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merano. Nonostante Dario Dal Medico sia presentato come “der Bürgermeister aller MeranerInnen”, le civiche hanno costruito la campagna elettorale sulla rivendicazione di un sindaco del gruppo italiano da opporre a Paul Rösch. Tra i motivi, la serie Christina Kury-Paul Rösch, rispettivamente candidata sindaca nel 2010 e candidato sindaco nel 2015 e nel 2020, entrambi di lingua tedesca dopo l’era Alber-Januth.
La Svp aspetta al varco, mai davvero all’angolo, né oggi né fra un mese. Ma la sua legittima istanza risarcitoria oggi, con la chiusura del Pacchetto, non basta più. Nelle sue lacune si incuneano i Verdi. Il gruppo conservatore invece si organizza per portare a palazzo un sindaco di madrelingua italiana. Per Vanda Carbone, consigliera eletta col Pds nel 1995, successivamente assessora e nel 2005 candidata sindaca dei Democratici di sinistra, «il messaggio è che “la comunità italiana rialza la testa”. Ma penso che la comunità italiana la testa non l’abbia mai abbassata. Dal dopoguerra al 1980 Merano ha avuto solo sindaci italiani. Nel 1980 si è avviata l’alternanza che prevedeva la legislatura guidata per la prima metà da un sindaco tedesco e per la seconda metà da un sindaco italiano, quindi governavano Svp e Dc. Le cose sono cambiate dal 1995 con l’elezione diretta del sindaco, col ballottaggio tra Franz Alber e Paolo Deflorian, sostenuto dal centrodestra. Nel 2000 il ballottaggio tra Alber ed Eugenio Aprile per la coalizione di centrodestra. Nel 2005 il ballottaggio tra Günther Januth e Mauro Minniti, di An. Solo con il rafforzamento dei Verdi nel 2010 abbiamo avuto il ballottaggio Svp-Verdi nelle persone di Januth e Christina Kury».
Che cosa ha reso possibile l’elezione di Rösch nel 2015?
Se nel 2010 la candidata era Kury, una Verde-Verde, e non era votabile da un certo elettorato Svp, nel 2010 la candidatura di Rösch, una candidatura civica, non venuta dalla dirigenza dei Verdi, che si confrontava con la candidatura non felicissima di Gerhard Gruber per l’Svp ne ha favorito il successo. Gli “italiani”, presentatisi frazionati, erano stati esclusi dal ballottaggio.
Dall’altra parte c’era il partito-Stato.
L’Svp è nata con la missione di dare rappresentanza alla minoranza tedesca e ladina. È un partito a-ideologico, il cui obiettivo primario era di recuperare i diritti conculcati durante il Ventennio. Obiettivo sacrosanto, ci mancherebbe, stiamo parlando di nomi, diritti, identità. Un compito svolto benissimo, ma che ha impedito il formarsi di una sana pluralità di partiti all’interno del gruppo tedesco. Ad unire varie correnti non è l’ideologia ma l’amministrazione e la ripartizione delle risorse. È l’ultimo partito-Stato rimasto. Ma negli anni Ottanta sembrava naturale che con l’Svp non dovesse esserci competizione, cosa che portò alcuni esponenti della sinistra a passare dal Pci ai Verdi.
Come mai la componente di lingua italiana nei Verdi si è ridotta?
Perché è nato l’Ulivo e per via della trasformazione della sinistra. In realtà fino al 2003 la componente italiana dei Verdi era paritaria: Alessandra Zendron era una leader forte quanto Kury. La forza dei Verdi è stata la capacità di radicarsi nei paesi, mentre i partiti “italiani” con riferimenti nazionali erano presenti solo nelle città. Così i Verdi sono via via divenuti un partito interclassista con orientamento ambientalista e aspirazione interetnica.
Candidati sindaco Verdi di lingua tedesca: è una scelta dettata dall’elettorato?
La ragione risiede nell’obiettivo, quello di riuscire ad avere un sindaco Verde. Per essere competitivi con l’Svp, partito di maggioranza relativa, giocoforza devi candidare una persona di lingua tedesca. E l’obiettivo è stato raggiunto con Rösch, che ha “usurpato” il posto di primo cittadino prima intestato ad Alber e a Januth.
Perché l’Svp è rimasta blockfrei?
Deve fare i conti con la sua storia cittadina, di rappresentanza dei meranesi di lingua tedesca dal dopoguerra al 2015. Se il tuo unico discrimine è il veto su Lega e Fratelli d’Italia significa che non hai educato il tuo elettorato a scelte politiche, bensì solo a scelte etniche. Penso che l’Svp non abbia compreso per tempo di dover fare il salto politico: se a Strasburgo sei nel Ppe, sul territorio stringi alleanze coi partiti omologhi. La dirigenza cittadina pare non aver compreso che al giorno d’oggi qualificarsi come partito che tutela tedeschi e ladini non basta più.
Rappresentante dell’ala economica, Karl Freund, ex capogruppo Svp rieletto consigliere, ha dato il proprio endorsement a Dal Medico. La ragione potrebbe essere una minore forza contrattuale della Volkspartei in una giunta Rösch?
In giunta dovranno esserci tre assessori di lingua tedesca. Con Dal Medico sindaco i tre assessori dovrebbero essere per forza dell’Svp, una Svp più pesante rispetto a una sua presenza all’interno di una giunta trainata dai Verdi. La forza di Rösch è la capacità di rompere gli schemi, mentre un sindaco italiano che poi farà una giunta con tre assessori Svp gli schemi li conserva. Rösch va aiutato a romperli fino in fondo.
Prima parlava della posizione risarcitoria dell’Svp. Non è la stessa della coalizione “italiana”?
Il punto è che nel momento in cui per statuto è d’obbligo definire la propria appartenenza linguistica, la lingua diventa elemento risarcitorio e ci sono vinti e vincitori. Ora Dal Medico dice di essere il candidato “delle persone”, ma il concetto alla base è quello di due realtà territoriali messe insieme per eleggere – legittimamente – un sindaco di lingua italiana. L’unico collante è quello della lingua. Dietro alla figura di Rösch c’è un pensiero progressista, dietro a quella di Dal Medico un’istanza conservatrice.
Che cosa conduce al desiderio di un sindaco italiano a tutti i costi, e dove potrebbe portare?
Nel richiamo al sindaco italiano è sottintesa la rivendicazione di una rappresentanza identitaria. Comunque dev’essere chiaro a chi pensa che la comunità italiana si riprende una posizione che da troppo parla tedesco, che quel sindaco sarà un sindaco di argilla perché, visti i numeri usciti dalle urne, la Svp avrà tre assessori, compreso il vicesindaco. Si tornerà ai numeri delle giunte Alber. L’unica differenza sta nel cognome e nella lingua del sindaco, ma il potere, quello vero, sarà in capo alla Svp.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
La Svp aspetta al varco, mai davvero all’angolo, né oggi né fra un mese. Ma la sua legittima istanza risarcitoria oggi, con la chiusura del Pacchetto, non basta più. Nelle sue lacune si incuneano i Verdi. Il gruppo conservatore invece si organizza per portare a palazzo un sindaco di madrelingua italiana. Per Vanda Carbone, consigliera eletta col Pds nel 1995, successivamente assessora e nel 2005 candidata sindaca dei Democratici di sinistra, «il messaggio è che “la comunità italiana rialza la testa”. Ma penso che la comunità italiana la testa non l’abbia mai abbassata. Dal dopoguerra al 1980 Merano ha avuto solo sindaci italiani. Nel 1980 si è avviata l’alternanza che prevedeva la legislatura guidata per la prima metà da un sindaco tedesco e per la seconda metà da un sindaco italiano, quindi governavano Svp e Dc. Le cose sono cambiate dal 1995 con l’elezione diretta del sindaco, col ballottaggio tra Franz Alber e Paolo Deflorian, sostenuto dal centrodestra. Nel 2000 il ballottaggio tra Alber ed Eugenio Aprile per la coalizione di centrodestra. Nel 2005 il ballottaggio tra Günther Januth e Mauro Minniti, di An. Solo con il rafforzamento dei Verdi nel 2010 abbiamo avuto il ballottaggio Svp-Verdi nelle persone di Januth e Christina Kury».
Che cosa ha reso possibile l’elezione di Rösch nel 2015?
Se nel 2010 la candidata era Kury, una Verde-Verde, e non era votabile da un certo elettorato Svp, nel 2010 la candidatura di Rösch, una candidatura civica, non venuta dalla dirigenza dei Verdi, che si confrontava con la candidatura non felicissima di Gerhard Gruber per l’Svp ne ha favorito il successo. Gli “italiani”, presentatisi frazionati, erano stati esclusi dal ballottaggio.
Dall’altra parte c’era il partito-Stato.
L’Svp è nata con la missione di dare rappresentanza alla minoranza tedesca e ladina. È un partito a-ideologico, il cui obiettivo primario era di recuperare i diritti conculcati durante il Ventennio. Obiettivo sacrosanto, ci mancherebbe, stiamo parlando di nomi, diritti, identità. Un compito svolto benissimo, ma che ha impedito il formarsi di una sana pluralità di partiti all’interno del gruppo tedesco. Ad unire varie correnti non è l’ideologia ma l’amministrazione e la ripartizione delle risorse. È l’ultimo partito-Stato rimasto. Ma negli anni Ottanta sembrava naturale che con l’Svp non dovesse esserci competizione, cosa che portò alcuni esponenti della sinistra a passare dal Pci ai Verdi.
Come mai la componente di lingua italiana nei Verdi si è ridotta?
Perché è nato l’Ulivo e per via della trasformazione della sinistra. In realtà fino al 2003 la componente italiana dei Verdi era paritaria: Alessandra Zendron era una leader forte quanto Kury. La forza dei Verdi è stata la capacità di radicarsi nei paesi, mentre i partiti “italiani” con riferimenti nazionali erano presenti solo nelle città. Così i Verdi sono via via divenuti un partito interclassista con orientamento ambientalista e aspirazione interetnica.
Candidati sindaco Verdi di lingua tedesca: è una scelta dettata dall’elettorato?
La ragione risiede nell’obiettivo, quello di riuscire ad avere un sindaco Verde. Per essere competitivi con l’Svp, partito di maggioranza relativa, giocoforza devi candidare una persona di lingua tedesca. E l’obiettivo è stato raggiunto con Rösch, che ha “usurpato” il posto di primo cittadino prima intestato ad Alber e a Januth.
Perché l’Svp è rimasta blockfrei?
Deve fare i conti con la sua storia cittadina, di rappresentanza dei meranesi di lingua tedesca dal dopoguerra al 2015. Se il tuo unico discrimine è il veto su Lega e Fratelli d’Italia significa che non hai educato il tuo elettorato a scelte politiche, bensì solo a scelte etniche. Penso che l’Svp non abbia compreso per tempo di dover fare il salto politico: se a Strasburgo sei nel Ppe, sul territorio stringi alleanze coi partiti omologhi. La dirigenza cittadina pare non aver compreso che al giorno d’oggi qualificarsi come partito che tutela tedeschi e ladini non basta più.
Rappresentante dell’ala economica, Karl Freund, ex capogruppo Svp rieletto consigliere, ha dato il proprio endorsement a Dal Medico. La ragione potrebbe essere una minore forza contrattuale della Volkspartei in una giunta Rösch?
In giunta dovranno esserci tre assessori di lingua tedesca. Con Dal Medico sindaco i tre assessori dovrebbero essere per forza dell’Svp, una Svp più pesante rispetto a una sua presenza all’interno di una giunta trainata dai Verdi. La forza di Rösch è la capacità di rompere gli schemi, mentre un sindaco italiano che poi farà una giunta con tre assessori Svp gli schemi li conserva. Rösch va aiutato a romperli fino in fondo.
Prima parlava della posizione risarcitoria dell’Svp. Non è la stessa della coalizione “italiana”?
Il punto è che nel momento in cui per statuto è d’obbligo definire la propria appartenenza linguistica, la lingua diventa elemento risarcitorio e ci sono vinti e vincitori. Ora Dal Medico dice di essere il candidato “delle persone”, ma il concetto alla base è quello di due realtà territoriali messe insieme per eleggere – legittimamente – un sindaco di lingua italiana. L’unico collante è quello della lingua. Dietro alla figura di Rösch c’è un pensiero progressista, dietro a quella di Dal Medico un’istanza conservatrice.
Che cosa conduce al desiderio di un sindaco italiano a tutti i costi, e dove potrebbe portare?
Nel richiamo al sindaco italiano è sottintesa la rivendicazione di una rappresentanza identitaria. Comunque dev’essere chiaro a chi pensa che la comunità italiana si riprende una posizione che da troppo parla tedesco, che quel sindaco sarà un sindaco di argilla perché, visti i numeri usciti dalle urne, la Svp avrà tre assessori, compreso il vicesindaco. Si tornerà ai numeri delle giunte Alber. L’unica differenza sta nel cognome e nella lingua del sindaco, ma il potere, quello vero, sarà in capo alla Svp.
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