MERANO. Appuntamento con un regista professionista, questa sera per la rassegna “On the Road Again”. Alle 20.30, nella sala Urania di via Ortwein, è atteso Lucio Rosa, da oltre cinquant’anni anni impegnato nella realizzazione di documentari cinematografici, reportage e programmi televisivi. Una serata dove il regista veneziano presenterà il suo documentario sui Babinga, ovvero i piccoli uomini della foresta che vivono in Congo. A seguire, un cortometraggio sulla popolazione degli “Uomini senza nome” che vivono nel Sahara.

Dal 1954 con la telecamera in mano, dopo averla ricevuta in regalo dal padre, Rosa inizia la sua lunghissima carriera riprendendo gatti e camini dal balcone della sua casa. Negli anni Sessanta, i primi film a passo ridotto, una serie di premi internazionali vinti per il suo occhio attento allo studio delle popolazioni, infine, nel 1975 fonda con sua moglie la casa di produzione “Studio Film TV”. Rosa è un regista, ma anche capace di curare le sue produzioni dall’inizio alla fine, proprio come si faceva una volta. Come detto, archeologia e preistoria sono le sue passioni, oltre all’etnografia.

Sterminata la sua produzione, basti pensare all’incarico già negli anni ottanta presso le Nazioni Unite che lo manda nei Paesi del sud del mondo per filmare popolazioni primitive.

Quindi, questa sera Rosa porterà a Merano le particolarità degli uomini della foresta che ancora oggi vivono nel profondo Congo, una popolazione che si avvicina molto nelle abitudini e costumi a quella dei cacciatori raccoglitori della preistoria. Protetti dalla foresta, l’impatto con la civiltà sta rapidamente distruggendo un patrimonio culturale che Rosa ha immortalato nei suoi documentari.

Seconda parte della serata, invece, con la storia millenaria del Sahara, raccontata per il suo alternarsi di fasi climatiche estreme, dalle grandi piogge alle lunghe stagioni secche.

Si andrà sui massicci sahariani del Tadrart Acacus e del Messak, nel sud ovest della Libia, dove 12.000 anni fa si formarono le prime comunità, tenaci e vitali, culturalmente compiute, che seppero definire la loro identità non solo attraverso la pura sopravvivenza materiale del gruppo, ma che riuscirono anche ad elevare a linguaggio pittorico, quindi complesso, il loro vissuto quotidiano.

Quindi, appuntamento con la storia e la preistoria, questa sera, grazie al lavoro di uno dei documentaristi di spicco della rassegna che oggi catapulterà il pubblico tra il Pleistocene e l’Olocene.(j.m.)