MERANO. Scriveva con la penna stilografica sulla carta da musica. Era il suo modo di dare sentimento anche ai freddi dispacci scolastici. Li concludeva, spesso, con una citazione latina. Gianfranco Maretti, per Merano, è stato il preside-poeta. Fugace la sua apparizione, lieve nel tempo ma profonda nell’animo, tanto da lasciare il segno con quell’esperienza al liceo scientifico nei primi anni Novanta. Maretti, classe 1939, ha salutato questo mondo pochi giorni fa di domenica, il giorno della festa, lui che la gioia e l’essenza del vivere la spargeva attorno a sé. È stato portato via da un malore nella sua casa a Mantova.

Dal suo ufficio, al pianterreno dello school village, gli studenti spediti dai docenti per qualche comportamento fuori ordinanza, ne uscivano rincuorati. Responsabilizzati ma rinfrancati dalle sue parole che erano sempre un inno al rispetto e alla libertà e all’umanità che li comprende entrambi.

Fuori dai cliché, Maretti, che si smarcava dai lacciuoli dei protocolli di registri e pagelle con grazia disarmante. Le sue note non erano quelle di biasimo, ma quelle del pentagramma perché la sua cultura spaziava senza confini nel paesaggio umanistico. Per chissà quale contrappasso era stato dirottato a dirigere un istituto scientifico. Ma per lui non era una briglia, forse anzi uno stimolo per portare leggiadria dove magari ce n’era poca.

Esteta oltre che poeta, latinista, artista, pedagogo, autore di favole, ha lasciato in eredità decine di opere e migliaia di manoscritti. Qualcuno gelosamente conservato anche da quegli studenti meranesi che, in quel poco tempo, ascoltandolo impararono molto di più che in tante ore sui libri. Una breve stagione del percorso scolastico gli bastò per imprimersi nella memoria di quella generazione di liceali che lo ricordano ancora oggi con grande affetto e stima. Merano e coloro che l’hanno conosciuto non possono che ringraziarlo.