MERANO. Il Burgraviato - assieme a Bolzano, alla Bassa Atesina e Vipiteno - è la maglia nera dell’Alto Adige per incidenza del diabete. Una patologia tra i fattori di rischio più importanti per quanto riguarda l’arteriosclerosi, che è poi causa di infarto e ictus. Per sensibilizzare la popolazione sul tema, la Fondazione Cuore e Diabetes Union hanno organizzato per domani, martedì 12 febbraio, un incontro alla scuola professionale per l’industria e l’artigianato (a Bolzano, in via Roma, con inizio alle 19), col sostegno della Provincia.

Ad inaugurare la conferenza sarà Walter Pitscheider, ex primario di Cardiologia del San Maurizio nonché collaboratore della Fondazione Cuore. Chi spiegherà la stretta correlazione tra diabete e patologie cardiache, invece, sarà Gianpiero Incelli, diabetologo e internista dell’ospedale Tappeiner ormai da dieci anni. Innanzitutto, i dati. Secondo quanto diffuso dall’Osservatorio salute della Provincia relativamente al 2017, il tasso reale grezzo (cioè il rapporto tra numero di casi in cui si presenta la caratteristica in studio e la popolazione di riferimento) di diabetici si attesta per il comprensorio meranese tra le 4.259,79 e le 5.423,26 persone. Quasi il doppio rispetto, per esempio, alla valla Aurina. Il dato non cambia molto nemmeno se si considerano i tassi standardizzati (sistema di aggiustamento di un tasso grezzo che permette di confrontare tra loro popolazioni che hanno distribuzione dell’età tra loro diverse). Merano può però contare sul più elevato tasso di ospedalizzazione dell’Alto Adige per i pazienti maggiorenni che soffrano di diabete con complicanze a lungo termine: con 76,1 punti percentuali stacca di 56,4 punti il secondo comprensorio nella relativa tabella, quello di Bressanone. Ma come si riconosce per tempo il diabete? «Innanzitutto bisogna distinguere tra le diverse tipologie – spiega il diabetologo Gianpiero Incelli –. Il diabete di tipo 1 ha una sintomatologia molto rapida, quindi ce ne si accorge subito. Per quanto riguarda il tipo 2, invece, serve uno screening. L’anno scorso l’Azienda sanitaria ha attivato un programma specifico riservato alle persone di età compresa tra i 35 e i 74 anni: si tratta di un questionario che si riceve a casa. Le risposte vengono poi analizzate, fino a individuare i casi in cui uno stia sviluppando la patologia». Mentre nel mondo un adulto su undici 2017 è affetto da diabete – diagnosticato soltanto a un adulto su due –, con una stima che si aggira intorno ai 425 milioni di persone, in Alto Adige nel 2017 erano 22.371 i diabetici diagnosticati. Il confronto col dato del 2013, di poco inferiore (21.929), apre uno scenario ben diverso da quello mondiale: «Si calcola per il 2045 un aumento totale del 48%, con 629 milioni di diabetici”, riprende Incelli. «È un aumento drammatico, certamente diverso a seconda della regione in esame. Qui in Alto Adige siamo bravi a fare per tempo le diagnosi, e per le statistiche si contano le esenzioni dal ticket. Vale anche il calcolo della spesa sanitaria per patologia. Resta l’importanza dello screening: tra diabete e malattie cardiovascolari c’è una relazione biunivoca».