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Merano. Inizia con una doppia modifica allo statuto la vita del neoeletto comitato di quartiere di Sinigo. Modifiche che, secondo alcuni, potrebbero alterare in forma sostanziale la natura di questo organo di collegamento tra amministrazione comunale e quartieri.
Modifiche e linee guida.
Nella seduta del 13 gennaio sono state apportate due modifiche allo statuto approvato il 15 dicembre del 2014. Le linee guida approvate dall’ufficio decentramento del Comune e che regolano i rapporti tra amministrazione e comitati di quartiere dà a questi ultimi ampia libertà di manovra, chiedendo solo che ogni comitato si doti di uno statuto che “interpreti adeguatamente le esigenze e le caratteristiche del territorio rappresentato, assicurando democraticità al suo operare e rappresentatività alla propria composizione”. Quindi la prima modifica – il passaggio da sette a sei membri necessari per la validità delle votazioni – non cozza in alcun modo con le linee guida comunali che disciplinano l’operatività dei comitati, senza entrare nello specifico.
Sovrapposizioni.
Più complesso il discorso della modifica apportata all’articolo 11 dello statuto. Una modifica che dà la possibilità a eventuali suoi membri, semmai eletti all’interno del consiglio comunale o provinciale, di poter mantenere la carica come membri del comitato, seppur non in qualità di presidente, vicepresidente o segretario. Questo in variazione a quello che lo stesso statuto prevedeva prima della modifica in questione. Il precedente statuto infatti vietava espressamente qualsiasi sovrapposizione tra rappresentanza nelle istituzioni e appartenenza al comitato di quartiere. Una sovrapposizione ora possibile, proprio a pochi mesi dalle amministrative. A quel punto, chi fra i membri del comitato dovesse risultare eletto in Comune avrebbe la possibilità di mantenere la sua carica all’interno dell’organo che dà rappresentatività ai quartieri, anche se solo come membro privo di cariche direttive.
E anche in questo caso non sono mancate le polemiche da parte di alcuni cittadini di Sinigo che vedono in questa modifica una possibile politicizzazione del comitato, a fronte di quelle linee guida comunali che imporrebbero ai comitati un’indipendenza dalla politica. Questione di interpretazione, se un consigliere comunale o provinciale qualora dovesse essere anche membro di un comitato di quartiere finirebbe per politicizzare il comitato stesso.
Apartiticità e propaganda.
Nemmeno le linee guida comunali già menzionate aiutano a districare la matassa. Le indicazioni specificano solo che “i comitati di quartiere devono essere una libera e volontaria espressione dei cittadini del quartiere” e che si debbano configurare come “organismi privi di caratterizzazioni e orientamenti politici in senso pratico”. Quindi, difficile capire se la doppia rappresentanza – membro del comitato di quartiere e consigliere comunale o provinciale – sia da considerarsi illegittima, secondo quanto deciso dalle linee guida comunali. A ingarbugliare la matassa, l’articolo 4 dello stesso statuto del comitato di quartiere di Sinigo, il quale recita che “il comitato deve rappresentare la libera espressione dei residenti e avere carattere apartitico”. Quindi, senza specificare alcuna incompatibilità eventuale tra diverse cariche, l’articolo 4 sembrerebbe consigliare la presenza all’interno del comitato di cittadini privi di cariche politico-istituzionali.
Ognuno la vedrà come vuole, insomma. Con le elezioni comunali alle porte, e la possibilità concreta che alcuni membri del comitato di quartiere di Sinigo vogliano candidarsi anche al consiglio comunale, il sospetto elevato da alcuni sinighesi – quando non accusa – è quello che il nuovo comitato abbia approvato una modifica speculativa allo statuto proprio per permettere ad alcuni, tra i suoi membri più attivi, di poter giocare su due fronti. In altre parole, affrontare una campagna elettorale con la visibilità di membro del comitato di quartiere per una candidatura a un posto nella prossima assemblea comunale. La parola ora spetta all’Avvocatura del Comune, chiamata ad avallare o respingere queste due modifiche, con il serio rischio che una pronuncia, in un verso o nell’altro, possa essere utilizzata come argomento della campagna elettorale.
Modifiche e linee guida.
Nella seduta del 13 gennaio sono state apportate due modifiche allo statuto approvato il 15 dicembre del 2014. Le linee guida approvate dall’ufficio decentramento del Comune e che regolano i rapporti tra amministrazione e comitati di quartiere dà a questi ultimi ampia libertà di manovra, chiedendo solo che ogni comitato si doti di uno statuto che “interpreti adeguatamente le esigenze e le caratteristiche del territorio rappresentato, assicurando democraticità al suo operare e rappresentatività alla propria composizione”. Quindi la prima modifica – il passaggio da sette a sei membri necessari per la validità delle votazioni – non cozza in alcun modo con le linee guida comunali che disciplinano l’operatività dei comitati, senza entrare nello specifico.
Sovrapposizioni.
Più complesso il discorso della modifica apportata all’articolo 11 dello statuto. Una modifica che dà la possibilità a eventuali suoi membri, semmai eletti all’interno del consiglio comunale o provinciale, di poter mantenere la carica come membri del comitato, seppur non in qualità di presidente, vicepresidente o segretario. Questo in variazione a quello che lo stesso statuto prevedeva prima della modifica in questione. Il precedente statuto infatti vietava espressamente qualsiasi sovrapposizione tra rappresentanza nelle istituzioni e appartenenza al comitato di quartiere. Una sovrapposizione ora possibile, proprio a pochi mesi dalle amministrative. A quel punto, chi fra i membri del comitato dovesse risultare eletto in Comune avrebbe la possibilità di mantenere la sua carica all’interno dell’organo che dà rappresentatività ai quartieri, anche se solo come membro privo di cariche direttive.
E anche in questo caso non sono mancate le polemiche da parte di alcuni cittadini di Sinigo che vedono in questa modifica una possibile politicizzazione del comitato, a fronte di quelle linee guida comunali che imporrebbero ai comitati un’indipendenza dalla politica. Questione di interpretazione, se un consigliere comunale o provinciale qualora dovesse essere anche membro di un comitato di quartiere finirebbe per politicizzare il comitato stesso.
Apartiticità e propaganda.
Nemmeno le linee guida comunali già menzionate aiutano a districare la matassa. Le indicazioni specificano solo che “i comitati di quartiere devono essere una libera e volontaria espressione dei cittadini del quartiere” e che si debbano configurare come “organismi privi di caratterizzazioni e orientamenti politici in senso pratico”. Quindi, difficile capire se la doppia rappresentanza – membro del comitato di quartiere e consigliere comunale o provinciale – sia da considerarsi illegittima, secondo quanto deciso dalle linee guida comunali. A ingarbugliare la matassa, l’articolo 4 dello stesso statuto del comitato di quartiere di Sinigo, il quale recita che “il comitato deve rappresentare la libera espressione dei residenti e avere carattere apartitico”. Quindi, senza specificare alcuna incompatibilità eventuale tra diverse cariche, l’articolo 4 sembrerebbe consigliare la presenza all’interno del comitato di cittadini privi di cariche politico-istituzionali.
Ognuno la vedrà come vuole, insomma. Con le elezioni comunali alle porte, e la possibilità concreta che alcuni membri del comitato di quartiere di Sinigo vogliano candidarsi anche al consiglio comunale, il sospetto elevato da alcuni sinighesi – quando non accusa – è quello che il nuovo comitato abbia approvato una modifica speculativa allo statuto proprio per permettere ad alcuni, tra i suoi membri più attivi, di poter giocare su due fronti. In altre parole, affrontare una campagna elettorale con la visibilità di membro del comitato di quartiere per una candidatura a un posto nella prossima assemblea comunale. La parola ora spetta all’Avvocatura del Comune, chiamata ad avallare o respingere queste due modifiche, con il serio rischio che una pronuncia, in un verso o nell’altro, possa essere utilizzata come argomento della campagna elettorale.


