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MERANO. Alla soglia dei 94 anni se ne è andato Roberto Sgorbati, una vita vissuta lavorando nel campo della ristorazione e accoglienza, in particolare, negli anni d’oro della città, dove Kurhaus e Casinò erano il centro della vita cittadina.
Terminata la seconda guerra mondiale, ben presto in città iniziarono ad arrivare personaggi di caratura nazionale e internazionale, alcuni di questi invitati anche grazie alle importanti amicizie di Sgorbati, fino agli anni settanta gestore delle strutture gastronomiche del Kurhaus e tra gli ultimi ad avere in mano il Casinò. Era l’epoca in cui la città aveva ancora la sua imponente e stabile Orchestra di cura e Sgorbati si faceva in quattro per servire al meglio i prestigiosi ospiti che frequentavano le sale del Kurhaus dove venivano organizzate manifestazioni entrate nella storia.
Basti pensare al concorso di Miss Italia nel 1952, i galà per gli arrivi delle gare automobilistiche Merano-Cortemaggiore (tra i protagonisti anche Fangio), la presentazione ufficiale del marchio Agip alla presenza di Enrico Mattei, i grandi raduni internazionali dei medici e i concerti lirici con star mondiali.
Sgorbati era figlio di un piacentino arrivato a Merano dopo la fine della Grande Guerra. Se la gestione più longeva nella storia della ristorazione del Kurhaus ancora oggi è quella di Sgorbati, da ricordare è che anche suo padre, tra le due guerre, venne chiamato alla guida dei ristoranti e dei caffè che sorgevano dentro e attorno al Kurhaus.
«Ai tempi della gestione di mio padre, il Kurhaus aveva decine di dipendenti. Credo fosse il momento più bello per la struttura, quando il direttore dell’Azienda di Soggiorno era il cavalier Maviglia. Aveva la fissa per i pittori famosi e li portava a Merano, mentre anche grazie a mio padre arrivavano Pippo Baudo, Milva e un sacco di altri personaggi», ricorda il figlio Stefano il quale a sua volta dal padre ha ereditato la passione per l’arte.
Roberto Sgorbati aveva ereditato dal padre i modi di fare del gentleman; inoltre era persona dal cuore d’oro che mai ha negato a qualcuno il proprio aiuto. Grande tifoso del Torino, del quale conosceva a memoria tutti i calciatori, Sgorbati dovette lasciare la gestione del Kurhaus anche per via di una operazione agli occhi che poco dopo gli causò il distacco della retina. Costretto a lavorare dietro alle quinte, Sgorbati decise di proseguire per altre strade, quando però la Dolce Vita di Merano ormai era solo ricordo d’un tempo passato e il drappo verde sopra il Casinò di Merano stava cominciando ad imbiancarsi. J.M.


