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MERANO. Il proposito di una vera e propria circonvallazione capace di cingere la città si infrange sul Masterplan 2035. «Manca il by-pass di congiunzione fra lo sbocco del tunnel MeBo-Passiria e la variante di Scena. A quel punto davvero si sarebbe potuto pensare a un anello per spostarsi senza attraversarlo da una parte all’altra del nucleo urbano, con vie di penetrazione verso l’interno. Così, rimane un progetto monco». Lo sostiene Andrea Casolari, segretario della Civica per Merano. Del Masterplan 2035 (l’anno sta a indicare la lunga gittata del piano) conosce le pieghe: è durante la scorsa legislatura, quando era assessore, che il documento ha preso forma. Tanto da essere approvato dall’esecutivo Januth, prima delle osservazioni provenute dalla Provincia che lo hanno bloccato e dalla revisione ad opera dell’attuale governo cittadino. Dalle quali è scaturita la nuova bozza, presentata di recente a quel consiglio comunale che tornerà a trattare l’argomento il 12 febbraio. «Una premessa – ammonisce Casolari –: parliamo di un documento di pianificazione fondamentale. Preliminare allo stesso Piano urbanistico».
La gestazione del Masterplan è stata lunga e travagliata. «Il percorso era iniziato all’alba della scorsa legislatura», ricorda Casolari. «All’architetto Alessandro Benevolo, vincitore del bando per l’elaborazione, la giunta aveva fornito delle linee guida. Su quei criteri ha elaborato il Masterplan». Approvato dalla squadra Januth, è stato rimandato al mittente dalla Provincia. «A causa principalmente della questione della ferrovia», spiega Casolari. «I binari che tagliano in due la città sono decisivi nell’ottica dello sviluppo di Merano. Benevolo aveva sostenuto l’idea di due “teste” per le tratte ferroviarie: Maia Bassa di collegamento a Bolzano, la stazione principale per la linea venostana. Ipotesi che però ha cozzato contro la volontà della Provincia di raddoppiare le corse tra Merano e il capoluogo. Volontà che approviamo». Ma il potenziamento del numero di corse renderebbe ancora più critica la già difficile situazione ai passaggi a livello che “emarginano” l’ala est della città. A questo punto è sorto il progetto di un tunnel ferroviario fra le due stazioni meranesi. Con fermata intermedia all’altezza delle Terme. «Un progetto coraggioso, interessante. E costoso». Per ora si parla di almeno cento milioni, ma stando molto cauti.
Ma se sulla ferrovia Casolari benedice la variazioni apportate, altro è il discorso sulla viabilità. «L’idea di Benevolo era di completare una circonvallazione che cingesse la città». La variante di Scena e la MeBo sono già esistenti, il tunnel fra la superstrada e la Passiria è realizzato in parte ma diventerà realtà. Manca il collegamento stradale fra l’uscita all’imbocco della Passiria, Lazago e la zona presso il bivio Scena-Val di Nova, che avrebbe chiuso il cerchio. «Nella nuova bozza del Masterplan – continua Casolari – non ve n’è più traccia. La giunta l’ha stralciato sull’altare delle osservazioni pervenute dall’Ufficio paesaggio della Provincia. Con una contraddizione: per i pali, i cavi e la cabine della funicolare Merano-Tirolo-Scena, che insiste sulla stessa zona a Lazago, l’impatto sul paesaggio non esiste?».
Per Casolari, minime sono le altre modifiche rispetto al Masterplan sdoganato nel 2015 dall’esecutivo di cui faceva parte. Non manca però la riflessione “politica”. «Ribadisco – afferma – che il Masterplan è uno strumento decisivo e vincolante. E vincola anche la Provincia. Divenendo strategico non solo per Merano, ma anche per i comuni limitrofi. Intendo dire che se il Masterplan prevede di conservare il cuscinetto di verde agricolo fra Merano e Lagundo, la Provincia dovrà far rispettare queste indicazioni a tutti. Non solo a Merano. Per farlo, ci vorrà un sindaco che sappia farsi valere, nel Burgraviato così come a Bolzano». Messaggio inviato.
La gestazione del Masterplan è stata lunga e travagliata. «Il percorso era iniziato all’alba della scorsa legislatura», ricorda Casolari. «All’architetto Alessandro Benevolo, vincitore del bando per l’elaborazione, la giunta aveva fornito delle linee guida. Su quei criteri ha elaborato il Masterplan». Approvato dalla squadra Januth, è stato rimandato al mittente dalla Provincia. «A causa principalmente della questione della ferrovia», spiega Casolari. «I binari che tagliano in due la città sono decisivi nell’ottica dello sviluppo di Merano. Benevolo aveva sostenuto l’idea di due “teste” per le tratte ferroviarie: Maia Bassa di collegamento a Bolzano, la stazione principale per la linea venostana. Ipotesi che però ha cozzato contro la volontà della Provincia di raddoppiare le corse tra Merano e il capoluogo. Volontà che approviamo». Ma il potenziamento del numero di corse renderebbe ancora più critica la già difficile situazione ai passaggi a livello che “emarginano” l’ala est della città. A questo punto è sorto il progetto di un tunnel ferroviario fra le due stazioni meranesi. Con fermata intermedia all’altezza delle Terme. «Un progetto coraggioso, interessante. E costoso». Per ora si parla di almeno cento milioni, ma stando molto cauti.
Ma se sulla ferrovia Casolari benedice la variazioni apportate, altro è il discorso sulla viabilità. «L’idea di Benevolo era di completare una circonvallazione che cingesse la città». La variante di Scena e la MeBo sono già esistenti, il tunnel fra la superstrada e la Passiria è realizzato in parte ma diventerà realtà. Manca il collegamento stradale fra l’uscita all’imbocco della Passiria, Lazago e la zona presso il bivio Scena-Val di Nova, che avrebbe chiuso il cerchio. «Nella nuova bozza del Masterplan – continua Casolari – non ve n’è più traccia. La giunta l’ha stralciato sull’altare delle osservazioni pervenute dall’Ufficio paesaggio della Provincia. Con una contraddizione: per i pali, i cavi e la cabine della funicolare Merano-Tirolo-Scena, che insiste sulla stessa zona a Lazago, l’impatto sul paesaggio non esiste?».
Per Casolari, minime sono le altre modifiche rispetto al Masterplan sdoganato nel 2015 dall’esecutivo di cui faceva parte. Non manca però la riflessione “politica”. «Ribadisco – afferma – che il Masterplan è uno strumento decisivo e vincolante. E vincola anche la Provincia. Divenendo strategico non solo per Merano, ma anche per i comuni limitrofi. Intendo dire che se il Masterplan prevede di conservare il cuscinetto di verde agricolo fra Merano e Lagundo, la Provincia dovrà far rispettare queste indicazioni a tutti. Non solo a Merano. Per farlo, ci vorrà un sindaco che sappia farsi valere, nel Burgraviato così come a Bolzano». Messaggio inviato.


