MERANO. Cinque mesi a Merano, dal novembre del 1912 a marzo del 1913. Anna Freud viene mandata nella nostra città da Sigmund Freud - padre della giovane e della psicanalisi, - ufficialmente per motivi di riposo. La realtà è che a casa Freud si stava sposando la bella Sophie, e la sorella Anna ne era estremamente gelosa.

A raccontare l'estrema importanza del soggiorno meranese di Anna per i successivi sviluppi della psicologia infantile, di recente in sala civica c'erano Silvia Vegetti Finzi, psicoanalista milanese di fama internazionale e Francesco Marchioro, direttore del centro ricerche della associazione Imago.

Ospitata da una famiglia di amici meranesi di casa Freud, la diciassettenne Anna passa tutto l'inverno nel tepore della cittadina di cura, scrivendo quotidianamente al padre, spesso infastidito per la frequenza delle lettere.

Se Anna Freud ha iniziato ad occuparsi del mondo infantile è proprio quando a Merano inizia a prendersi cura di sé, come non avevano fatto né la madre né il padre. I cinque mesi di isolamento forzato in riva al Passirio diventeranno fondamentali non solo per liberarsi dai condizionamenti infantili, ma per l'intera storia della psicologia moderna.

Al suo arrivo a Merano, Anna si considera bruttina, perché così veniva descritta in famiglia, ed è qui che adotta il Dirndl, proprio per nascondere i lineamenti pronunciati del suo corpo.

«Merano – spiega Vegetti Finzi – mi ricorda Arie, Acqua e Luoghi, una opera di Ippocrate che spiega come i luoghi possano essere curativi di per sé».

«È qui - continua la professoressa - che Anna prende le distanze dalla famiglia, trasformandosi in una giovane donna determinata a ricostruire il suo futuro e quello della intera psicanalisi». In una lettera, sarà il padre a scriverle: «Goditi l'inverno meranese e un sole così bello. Punto». Non lo farà, infine, facendo ritorno a Vienna, e iniziando a seguire, giovanissima, i lavori del padre fino ad essere ammessa alle “riunioni del mercoledì sera”, ed essere la prima a leggere i manoscritti paterni.

Freud morirà nel 1939 a Londra, dedicando però le sue ultime parole alla “figlia della domenica”, come era solito chiamarla in modo dispregiativo. Invece, «Anna morirà nel 1982 in un parco di Londra – ricorda con commozione la psicologa Vegetti Finzi - nel quale veniva portata, ormai in sedia a rotelle, con indosso sempre e solo il mantello del padre».