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Merano. L’ospedale Tappeiner si sta preparando a rispondere all’aumento dei contagi e dei ricoveri. A dire il vero non ha mai smesso di farlo. Mentre i casi più gravi venivano concentrati nella Terapia intensiva del San Maurizio a Bolzano, «per tutta l’estate a Merano una parte di Geriatria è rimasta operativa come reparto Covid, dove convergono pazienti con altre patologie che hanno contratto il virus». Irene Pechlaner, direttrice del comprensorio Asl, aggiunge che qualche nuovo paziente geriatrico (non Covid) è stato trasferito nella giornata ieri dal capoluogo all’ospedale di via Rossini.
Cifre.
I ricoveri Covid al Tappeiner sono otto.
«Le cifre sono in continua evoluzione - puntualizza Pechlaner - e così le risposte del nostro sistema sanitario. Si sta camminando sulle sabbie mobili, la popolazione deve capirlo. Un responsabile comportamento individuale è la vera chiave per non dare chance al virus».
Il team.
Del team-Covid, coordinato dalla dottoressa Christine Kirchlechner, fanno parte lo staff di Geriatria e altri medici specialisti nelle diverse discipline cliniche. A preoccupare è però soprattutto il numero degli infermieri, da anni – a prescindere dal Covid – lato debole della sanità altoatesina. «Fra il resto dodici infermieri e un anestesista in carico a Merano sono operativi al San Maurizio in Terapia intensiva» osserva la dirigente. Influirà sulle altre prestazioni del Tappeiner? «Come già premesso, la situazione muta a ritmi incalzanti. Stiamo cercando di rispettare le visite programmate ma non sarà facile, così come le terapie e gli interventi chirurgici. Dovremo tenerci pronti nel caso in cui il quadro dovesse peggiorare ancora. A quel punto sarà una questione di priorità: gli interventi imprescindibili verranno fatti, altri potranno slittare».
Intanto i ricoveri della Terapia intensiva cardiologica del Tappeiner sono stati trasferiti in Cardiologia. Mentre riprenderà prossimamente la convenzione con la casa di cura Sant’Anna di Maia Alta che già la scorsa primavera aveva fornito una spalla robusta all’apparato sanitario meranese.
Regole.
Pechlaner è ferrea sulle regole osservate all’interno della struttura ospedaliera: «Siamo molto fiscali nella gestione degli accessi con controlli puntuali. Al pronto soccorso non ha mai smesso di funzionare il pre-triage. Siamo intransigenti sul corretto uso delle mascherine e sulle sanificazioni. Se un operatore risulta positivo, tutto il reparto viene immediatamente sottoposto a tampone. Ma è chiaro che anche il nostro personale, seppur attento pure fuori servizio, ha delle famiglie, dei bambini, dunque l’infezione è possibile. Per questo la disciplina di tutti è fondamentale per minimizzare i rischi».
Al di là delle mascherine da portare correttamente, dunque comprendo anche il naso oltre alla bocca, «chiediamo ai pazienti di non presentarsi con troppo anticipo sugli appuntamenti, al massimo 15 minuti prima. Il Tappeiner non dispone di spazi e sale d’aspetto infinite. Per questo abbiamo regolamentato con rigore anche i prelievi del sangue: massimo 220 accessi a mattina con ingresso a un numero limitato di persone per volta. Chi è in coda deve aspettare all’esterno, può essere spiacevole ma la priorità è la sicurezza. Fra il resto a chi attende viene distribuito un orario al quale ripresentarsi, così da non dover aspettare troppo davanti all’ospedale».
Il messaggio.
«La posta in gioco in questo momento è troppo alta - chiosa Pechlaner - e il comportamento della popolazione è decisivo. Nel mondo lavorativo, nelle scuole, nell’evitare in questo frangente le occasioni di ritrovo».
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Cifre.
I ricoveri Covid al Tappeiner sono otto.
«Le cifre sono in continua evoluzione - puntualizza Pechlaner - e così le risposte del nostro sistema sanitario. Si sta camminando sulle sabbie mobili, la popolazione deve capirlo. Un responsabile comportamento individuale è la vera chiave per non dare chance al virus».
Il team.
Del team-Covid, coordinato dalla dottoressa Christine Kirchlechner, fanno parte lo staff di Geriatria e altri medici specialisti nelle diverse discipline cliniche. A preoccupare è però soprattutto il numero degli infermieri, da anni – a prescindere dal Covid – lato debole della sanità altoatesina. «Fra il resto dodici infermieri e un anestesista in carico a Merano sono operativi al San Maurizio in Terapia intensiva» osserva la dirigente. Influirà sulle altre prestazioni del Tappeiner? «Come già premesso, la situazione muta a ritmi incalzanti. Stiamo cercando di rispettare le visite programmate ma non sarà facile, così come le terapie e gli interventi chirurgici. Dovremo tenerci pronti nel caso in cui il quadro dovesse peggiorare ancora. A quel punto sarà una questione di priorità: gli interventi imprescindibili verranno fatti, altri potranno slittare».
Intanto i ricoveri della Terapia intensiva cardiologica del Tappeiner sono stati trasferiti in Cardiologia. Mentre riprenderà prossimamente la convenzione con la casa di cura Sant’Anna di Maia Alta che già la scorsa primavera aveva fornito una spalla robusta all’apparato sanitario meranese.
Regole.
Pechlaner è ferrea sulle regole osservate all’interno della struttura ospedaliera: «Siamo molto fiscali nella gestione degli accessi con controlli puntuali. Al pronto soccorso non ha mai smesso di funzionare il pre-triage. Siamo intransigenti sul corretto uso delle mascherine e sulle sanificazioni. Se un operatore risulta positivo, tutto il reparto viene immediatamente sottoposto a tampone. Ma è chiaro che anche il nostro personale, seppur attento pure fuori servizio, ha delle famiglie, dei bambini, dunque l’infezione è possibile. Per questo la disciplina di tutti è fondamentale per minimizzare i rischi».
Al di là delle mascherine da portare correttamente, dunque comprendo anche il naso oltre alla bocca, «chiediamo ai pazienti di non presentarsi con troppo anticipo sugli appuntamenti, al massimo 15 minuti prima. Il Tappeiner non dispone di spazi e sale d’aspetto infinite. Per questo abbiamo regolamentato con rigore anche i prelievi del sangue: massimo 220 accessi a mattina con ingresso a un numero limitato di persone per volta. Chi è in coda deve aspettare all’esterno, può essere spiacevole ma la priorità è la sicurezza. Fra il resto a chi attende viene distribuito un orario al quale ripresentarsi, così da non dover aspettare troppo davanti all’ospedale».
Il messaggio.
«La posta in gioco in questo momento è troppo alta - chiosa Pechlaner - e il comportamento della popolazione è decisivo. Nel mondo lavorativo, nelle scuole, nell’evitare in questo frangente le occasioni di ritrovo».
©RIPRODUZIONE RISERVATA.


