BOLZANO. La sintesi dello studio legale Perathoner è chiara: «La Cassazione conferma che il Servizio sanitario nazionale deve pagare la retta del malato di Alzheimer ricoverato in casa di riposo. Ogni caso va analizzato nel dettaglio ma sono possibili indennizzi anche in Alto Adige». Ulrich Seitz - presidente dell'Associazione Alzheimer - dice che dal giorno della sentenza ha ricevuto circa 200 chiamate di parenti che si informavano sulla possibilità di ottenere l'indennizzo per malati di Alzheimer deceduti in Rsa. 

«Ieri ci ha contattato una signora che in dieci anni ha speso fino a 200 mila euro. Ci chiedeva come muoversi per recuperare parte del denaro».

Trento ha fatto scuola

La sentenza della Corte di Cassazione ha fatto dunque scuola. La figlia di una signora malata di Alzheimer ricoverata in Trentino, in casa di riposo, aveva fatto ricorso e chiesto la restituzione della retta pagata per 11 anni. Dopo il parere negativo del Tribunale di Trento (febbraio 2019) e della Corte d'appello (marzo 2020), la Cassazione aveva accolto il ricorso, riconoscendo che si trattava di "prestazioni di natura sanitaria che non possono essere eseguite se non congiuntamente all'attività di natura socio-assistenziale". La Corte d'appello di Trento è chiamata a stabilire la somma da restituire alla famiglia. In 11 anni sono stati pagati più di 100 mila euro. 

Il legale: «Sentenza chiara»

L'avvocato Christian Perathoner - contattato dall'Associazione Alzheimer - per offrire consulenza alle persone che chiamano per avere chiarezza dice che «la sentenza consente a qualunque soggetto con una diagnosi per una malattia degenerativa ed un piano di cura che possa venire attuato in maniera preferenziale in una casa di cura o riposo, di ottenere il rimborso/esenzione della retta, e ciò retroattivamente fino a 10 anni ed almeno fino a quando non intervenga un norma di legge specifica che lo escluda. L'ordinanza del 29 luglio 2024 ha stabilito infatti che "le prestazioni socio-assistenziali di rilievo sanitario vanno ricondotte a quelle a carico del Servizio sanitario nazionale quando risulti - in base ad una valutazione operata in concreto, che tenga conto della patologia in atto, del suo stadio al momento del ricovero e della sua prevedibile evoluzione futura - che esse siano necessarie per assicurare all'interessato la doverosa tutela del diritto alla salute, in uno con la tutela della sua dignità personale, dando corretta interpretazione dell'art. 32 della Costituzione».

Ogni situazione va valutata

«Ogni situazione va al momento chiaramente valutata singolarmente - continua Perathoner - non essendoci ancora norma di legge sul punto e latitando la politica, ma la Cassazione ha collegato direttamente le prestazioni socio assistenziali, quindi le rette, di pazienti con patologie riconosciute e piani terapeutici in atto a quelle sanitaria, che sono pacificamente a carico del sistema sanitario, allargando l'interpretazione a tutte quelle posizioni in cui il paziente ha un beneficio attuale per la propria situazione sanitaria. E questo tenendo conto "dello stato di evoluzione al momento del ricovero e della prevedibile evoluzione successiva della suddetta malattia" e che le cure prestate siano volte "a rallentare l'evoluzione della malattia e a contenere la sua degenerazione, per gli stati più avanzati"... "Solo qualora si escluda in concreto la necessità che, per il singolo paziente affetto da Alzheimer, alla luce della sua storia sanitaria personale, la prestazione socio assistenziale sia inscindibilmente legata con la prestazione sanitaria, è legittimo che parte della retta di degenza sia posta a carico del paziente» .

La vicenda Puglisi Ghizzi

Si ricorda un precedente simile che ha costretto la Provincia a novembre 2024 a togliere la quota alberghiera a carico dei pazienti complessi.Una battaglia di civiltà iniziata dall'ex consigliere comunale Maurizio Puglisi Ghizzi - che per anni si era trovato a pagare una parte di retta importante per la moglie Alessandra, allora ricoverata al Lungodegenti Firmian. La novità è che oggi chiunque necessiti di assistenza continuativa viene sollevato dai costi alberghieri. La delibera approvata a novembre 2024 garantisce infatti anche in Alto Adige i trattamenti di assistenza medica e infermieristica, 24 ore su 24, a pazienti affetti da condizioni mediche complesse. «Rispetto alla sentenza Puglisi-Ghizzi, che non conosco nel dettaglio - chiude Perathoner - va detto che la Cassazione ha ampliato l'interpretazione di prestazioni sanitarie nel senso di valutare anche i benefici che esse possano avere per il soggetto in ottica di evoluzione della malattia e di diritto ad una vita dignitosa. A mio parere questa sentenza consente a qualunque soggetto con diagnosi di malattia degenerativa ed un piano di cura che possa venire attuato in una casa di cura o riposo, di avere il rimborso/esenzione della retta, andando indietro fino a 10 anni».