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MERANO. L’ipotesi di disobbedire al decreto Salvini ventilata dal vicesindaco Andrea Rossi, nella quale si specchia anche la sensibilità sul tema del sindaco Paul Rösch, crea bagarre in una giunta comunale da sempre alle prese con la composizione di orientamenti divergenti. A uscire allo scoperto questa volta è l’assessore Nerio Zaccaria, leader di Alleanza per Merano, l’anima di centrodestra all’interno del governo cittadino: «Sarebbe opportuno evitare certe uscite colorite e folcloristiche. Davanti a un decreto legge c’è una sola cosa da fare: applicarlo». La presa di posizione segue di pochi giorni quella dell’altro alleato di giunta, Gabriela Strohmer (Svp), che aveva accusato il sindaco di essere già in campagna elettorale e osservato la necessità dell’esecutivo di concentrarsi sugli argomenti che interessano direttamente la città, senza inoltrarsi in territori occupati da altri livelli politici.
Inevitabile, a questo punto, che questa mattina in sala giunta nella consueta riunione del martedì mattina voli qualche straccio. Non è la prima volta in una squadra di governo che ha nella sua natura un’ampia gamma di visioni politiche, ma anche una innegabile capacità di ricompattarsi. «Il sindaco rappresenta la città ed è un ufficiale di Stato – osserva Zaccaria – e come tale non può passare il messaggio di un dribbling all’applicazione di una legge statale. Se si concede spazio a questa logica, si finisce nel far-west. Poi, a livello personale ciascuno può dissentire. Ma per incanalare il disappunto ci sono le sedi istituzionali, a partire da quelle territoriali come il commissariato del governo». Il numero uno di Alleanza per Merano coinvolge nella questione la Provincia, «è lei che ha preso gli accordi con Roma sulla quota di migranti spettanti all’Alto Adige. Se vi sono incomprensioni, i chiarimenti vanno fatti a livello provinciale, a maggior ragione ora che la Lega si trova in cabina di regia». Zaccaria non nega che il decreto possa avere delle ripercussioni sulla gestione dei profughi. Ma conclude richiamando l’attenzione dei suoi colleghi di giunta: «C’è ancora tanto da lavorare per Merano. Questo è il nostro mandato: occuparci della città. Ai partner di governo chiedo di andare a riguardare il programma stipulato a inizio legislatura, di affrontare i temi che riguardano direttamente la nostra città. Lasciamo chi di dovere a confrontarsi sui temi nazionali».
Sulla questione, una posizione l’aveva presa il consiglio comunale che a fine novembre aveva chiesto al Parlamento di non votarlo. Il messaggio aveva preso la forma di un provvedimento urgente presentato dalla presidente del consesso civico Francesca Schir (ex Cinquestelle transitata nel gruppo misto e inquadrata nel team Köllensperger a livello provinciale). Aveva incassato l’appoggio della lista Rösch/Verdi, del Pd, della Civica per Merano, di David Augscheller (Sinistra ecosociale) e di Kurt Duschek (gruppo misto). Contro l’approvazione, fra “no” e astensioni, si erano schierate tutte le componenti consiliari che pendono verso destra, compresa Alleanza per Merano, ma anche la Svp che invece aveva votato un documento più blando. Fra i maggiori timori, lo smantellamento dello Sprar, il Sistema di accoglienza per rifugiati e richiedenti asilo, qui gestito dal Burgraviato.
Al tempo si trattava di un appello lanciato quando il decreto doveva essere votato. Il decreto è poi passato e nei giorni scorsi ha suscitato una fronda tra diversi sindaci di Comuni, ma anche Regioni, a guida Pd, che denunciano l’incostituzionalità di alcuni provvedimenti.(sim)
Inevitabile, a questo punto, che questa mattina in sala giunta nella consueta riunione del martedì mattina voli qualche straccio. Non è la prima volta in una squadra di governo che ha nella sua natura un’ampia gamma di visioni politiche, ma anche una innegabile capacità di ricompattarsi. «Il sindaco rappresenta la città ed è un ufficiale di Stato – osserva Zaccaria – e come tale non può passare il messaggio di un dribbling all’applicazione di una legge statale. Se si concede spazio a questa logica, si finisce nel far-west. Poi, a livello personale ciascuno può dissentire. Ma per incanalare il disappunto ci sono le sedi istituzionali, a partire da quelle territoriali come il commissariato del governo». Il numero uno di Alleanza per Merano coinvolge nella questione la Provincia, «è lei che ha preso gli accordi con Roma sulla quota di migranti spettanti all’Alto Adige. Se vi sono incomprensioni, i chiarimenti vanno fatti a livello provinciale, a maggior ragione ora che la Lega si trova in cabina di regia». Zaccaria non nega che il decreto possa avere delle ripercussioni sulla gestione dei profughi. Ma conclude richiamando l’attenzione dei suoi colleghi di giunta: «C’è ancora tanto da lavorare per Merano. Questo è il nostro mandato: occuparci della città. Ai partner di governo chiedo di andare a riguardare il programma stipulato a inizio legislatura, di affrontare i temi che riguardano direttamente la nostra città. Lasciamo chi di dovere a confrontarsi sui temi nazionali».
Sulla questione, una posizione l’aveva presa il consiglio comunale che a fine novembre aveva chiesto al Parlamento di non votarlo. Il messaggio aveva preso la forma di un provvedimento urgente presentato dalla presidente del consesso civico Francesca Schir (ex Cinquestelle transitata nel gruppo misto e inquadrata nel team Köllensperger a livello provinciale). Aveva incassato l’appoggio della lista Rösch/Verdi, del Pd, della Civica per Merano, di David Augscheller (Sinistra ecosociale) e di Kurt Duschek (gruppo misto). Contro l’approvazione, fra “no” e astensioni, si erano schierate tutte le componenti consiliari che pendono verso destra, compresa Alleanza per Merano, ma anche la Svp che invece aveva votato un documento più blando. Fra i maggiori timori, lo smantellamento dello Sprar, il Sistema di accoglienza per rifugiati e richiedenti asilo, qui gestito dal Burgraviato.
Al tempo si trattava di un appello lanciato quando il decreto doveva essere votato. Il decreto è poi passato e nei giorni scorsi ha suscitato una fronda tra diversi sindaci di Comuni, ma anche Regioni, a guida Pd, che denunciano l’incostituzionalità di alcuni provvedimenti.(sim)


