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BOLZANO. Il sindaco Claudio Corrarati è stato chiaro: «Non è pensabile che Bolzano si faccia carico ancora di 850 migranti. Ne discuteremo e chiedo una mano al presidente della Provincia per affrontare l'argomento a brevissimo con assessori e vertici Assb (Azienda servizi sociali)». Arno Kompatscher tende la mano: «L'impegno è e rimane quello di trovare soluzioni. Siamo per l'accoglienza, ma è chiaro che non possiamo ospitare tutti. Dobbiamo poter chiedere un documento a chi entra nelle nostre strutture per avere un letto. Attenzione ho detto documento, non permesso di soggiorno. Ci serve per capire chi sono queste persone e da dove vengono. Noi diamo un servizio efficiente che è anche molto apprezzato, ma dobbiamo poter contare su un maggior controllo. Vogliamo gestire l'accoglienza in modo seria e dovrebbe capirlo anche chi si batte per queste persone».
Tremolada (Cri): «I documenti non sono obbligatori»
Andrea Tremolada, responsabile dell'area sociale della Croce Rossa, simbolo dell'accoglienza a Bolzano, gestisce anche l'Emergenza freddo all'ex Inpdap di via Pacinotti, ci spiega che in effetti non è obbligatorio presentare un documento d'identità.«Chiediamo a tutti i documenti, chi lo ha lo consegna e viene registrato con i dati indicati mentre a tutti gli altri chiediamo nome, cognome, data di nascita e Paese di provenienza. Nominativi che registriamo ed il giorno dopo inviamo a Questura e Carabinieri». Va da sé che il singolo può fornire le credenziali che crede. Impossibile così avere il controllo di chi arriva in città.
«I migranti vogliono restare in città, non vanno nelle valli»
Il 31 maggio ha chiuso l'Emergenza freddo, in via Pacinotti restano 70 persone su 195: ammessi solo lavoratori con contratto a tempo determinato e indeterminato, corsisti, stagisti Fse e fragili over 65. Gli altri o sono in strada e dormono in tenda o hanno lasciato la città. Il sindaco pretende una stretta sui numeri: «Troppi 850 in città, anche il resto della provincia deve fare la sua parte».Per Kompatscher la strada non è realisticamente percorribile. «Abbiamo attivato letti per l'accoglienza a Merano, Bressanone, Brunico ... ma gli stranieri puntano a restare in città. Difficilmente possiamo affidare una quota a ciascun Comune anche perché i diretti interessati non ci vogliono andare». Ma esiste un'altra strada che può essere percorsa. «Certo. Dobbiamo muoverci sui Cas, i Centri di accoglienza straordinaria. Ne servono di più e questi sì possono essere spalmati a macchia di leopardo su tutta la provincia. Siamo al lavoro per individuare più sedi». Sui Cas si è appena espresso anche il sindaco: «Dobbiamo approfondire insieme al prefetto la questione dei Cas. Voglio capire chi può essere ammesso e chi no in queste strutture temporanee che offrono alloggio, vitto e assistenza di base perlopiù a richiedenti asilo».
Kompatscher: «Decidere ora, tardi aspettare l'autunno»
Corrarati insiste che chi non ha titolo per restare in città se ne dovrà andare: «E dobbiamo decidere adesso cosa fare con l'Emergenza freddo che si ripresenterà in autunno e non aspettare l'ultimo momento per prendere decisioni importanti». Kompatscher è d'accordo: «Le scelte vanno fatte adesso. Dobbiamo trovarci e pianificare insieme una strategia. Non è possibile decidere all'ultimo». Corrarati ribadisce che d'ora in poi l'accoglienza in questa città verrà garantita solo a chi ha un lavoro oppure è iscritto a percorsi di formazione professionale; padri, fragili e famiglie. L'obiettivo è facilitare, anche attraverso una sistemazione abitativa, l'integrazione di chi arriva da altri mondi, purché ci sia davvero la volontà di farlo. Kompatscher ritiene l'accoglienza fondamentale «senza gli stranieri tanti nostri servizi non potrebbero esistere» chiede una gestione seria del fenomeno. «Chi entra nelle nostre strutture d'accoglienza deve almeno presentare un documento. Noi dobbiamo sapere di chi si tratta e da dove arriva. Credo di pretendere il minimo».


