindaco di Saint-Gervais, Jean-Marc Peillex, nel cui territorio ricade l'itinerario alpinistico.
«Avevano rifiutato di ascoltare i messaggi delle compagnie delle guide di Saint-Gervais, Chamonix e Courmayeur e dell'ufficio di alta montagna - scrive il primo cittadino - che raccomandavano di non effettuare più l'ascensione o di tenere conto della realtà delle scariche di sassi, di cui venerdì scorso sono state pubblicate le immagini sui social network».
Gli alpinisti, che avevano raggiunto il rifugio prima della sua chiusura, disposta dallo stesso Peillex, sono poi scesi a valle con un elicottero privato, a loro spese.
«Il sindaco ha fatto benissimo - spiega Zanella - l'elisoccorso è una cosa seria, si allerta se c'è effettiva necessità. Non per sfizio. Purtroppo anche in Alto Adige le richieste dovute a comportamenti non consoni, sono tante. Di questi ultimi giorni un intervento nella zona del Gardeccia, sulla ferrata della Scalette, che è chiusa. Succede però che la gente stia passando lo stesso e che poi qualcuno si trovi in difficoltà chieda soccorso. Trovo corretto che tutta questa gente paghi il sevizio di tasca propria».
L'elisoccorso in Alto Adige costa una ventina di milioni di euro l'anno, per circa metà coperti da ticket, rimborsi da altre regioni, assicurazioni private dei feriti trasportati. Il 54% dei trasportati sono altoatesini, il 14% residenti in altre regioni italiane, il 30% all'estero.
Il trend è in aumento. Il 2025 ha registrato un +4,7% di interventi. A pesare sono anche le dinamiche del turismo.
Ma quanto costa essere soccorsi? Agli altoatesini - tolto chi è esente per patologie croniche - un intervento costa 100 euro di ticket. Agli altri viene caricato anche il costo reale, ossia 140 euro al minuto. E per chi non è assicurato, sono dolori.


