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BOLZANO. «È già trascorso moltissimo tempo: 2.300 giorni il 15 agosto, per la precisione. Nel corso di diversi incontri ci è stato assicurato che l'amministrazione provinciale sta lavorando per una soluzione. Per questo abbiamo accettato la sospensione del procedimento civile avviato da Oberalp nei confronti dell'Asl. Adesso però è arrivato il momento di avere una proposta concreta che possiamo esaminare e valutare. Sei anni fa, in piena emergenza Covid, abbiamo anticipato 30 milioni di euro, che nel frattempo con gli interessi sono diventati 35, per l'acquisto di migliaia di mascherine e dispositivi di protezione. Ci avevano assicurato che ci sarebbero stati restituiti in pochi giorni. Stiamo ancora aspettando».
È una sorta di ultimatum quello che lancia Heiner Oberrauch, imprenditore bolzanino e fondatore del gruppo Oberalp, che sei anni fa aiutò l'Asl a fronteggiare uno dei momenti più bui per la sanità locale e internazionale. Ed ora, nonostante tutti riconoscano che i soldi anticipati a suo tempo gli debbano essere restituiti e in Provincia si stia lavorando effettivamente ad una soluzione, una proposta ancora stenta ad arrivare.
Perché la verità è che la situazione è complicata. Più complicata del caso "Twenty" risolto recentemente, dopo quasi 15 anni di battaglie legali, con una legge. Il timore è che, se non si inserisce quanto successo nel 2020- 2021 in un quadro di totale emergenza in cui non valgono più le regole della normalità, la restituzione di quei 30 milioni di euro finisca inevitabilmente sotto la lente della Corte dei conti.
La solitudine
Nonostante tutte le promesse e le assicurazioni, Oberrauch oggi si sente lasciato solo. All'aspetto emotivo si aggiunge quello più concreto, perché la mancanza di quei 30 milioni pesa anche su un gruppo solido come il suo: «Noi abbiamo congelato - spiega l'imprenditore - investimenti importanti che riguardano la digitalizzazione e lo sviluppo del prodotto. Rischiamo di rimanere indietro rispetto ai nostri concorrenti». L'epidemia Covid - che solo in Alto Adige tra il 2020 e il 2021 aveva provocato quasi 2 mila morti - è ormai un vecchio ricordo che oltre a tante vittime ha causato una serie di danni collaterali di cui restano le cicatrici. Per questo la tendenza generale è a rimuovere e dimenticare. Per Oberrauch invece è un chiodo fisso. «Sono passati 2.300 giorni da quando il gruppo Oberalp, nel pieno dell'emergenza, è stato chiamato ad intervenire in aiuto della sanità altoatesina. All'epoca, i responsabili dell'Asl e della giunta provinciale si rivolsero all'azienda. Nel pieno della pandemia da Covid, gli ospedali altoatesini rischiavano di rimanere nel giro di pochi giorni senza mascherine e dispositivi di protezione sufficienti per medici e personale sanitario. La Cina era uno dei pochi Paesi ancora in grado di rispondere alla fortissima domanda mondiale di mascherine e tute protettive».
L'emergenza
Per questo motivo, l'Asl e l'allora assessore provinciale Thomas Widmann, tramite Assoimprenditori, contattarono alcune aziende che avevano rapporti consolidati con la Cina. Oberalp mise a disposizione la rete di contatti costruita negli anni. «Grazie a questi rapporti era stato possibile reperire in tempi molto brevi i materiali richiesti dall'Asl. Come Oberalp avevamo trasmesso le descrizioni dei prodotti, i listini prezzi e le coordinate bancarie dei fornitori cinesi e, dopo la conferma dell'interesse da parte dell'Azienda sanitaria, si organizzò anche il ritiro della merce presso un aeroporto cinese».
Poiché l'Azienda sanitaria non era in grado di effettuare in tempi rapidi né il pagamento anticipato in dollari statunitensi richiesto dai fornitori né il pagamento dei voli necessari al trasporto, ad Oberalp era stato chiesto di anticipare i costi degli ordini e della logistica. L'impresa accettò di farlo in una situazione di assoluta emergenza.
Le assicurazioni
«Mi ero fidato delle rassicurazioni ricevute dai responsabili dell'Asl e chiesi comunque conferma al presidente della Provincia Arno Kompatscher, anche nella sua funzione di responsabile della Protezione civile, che i milioni di euro anticipati sarebbero stati restituiti in tempi brevi, si parlava di 20 giorni al massimo. Nel frattempo, la somma con gli interessi supera di molto i 30 milioni». Ad oggi, tuttavia, il gruppo bolzanino è ancora in attesa di una soluzione.«Di buono c'è che il presidente Kompatscher ha recentemente dichiarato che la Provincia ha un debito morale nei confronti di un'impresa altoatesina che, in quel momento, aveva prestato il proprio aiuto e che ora non può essere abbandonata.
Anche l'ex assessore provinciale alla sanità Widmann, durante i lavori della commissione d'inchiesta Covid del consiglio provinciale, si è espresso chiaramente a favore di una soluzione. Oberalp, ha affermato, ha agito in buona fede e senza alcun interesse commerciale. Il denaro anticipato dovrebbe essere restituito, accompagnato da un sincero ringraziamento».
Il procedimento civile avviato da Oberalp contro l'Asl è stato sospeso ad aprile per sei mesi, proprio per consentire alle parti di trovare un accordo extragiudiziale che fatica ad arrivare.L'imprenditore continua a confidare - e non potrebbe essere diversamente - in una soluzione equa e rapida: «Il presidente della Provincia ha annunciato di voler fare della questione una sua priorità. Ci fidiamo delle sue parole. Ora però è necessario agire in tempi brevi».


