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BOLZANO. «In tutto il Paese mancano medici e non è stoppando i “gettonisti” che risolvi il problema. L’unico rischio concreto è che adesso l’Asl, come tante altre aziende sanitarie, sarà costretta a chiudere servizi». In Alto Adige lavorano infatti varie decine di “medici a gettone”. Giorgio Cuffaro, 37 anni, pediatra “gettonista” di origini venete, boccia il decreto del governo. “Per sopperire alla carenza di organico - recita la norma - le aziende pubbliche possono affidare a terzi i servizi medici ed infermieristici solo nei servizi di emergenza-urgenza ospedalieri, per un massimo di 12 mesi e senza proroga”.
E chi si licenzia dal pubblico non può rientrare dalla finestra, con più denari. Sulla questione interviene anche Irene Perchlaner - direttrice del Comprensorio di Bolzano, che ricorda come il servizio infermieristico di Firmian sia appaltato a esterni: «Mi chiedo se la questione vada oltre i medici del Pronto soccorso, perché se è così sarebbe grave». Cuffaro lavora per una delle ditte più attive - con appalti in decine di ospedali tra la Lombardia e l’Alto Adige (e un giro di un centinaio di medici), la Medical Service Südtirol. Dietro al gruppo costituto nel 2018 per fornire professionisti della sanità idonei a colmare il fabbisogno di personale, c'è il dottor Jamil Abbas, origini libanesi, da anni trapiantato a Bolzano dove lavora come libero professionista al San Maurizio.
«Faccio il libero professionista da tre anni - dice Cuffaro - perché ho scelto così, sia dentro che fuori diversi ospedali di Alto Adige e Veneto. Il giorno dopo la specializzazione ho fatto il mio primo turno di notte all’ospedale di Bressanone - che, senza "gettonisti" - probabilmente avrebbe chiuso diversi anni fa, come i presidi di Merano, Silandro, Vipiteno, Brunico, San Candido». Spesso - si legge - c’è chi guadagna anche 3.600 euro in 48 ore. Abbas interviene: «Non è assolutamente la prassi. In realtà per guadagnarli bisogna fare non meno di 3 turni di 12 ore intervallati da 12 ore di pausa; e questo ammesso che la tariffa oraria per il medico sia di 100 euro l’ora - ma è una rarità - quando spesso è intorno agli 85/90».
«Per l’Asl il costo orario di un “gettonista” - riprende Cuffaro - è vicino a quello che ha per i dipendenti. A parità di ore il mio guadagno netto orario è circa il doppio di un dipendente. Senza però tredicesima, malattia, congedi, pensione, tutele, ferie, con migliaia di km per le trasferte. Io macino mille chilometri la settimana e copro turni scomodi (notturni, festivi e superfestivi), in cui noi pediatri "gettonisti" siamo praticamente sempre da soli a gestire qualunque urgenza/emergenza dalla nascita del bambino fino ai 14/16 anni. È questa una delle principali ragioni per cui molti colleghi, questo lavoro, non lo vogliono fare».
Ma chi controlla la qualità del servizio? «Nei bandi di gara si punta sulla qualità ed è il primario stesso a vigilare sul procedimento di assegnazione dell'appalto, col potere di rifiutare e di allontanare coloro che non soddisfano i requisiti. Parlando di me, ho corsi su corsi di aggiornamento, porto sempre con me l'ecografo portatile (mio personale) con cui diagnostico o escludo polmoniti e fratture craniche/clavicolari, evitando a volte il ricorso alla radiografia, tamponi antigenici rapidi per virus respiratori e streptococco, quasi mai disponibili nei reparti dove lavoro. Posso dire senza timore di essere apprezzato in tutti i reparti dove lavoro o dove sono stato».
Ma se piovono svantaggi, perché i medici scelgono di fare i “gettonisti”? «Perché la libera professione è una scelta che va rispettata e perché anche se è vero che prendiamo i rimasugli dei turni, non per forza di cose li dobbiamo sempre accettare». Più lavorate, più guadagnate, i sindacati dicono che questa non è sanità di qualità e che alla fine a rischiare è il paziente. «Nessuno di noi ha voglia di rischiare. Ed offriamo il massimo della professionalità. Tra il resto se non ci ritengono all’altezza, siamo fuori». Ma così non si rischia di privatizzare la sanità? «No, si affida parte del servizio a privati mantenendo l'offerta al cittadino in seno al sistema sanitario pubblico».


