MERANO. “Sarei più che favorevole alla concessione della cittadinanza austriaca agli altoatesini di madrelingua italiana che ne facessero richiesta”. Ad affermarlo, nella sorpresa generale, è stato Sven Knoll, leader di Südtiroler Freiheit, il quale l’altra sera si è confrontato in un dibattito pubblico con il sociologo Luca Fazi proprio sul tema inconsueto del «Disagio dei tedeschi».
L’incontro, nell’ambito della rassegna «La lampada verde» curata dal Circolo Est Ovest, è stato brillantemente moderato dall’opinionista Gabriele Di Luca, il quale è riuscito nella difficile impresa di trovare i punti di contatto tra i due interlocutori.
Nella sede di uno dei primi circoli interetnici della provincia, nell’unica città altoatesina che vede i due gruppi linguistici numericamente eguagliarsi, si è parlato in modo pacato e costruttivo di doppio passaporto, toponomastica, ma anche e soprattutto del differente significato dell’autonomia per chi si sente italiano o austriaco.
Secondo il consigliere provinciale, in accordo con Fazi, la storia non può essere riportata al tempo in cui il territorio corrispondente all’attuale Alto Adige apparteneva all’Impero Austro-ungarico. Ma la difesa delle tradizioni etniche e culturali è un compito di chi oggi in questa terra di confine vive.
Invece, secondo Fazi, esistono sufficienti dati empirici ad indicare come “da qui a poche decine di anni anche luoghi come la Val Passiria presenteranno elevate percentuali di cittadini non autoctoni. Quelli che oggi sono cittadini invisibili, ovvero gli immigrati - ha spiegato il sociologo - contribuiranno in modo significativo a ridefinire la cornice stessa dell’autonomia”.
Autonomia considerata come strumento da entrambi i relatori, ma mentre per Knoll questa deve essere funzionale alla salvaguardia della minoranza austriaca dal pericolo di estinzione, per Fazi l’autonomia altoatesina è direttamente responsabile per quel processo di identificazione etnica che tiene gli italiani ancora oggi separati dai tedeschi, e viceversa.
In tal senso, la richiesta del doppio passaporto, continua Fazi, nei modi proposti dalla destra sudtirolese, ovvero nei termini di concessione unilaterale da parte dell’Austria, rischia di diventare strumento a disposizione del rancore nazionalista e pangermanista.
Differentemente, secondo Knoll, negli atteggiamenti politici provocatori verso la richiesta del doppio passaporto risiede proprio la volontà di sollecitare la comunità internazionale “su un’ingiustizia storica rappresentata dall’annessione dell’Alto Adige all’Italia”. “Con la certezza che in questo modo – ha risposto Fazi - nemmeno l’Austria vorrà più concedervi il passaporto”.
Favorevole alla doppia cittadinanza per chi vive in zone di confine, ricordando le sue origini austriache, Fazi ha spiegato come concessioni di questo tipo potrebbero trovare l’opposizione della stessa Unione europea. Ciò in virtù del pericolo di innescare un possibile effetto a catena, quindi, la possibilità di rivendicazioni in tal senso in zone molto più calde rispetto al confine del Brennero. “Un confine - ha aggiunto Knoll - che deve cadere anche per tutti i sudtirolesi che, oggi sprovvisti di doppio passaporto, dopo avere frequentato l’Università in Austria sono penalizzati nei confronti degli austriaci”.
A proposito, Fazi ha ribadito come il Brennero, quale confine tra due Stati, sia oggi da intendere più come un luogo attraverso il quale “esseri umani in cerca di una nuova cittadinanza si nascondono nei vani dei treni, rischiando la morte”, piuttosto che come argomento di separazione.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
L’incontro, nell’ambito della rassegna «La lampada verde» curata dal Circolo Est Ovest, è stato brillantemente moderato dall’opinionista Gabriele Di Luca, il quale è riuscito nella difficile impresa di trovare i punti di contatto tra i due interlocutori.
Nella sede di uno dei primi circoli interetnici della provincia, nell’unica città altoatesina che vede i due gruppi linguistici numericamente eguagliarsi, si è parlato in modo pacato e costruttivo di doppio passaporto, toponomastica, ma anche e soprattutto del differente significato dell’autonomia per chi si sente italiano o austriaco.
Secondo il consigliere provinciale, in accordo con Fazi, la storia non può essere riportata al tempo in cui il territorio corrispondente all’attuale Alto Adige apparteneva all’Impero Austro-ungarico. Ma la difesa delle tradizioni etniche e culturali è un compito di chi oggi in questa terra di confine vive.
Invece, secondo Fazi, esistono sufficienti dati empirici ad indicare come “da qui a poche decine di anni anche luoghi come la Val Passiria presenteranno elevate percentuali di cittadini non autoctoni. Quelli che oggi sono cittadini invisibili, ovvero gli immigrati - ha spiegato il sociologo - contribuiranno in modo significativo a ridefinire la cornice stessa dell’autonomia”.
Autonomia considerata come strumento da entrambi i relatori, ma mentre per Knoll questa deve essere funzionale alla salvaguardia della minoranza austriaca dal pericolo di estinzione, per Fazi l’autonomia altoatesina è direttamente responsabile per quel processo di identificazione etnica che tiene gli italiani ancora oggi separati dai tedeschi, e viceversa.
In tal senso, la richiesta del doppio passaporto, continua Fazi, nei modi proposti dalla destra sudtirolese, ovvero nei termini di concessione unilaterale da parte dell’Austria, rischia di diventare strumento a disposizione del rancore nazionalista e pangermanista.
Differentemente, secondo Knoll, negli atteggiamenti politici provocatori verso la richiesta del doppio passaporto risiede proprio la volontà di sollecitare la comunità internazionale “su un’ingiustizia storica rappresentata dall’annessione dell’Alto Adige all’Italia”. “Con la certezza che in questo modo – ha risposto Fazi - nemmeno l’Austria vorrà più concedervi il passaporto”.
Favorevole alla doppia cittadinanza per chi vive in zone di confine, ricordando le sue origini austriache, Fazi ha spiegato come concessioni di questo tipo potrebbero trovare l’opposizione della stessa Unione europea. Ciò in virtù del pericolo di innescare un possibile effetto a catena, quindi, la possibilità di rivendicazioni in tal senso in zone molto più calde rispetto al confine del Brennero. “Un confine - ha aggiunto Knoll - che deve cadere anche per tutti i sudtirolesi che, oggi sprovvisti di doppio passaporto, dopo avere frequentato l’Università in Austria sono penalizzati nei confronti degli austriaci”.
A proposito, Fazi ha ribadito come il Brennero, quale confine tra due Stati, sia oggi da intendere più come un luogo attraverso il quale “esseri umani in cerca di una nuova cittadinanza si nascondono nei vani dei treni, rischiando la morte”, piuttosto che come argomento di separazione.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

