MERANO. Il flop delle elezioni per il rinnovo del comitato di quartiere Maia-Mais sono il sintomo di un malessere diffuso. Una manifestazione di sfiducia dei cittadini nei confronti del significato e delle capacità di questi organismi di rappresentanza di quartiere. È la chiave di lettura data da chi delle dinamiche e dei rapporti fra comitati e governo della città ha un’esperienza infelice. A esprimerla è difatti il gruppo spontaneo che era sorto per far sentire la propria voce critica verso il progetto di rifacimento di via Matteotti. «Avevamo elencato una lunga serie di perplessità ed elaborato delle richieste: solo il 10% sono state tramutate in realtà. Ci ritroveremo con una strada nuova, dopo anni di attesa, che però non è benvista dalla stragrande maggioranza dei residenti»: a parlare è Benno Mandolesi, che assieme a Cristina Fancello, Rosa Perrotta e Christine Monthaler si è fatto ambasciatore di coloro che componevano il gruppo di via Matteotti. «I governanti si sono tanto riempiti la bocca di condivisione, partecipazione, coinvolgimento, ma poi hanno tirato dritto per la loro strada». E il comitato di quartiere, in tutto ciò? «Inizialmente si è interessato della questione. Ma nel momento in cui i nodi cominciavano a venire al pettine, e sotto le sollecitazioni di chi in via Matteotti e immediati paraggi abita o ha un’attività, ha deciso di non prendere posizione. Per tutti noi è stata una delusione enorme. La fiducia è crollata. Abbiamo deciso di costituire un gruppo autonomo per portare avanti le nostre istanze, la raccolta firme aveva dimostrato che rappresentavamo la stragrande maggioranza dei residenti e dei commercianti, ma è finita come si sa».
Secondo questa interpretazione, ci hanno perso tutti: i residenti che avranno una strada rifatta ma non come desideravano; la politica che non avrebbe ascoltato i cittadini; e appunto il comitato di quartiere che, defilandosi, avrebbe mortificato le aspettative di coloro che pensavano di essere rappresentati. «Quando il comitato Maia sorse – ricorda Mandolesi – fu proprio la possibilità di rappresentare la gente a fare da carburante per chi si candidava e veniva eletto. Se manca il senso di rappresentanza, da una parte e dall’altra, il serbatoio rimane vuoto. E così tanti di noi, verosimilmente tutti coloro che sono rimasti scottati da questa vicenda, non sono andati a votare quando è stato il momento di rinnovare il comitato di quartiere». Alle urne si è presentato meno del 3% degli aventi diritto. Ben al di sotto della soglia del 10%, anch’essa comunque molto bassa, attorno alla quale si aggirano le votazioni degli altri organismi rionali. «Con differenze fra i vari comitati, ma un certo grado di problemi analoghi si riscontra accomuna tutti» prosegue l’accusa. «Lo posso dire per esperienza. Faccio un esempio: un paio di anni fa i comitati si accordarono per monitorare per un mese un paio di isole ecologiche in ciascun rione, particolarmente soggette agli smaltimenti illegali. Un lavoro del tutto volontario, svolto da chi credeva di poter dare un contributo. Furono raccolti tanti dati e vennero presentati all’amministrazione municipale, che assicurò successivi incontri per approfondire il tema e trovare soluzioni. Ma tutto si esaurì con quell’incontro. Chi governa prima dà disponibilità, ascolta. Predica democrazia partecipativa. Ma alla fine gli effetti dei contributi dei cittadini e dei comitati sono praticamente pari a zero. E allora a che servono?». Il rifacimento di piazza Vittorio Veneto a Sinigo e lo studio per realizzare una piazza a Quarazze, progetti per i quali il Comune ha annunciato (e a Sinigo iniziato) un processo di coinvolgimento dei residenti, saranno la prova del nove.
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Secondo questa interpretazione, ci hanno perso tutti: i residenti che avranno una strada rifatta ma non come desideravano; la politica che non avrebbe ascoltato i cittadini; e appunto il comitato di quartiere che, defilandosi, avrebbe mortificato le aspettative di coloro che pensavano di essere rappresentati. «Quando il comitato Maia sorse – ricorda Mandolesi – fu proprio la possibilità di rappresentare la gente a fare da carburante per chi si candidava e veniva eletto. Se manca il senso di rappresentanza, da una parte e dall’altra, il serbatoio rimane vuoto. E così tanti di noi, verosimilmente tutti coloro che sono rimasti scottati da questa vicenda, non sono andati a votare quando è stato il momento di rinnovare il comitato di quartiere». Alle urne si è presentato meno del 3% degli aventi diritto. Ben al di sotto della soglia del 10%, anch’essa comunque molto bassa, attorno alla quale si aggirano le votazioni degli altri organismi rionali. «Con differenze fra i vari comitati, ma un certo grado di problemi analoghi si riscontra accomuna tutti» prosegue l’accusa. «Lo posso dire per esperienza. Faccio un esempio: un paio di anni fa i comitati si accordarono per monitorare per un mese un paio di isole ecologiche in ciascun rione, particolarmente soggette agli smaltimenti illegali. Un lavoro del tutto volontario, svolto da chi credeva di poter dare un contributo. Furono raccolti tanti dati e vennero presentati all’amministrazione municipale, che assicurò successivi incontri per approfondire il tema e trovare soluzioni. Ma tutto si esaurì con quell’incontro. Chi governa prima dà disponibilità, ascolta. Predica democrazia partecipativa. Ma alla fine gli effetti dei contributi dei cittadini e dei comitati sono praticamente pari a zero. E allora a che servono?». Il rifacimento di piazza Vittorio Veneto a Sinigo e lo studio per realizzare una piazza a Quarazze, progetti per i quali il Comune ha annunciato (e a Sinigo iniziato) un processo di coinvolgimento dei residenti, saranno la prova del nove.
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