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Merano. Sarà deciso nei prossimi giorni con un’ultima riunione della commissione dei giurati il progetto vincitore del bando per un’opera scultorea che ricordi la permanenza meranese di Franz Kafka nel 1920. Intanto a Merano Arte fino al 22 novembre si possono vedere le cinque proposte finaliste, realizzate da altrettanti artisti di fama internazionale. A graffiare (o ad accarezzare, dipende da noi) le sensibilità dei visitatori della piccola mostra di qualità, la dimensione ironica e surreale. Ritagliata come un vestito sartoriale sulla figura di Kafka.
L’arte per tutti.
Portare l’arte nello spazio urbano, metterla a disposizione di chi lo attraversa, dare una nuova lettura a un paesaggio sempre uguale a se stesso, ormai quasi piatto. L’idea di regalare allo slargo tra via Brenner, via Maia e via Vigneti va molto al di là del pretesto che ha guidato l’organizzazione delle iniziative previste per l’anno prossimo. A presentare a un nutrito pubblico l’esposizione dei progetti finalisti, martedì sera, la direttrice di Merano Arte Herta Torggler, il sindaco Paul Rösch e Marion Piffer Damiani, presidente della Fondazione Museion nonché giurata che insieme a Wolfram Haymo Pardatscher e a Lisa Mazza ha curato la scelta dei progetti finalisti. È Piffer Damiani a tratteggiare i contorni dell’iniziativa: «L’idea è di far scaturire l’arte nello spazio pubblico, di rendere un luogo insostituibile esaltandone l’unicità e rafforzando la sua identità. I cinque artisti scelti hanno usato approcci molto diversi tra loro, con diversa materialità e diversa espressività».
Il significato delle opere.
L’opera di Erich Kofler Fuchsberg è tutta intorno alla metamorfosi, leitmotiv kafkiano. «Ma con un approccio inusuale, perché parte dal Kafka disegnatore – chiarisce Piffer Damiani –, dalla bidimensionalità del disegno, per arrivare alla tridimensionalità della scultura». Peter Senoner invece propone una pianta in alluminio, un elemento organico in un corpo inerte. È l’artista nomade, lo scrittore che si muove in nuovi paesi, è Merano come luogo di villeggiatura e di incontro. Si rivela solo a un secondo sguardo il progetto di Arnold Mario Dall’O, un percorso pavimentale che sfrutta il linguaggio grafico dei loghi per raccontare un enigma da risolvere, una biografia senza inizio e senza fine.
Sono l’ironia e lo spirito di ricerca a vitalizzare l’opera di Claudia Barcheri, un inserto circolare in bronzo che come le piccole lastre di Dall’O sarebbe incastonato nella pavimentazione. Barcheri cita un aneddoto: secondo una lettera a Milena Jesenská, a Merano Kafka fu costretto per giorni a bere limonata. Di qui la traduzione in uno spremiagrumi manuale inserito nel monolite, a creare un pattern non immediatamente visibile: «È un approccio archeologico – così Piffer Damiani –. Per arrivare al cuore delle storie dobbiamo guardare oltre la superficie levigata». Infine, la proposta del ceco Dominik Lang, con un grande lampione di quelli in uso a Praga a fare luce su un altro lampione, più piccolo: elementi tipici dell’arredo urbano creano un gioco a partire da un gesto minimale, pulito, che crea l’atmosfera surreale dei testi kafkiani.
L’arte per tutti.
Portare l’arte nello spazio urbano, metterla a disposizione di chi lo attraversa, dare una nuova lettura a un paesaggio sempre uguale a se stesso, ormai quasi piatto. L’idea di regalare allo slargo tra via Brenner, via Maia e via Vigneti va molto al di là del pretesto che ha guidato l’organizzazione delle iniziative previste per l’anno prossimo. A presentare a un nutrito pubblico l’esposizione dei progetti finalisti, martedì sera, la direttrice di Merano Arte Herta Torggler, il sindaco Paul Rösch e Marion Piffer Damiani, presidente della Fondazione Museion nonché giurata che insieme a Wolfram Haymo Pardatscher e a Lisa Mazza ha curato la scelta dei progetti finalisti. È Piffer Damiani a tratteggiare i contorni dell’iniziativa: «L’idea è di far scaturire l’arte nello spazio pubblico, di rendere un luogo insostituibile esaltandone l’unicità e rafforzando la sua identità. I cinque artisti scelti hanno usato approcci molto diversi tra loro, con diversa materialità e diversa espressività».
Il significato delle opere.
L’opera di Erich Kofler Fuchsberg è tutta intorno alla metamorfosi, leitmotiv kafkiano. «Ma con un approccio inusuale, perché parte dal Kafka disegnatore – chiarisce Piffer Damiani –, dalla bidimensionalità del disegno, per arrivare alla tridimensionalità della scultura». Peter Senoner invece propone una pianta in alluminio, un elemento organico in un corpo inerte. È l’artista nomade, lo scrittore che si muove in nuovi paesi, è Merano come luogo di villeggiatura e di incontro. Si rivela solo a un secondo sguardo il progetto di Arnold Mario Dall’O, un percorso pavimentale che sfrutta il linguaggio grafico dei loghi per raccontare un enigma da risolvere, una biografia senza inizio e senza fine.
Sono l’ironia e lo spirito di ricerca a vitalizzare l’opera di Claudia Barcheri, un inserto circolare in bronzo che come le piccole lastre di Dall’O sarebbe incastonato nella pavimentazione. Barcheri cita un aneddoto: secondo una lettera a Milena Jesenská, a Merano Kafka fu costretto per giorni a bere limonata. Di qui la traduzione in uno spremiagrumi manuale inserito nel monolite, a creare un pattern non immediatamente visibile: «È un approccio archeologico – così Piffer Damiani –. Per arrivare al cuore delle storie dobbiamo guardare oltre la superficie levigata». Infine, la proposta del ceco Dominik Lang, con un grande lampione di quelli in uso a Praga a fare luce su un altro lampione, più piccolo: elementi tipici dell’arredo urbano creano un gioco a partire da un gesto minimale, pulito, che crea l’atmosfera surreale dei testi kafkiani.


