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MERANO. Ormai spopolano anche nella nostra città i gruppi Facebook per la vendita dell'usato. Sono più di dieci ormai quelli registrati per un bacino d'utenza di oltre 200.000 persone attraverso i quali è possibile vendere oggetti di qualsiasi tipo. Dietro l'angolo, in questo settore sono più che ricorrenti le truffe. Una di questa è stata sventata da un cittadino meranese il quale in vendita aveva messo un tavolo. Annuncio pubblicato con prezzo di vendita fissato a 160 € ed ecco che subito arriva la prima offerta. Una offerta dietro la quale si cela un profilo Facebook confortante, ovvero il nome di una signora con tanto di informazioni, galleria fotografica della famiglia, commenti con diversi like, insomma, a prima vista un acquirente dall'aspetto affidabile.
Ed è questa situazione, molto spesso, a rilassare il venditore tanto da distrarre la sua attenzione verso una serie di indicatori inequivocabili che segnalano un tentativo di truffa. «Mi faresti uno sconto?», oppure, «In che condizioni è l'oggetto», le domande rassicuranti poste dal finto acquirente che a questo punto cala le sue carte e spiega alla sua vittima come si procederà per perfezionare la vendita: «Ok prendo ma vorrei venire domani ma al momento sono impegnato con il lavoro, manderò un postino UPS a casa tua per darti i soldi in contanti e ritirare l'oggetto. Ti spiego, un agente UPS verrà a casa tua per darti una busta contenente i tuoi soldi, e una volta che hai controllato i tuoi soldi gli dai l'oggetto in modo che possa spedirlo a casa mia verrà domani alle 17:00. OK?».
Questo il messaggio, apparentemente parte di una normale trattativa ma che invece nel suo italiano precario e asettico e dai concetti ripetitivi dovrebbe suggerire la presenza di un operatore automatico che risponde alle conversazioni. «Ok per effettuare la spedizione avrò bisogno di Cognome e nome, Indirizzo, Città, Codice postale, Indirizzo e-mail». E anche qui, nulla di male, non fosse per il fatto che basta un qualsiasi altro commento da parte del venditore per indurre il programma automatico di risposta a riproporre la stessa richiesta.
Quindi, la truffa, ovvero l'avviso che ci saranno delle spese di spedizione. «Ok le spese di spedizione sono a mio carico ma ci sono le spese di assicurazione per la busta che devi pagare tu ma su questo punto non ti preoccupare le aggiungo alla somma iniziale ok?». E ancora: «Le spese sono 50€, senti non ti preoccupare perché le spese di assicurazione che pagherai per le spese di assicurazione ti verranno rimborsate visto che ti ho già fatto l'aggiunta per non penalizzare la transazione il che significa che non vai a non perdere nulla sulla tua busta, non ti preoccupare avrai i tuoi soldi in contanti Da domani a casa tua».
A questo punto, ricevuti i dati del venditore il truffatore invita la sua vittima a controllare la sua mail dove dovrebbe apparire l'avviso del vettore sulle modalità del ritiro dell'oggetto in questione. Una mail che però non arriva, ovviamente per problemi alla mail della sua vittima. Nessun problema, perché il sistema truffaldino annuncia l'invio di fantomatici screen fake con cui il “venditore” vorrebbe provare l'intermediazione del vettore, proprio al fine di rincuorare il truffato. Una serie di screen scritti in modo approssimativo, pieni di errori ma che molto spesso per la necessità di vendere quell'oggetto non vengono attentamente letti dal venditore tanto dal farlo desistere.
A soli due passi dal compiere la truffa, il sistema automatico di risposta invita la sua vittima a scrivere lei stessa una breve mail con la richiesta di informazioni per la vendita, ma a un indirizzo di posta che platealmente nulla può avere a che vedere con il corriere. Eppure, sono sempre in molti a procedere nell'invio della mail. Una mail la cui risposta chiederà alla vittima a titolo precauzionale di effettuare un piccolo versamento attraverso un canale bancario a copertura delle sole spese di spedizione, poi rimborsate al momento della consegna.
E per chi decidesse di fermarsi, formulando una qualsiasi richiesta al sistema truffaldino, ecco la risposta testuale dello stesso: «Mi riservo di querelarvi per molestia e tentata estorsione di fondi se inavvertitamente mi rendete il destinatario di qualsiasi email Ho contattato UPS che mi ha detto di non preoccuparmi che la procedura è obbligatoria e irreversibile pena la multa di 95.000 euro e 5 anni di reclusione. Se questa sera non si è provveduto a fare quanto necessario sarei obbligato a sporgere denuncia nei tuoi confronti presso le autorità». Insomma, attenzione ai dettagli, quando si procede a un acquisto o a una vendita online!


