Merano. L’implementazione del servizio del “taxi rosa”, il potenziamento del servizio di videosorveglianza e il miglioramento dell’illuminazione sono le tre misure che il nuovo Piano per l’uguaglianza di uomini e donne 2019-2024, recentemente approvato all’unanimità dal consiglio comunale, vede come quelle di più immediata efficacia nella prevenzione di aggressioni come quella subita lunedì sera da una 25enne sul Lungopassirio. Ma c’è anche un obiettivo importante, il maggiore coinvolgimento di architette nella pianificazione urbanistica, in modo da creare spazi urbani sicuri.

«Militarizzazione».

La Rete antiviolenza della città mette le mani avanti: “Pur non mirando a una militarizzazione del territorio” è la premessa scritta nel corposo documento. Infatti è preceduta e seguita da una serie di interventi che vogliono incidere sulla formazione di tutti gli abitanti di Merano, dal progetto di “educazione all’immagine” rispetto alla violenza di genere nei film e nelle serie televisive al progetto “Io dico no”, rivolto alle alunne delle scuole medie. Videosorveglianza e illuminazione intelligente vanno quindi viste come deterrenti da inserire là dove la popolazione percepisce un senso di pericolo, ma non quali sostitute di una formazione sempre necessaria e oggi lacunosa – per non dire assente.

Stereotipi e linguaggio.

Perciò il primo capitolo del Piano è dedicato a “interventi di sensibilizzazione per l’abbattimento degli stereotipi di genere rivolti a bambini e bambine, ragazzi e ragazze, nonché all’intera cittadinanza”. Ci rientrano, nero su bianco, la lotta alla diffusione di immagini lesive della dignità della donna (per esempio nel campo delle affissioni pubblicitarie) e il rifiuto di usare un linguaggio sessista “non utilizzando un maschile falsamente neutrale”. Lo fanno già molte università italiane, lo fa il Comune da qualche anno. E ci sono anche gli esempi illuminati di atenei europei che riconoscono identità di genere non binarie, contemplando l’eventualità che ci si possa riconoscere in qualcosa che non sia “maschio” o “femmina”.

Messaggi positivi.

Naturale prosieguo sono le misure di prevenzione e contrasto della violenza maschile contro le donne: nel cyberspazio, nello spazio pubblico, nello spazio privato. Coinvolgendo comitati di quartiere, amministratori di condominio, tassisti e polizia municipale, o sfruttando i biglietti dei parcheggi, il retro degli autobus, le buste del pane per veicolare messaggi che incoraggino a praticare la parità di genere.