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BOLZANO. Per oltre quarant'anni è stata una presenza discreta ma costante nella quotidianità dell'ospedale San Maurizio di Bolzano.
Dietro il bancone del bar ha servito migliaia di caffè, ma soprattutto ha ascoltato storie, accolto sorrisi e consolato persone nei momenti più difficili. Ora, dopo 43 anni di lavoro, Marina Deola va in pensione, salutata dall'affetto di clienti, medici, infermieri, operatori e dai vertici del comprensorio sanitario.
Chiunque sia passato almeno una volta dal bar dell'ospedale la ricorda allo stesso modo: sempre al bancone, con lo sguardo che correva da un cliente all'altro. Nei momenti di punta prendeva anche una ventina di ordinazioni contemporaneamente, senza annotare nulla. Caffè, cappuccini, macchiati, brioche: tutto rimaneva nella sua memoria e, puntualmente, ogni cliente riceveva ciò che le aveva chiesto.
Una capacità sorprendente, ma ancora più straordinaria era la calma con cui affrontava la massa di gente che popola regolarmente il bancone di prima mattina. Anche con il bar pieno e la fila fino all'ingresso, non perdeva mai il sorriso, sempre pronta per una parola gentile o una battuta. Mai un ordine sbagliato, mai una risposta fuori posto.
«Quello che mi porterò dentro è quello che ho vissuto stamattina», racconta indicando il bar. «Non mi sarei mai aspettata tutto questo affetto. Vuol dire che, alla fine, qualcosa ho lasciato.A renderle omaggio, nell'ultimo giorno di lavoro, sono stati anche il direttorio del comprensorio sanitario di Bolzano, Umberto Tait, e il coordinatore amministrativo Enrico Wegher.
«La grande empatia e professionalità di Marina, che ha accompagnato tutti noi quotidianamente e per le quali ci tenevo a ringraziarla anche pubblicamente», ha sottolineato Tait. Un riconoscimento che si è aggiunto all'abbraccio di colleghi, pazienti clienti che, nel corso della mattinata, hanno voluto salutarla personalmente.La sua storia professionale inizia ancora nel vecchio ospedale in centro storico. Frequentava le scuole magistrali e nel pomeriggio lavorava nella ditta gestita dai fratelli Dell'Osso. Poi, a causa di problemi familiari, lasciò gli studi per dedicarsi completamente al lavoro.
«Sono stati anni bellissimi, in una meravigliosa realtà a conduzione familiare», ricorda con nostalgia. Negli anni la gestione dell'angolo bar è cambiata più volte, ma lei è sempre rimasta un punto di riferimento, con una parentesi di sette anni anche a Villa Serena. In tutto, 43 anni trascorsi al servizio di chi ogni giorno attraversa l'ospedale.In oltre quattro decenni ha visto passare generazioni di medici, infermieri e studenti.
«Li vedevo arrivare come tirocinanti e poi crescere. Voglio bene a tutti quelli che sono passati di qui». Tra i tanti ricordi ce n'è uno che le è rimasto nel cuore: quello di un giovane militare, ricoverato per un periodo, che le aveva promesso sarebbe tornato a salutarla. «Purtroppo non è successo. È l'unico saluto che mi è mancato».Per Marina, però, il lavoro non è mai stato soltanto servire un caffè. «Sono solo una barista», dice quasi con stupore. «Ma vedere i vertici dell'ospedale venire ad abbracciarmi, con il caffè in mano, mi ha ripagato di tante cose».
Un riconoscimento che racconta il legame costruito negli anni con il personale, i pazienti e le loro famiglie.Chi la conosce sa anche che il suo impegno non si è mai fermato dietro al bancone. Da anni dedica il proprio tempo al volontariato, aiutando spontaneamente persone sole e famiglie in difficoltà. Durante la pandemia faceva la spesa per gli anziani e lasciava le borse davanti alla porta. Ha anche accompagnato alcune signore durante delle gite. «Ho assistito delle signore, mio marito, e poi mia mamma, ma l'ho sempre fatto. È un'indole che mi ha trasmesso mia madre. Se qualcuno ha bisogno, io ci sono».
Un'attività che nel 2024 le è valsa anche la croce al merito del Land Tirol, il riconoscimento dato a quelle persone, che con i loro sforzi e la loro straordinaria dedizione, si sono impegnate per il bene comune.La pensione, per lei, non rappresenta un punto d'arrivo, ma un nuovo inizio. «Adesso comincia un altro percorso e sono molto felice», conclude. Continuerà a fare ciò che ha sempre fatto: mettersi a disposizione degli altri. Perché, in fondo, il sorriso che per più di quattro decenni ha accolto chi entrava al bar dell'ospedale non era soltanto quello di una barista, ma quello di una persona capace di rendere un luogo di cura un po' più umano.


