Merano. A Merano lo conoscono in tanti. Lo si vede sfrecciare per le vie del centro cittadino con un sorriso che non nega a nessuno. Lui è Alessandro, un ragazzo che per muoversi in città deve utilizzare una carrozzina elettrica. Già non è facile muoversi con quel mezzo, programmare le uscite, capire quanto tempo si sta via, dare sempre un’occhiata al tempo. Insomma, il mezzo di Alessandro per raggiungere la libertà e l'autosufficienza è costantemente condizionato da situazioni fuori dal suo controllo, in particolare quelle del terreno: gradini che separano marciapiedi da strade, assenza di pedane e tutti quei piccoli ostacoli che limitano l'utilizzo della carrozzina.

Da questo punto di vista conosce la città come nessun altro, perché ha imparato a distinguere quei posti nei quali gli è negato l'accesso da quelli invece amichevoli nei suoi confronti. Perché Alessandro non ha voglia di chiedere aiuto agli amici che in tanti gli stanno attorno, ogni volta che un angolo della città si è dimenticato delle normative che impongono alle amministrazioni comunali di abbattere le barriere architettoniche. C’è anche chi, fra coloro che utilizzano la carrozzina, preferiscono starsene a casa e non dover affrontare ogni giorno un incubo sulle strade. Proprio per questo, abbattere le barriere è una misura di civiltà. Sono quotidiani i disagi di chi per percorrere qualsiasi metro è obbligato a considerare l’esistenza o meno di un gradino o di una strada senza planata.

Il fatto.

Nonostante la determinazione di Alessandro, pienamente sostenuto dalla famiglia in questa sua denuncia, e malgrado la spensieratezza tipica della gioventù, proprio recentemente il suo sorriso si è incrinato, quando le ruote della sua carrozzina sono rimaste incagliate in una buca tra le rotaie del treno, al passaggio livello pedonale che dalle passeggiate si collega al Lido di Merano oltrepassando via Speckbacher. Una esperienza angosciosa, quella di Alessandro che, anche grazie al gruppo di amici che gira attorno al Why Not di Stefano Urru, aveva già avvisato le forze dell'ordine e il Comune circa la pericolosità di quel passaggio. «Prima ancora che risistemassero il ponte di ferro avevo comunicato all’amministrazione comunale che quello era un passaggio pericoloso, ma avevo avvisato anche la polizia locale e altre forze dell'ordine», spiega Alessandro. Una segnalazione da parte di chi sa benissimo quanto possa essere facile trovarsi in difficoltà con la sedia a rotelle, se nelle vicinanze non c'è qualcuno. Destino ha voluto che quel presentimento si sia avverato e Alessandro qualche giorno fa è effettivamente rimasto intrappolato con la ruota della carrozzina nel passaggio a livello. «Passo spesso per quel posto e pochi giorni fa è accaduto che poco prima dell’arrivo del treno io sia rimasto impigliato con la ruota tra i binari del passaggio a livello, ma per fortuna non sono caduto perché in quel caso non so come sarebbero andate le cose, visto che anche con l'intervento di una persona non è facile rimettermi sulla sedia. Soprattutto se questa rimane incastrata. Ma detto questo non è impossibile immaginare che di fronte a una mia caduta in quel momento non ci possa essere nessuno, e allora l^ si consumerebbe il peggio», spiega Alessandro che attraverso le pagine del nostro giornale chiede a chi di competenza di trovare una soluzione immediata a questo problema.

A ben guardare dove il nuovo manto stradale del ponte finisce ed inizia l'area di pertinenza del tracciato ferroviario, la situazione è alquanto disastrosa, con avvallamenti, buchi e sfasamenti tra terreni che rappresentano un pericolo non solo per chi dovesse transitare sulla sedia a rotella, ma anche per i numerosi ciclisti o mamme con il passeggino che sono solite transitare per quel passaggio al fine di raggiungere il Lido. Non si capisce quindi il motivo per il quale, rifatto il ponte di ferro, non sia stato pensato di porre rimedio a una situazione potenzialmente pericolosa, soprattutto dopo che sono arrivate numerose segnalazioni.