Merano. merano. Secondo quanto riferisce Alessandro Urzì (L’Alto Adige nel cuore - FdI) ci sarebbero «contraddizioni che dimostrerebbero come la tutela del bene architettonico sarebbe alquanto leggera, a dire poco» nella risposta fornita dall’assessora provinciale ai Beni culturali Maria Hochgruber Kuenzer all’interrogazione presentata dal consigliere subito dopo aver appreso che l’Ente di gestione della struttura aveva bandito un concorso per ampliare gli spazi occupati dal Cafè Saxifraga.

«Presentato poco più di un mese fa, prima dell’esplodere della crisi coronavirus, il progetto per modificare il Kurhaus di Merano – spiega Urzì – denota come la tutela del bene architettonico sia fortemente a rischio». Dall’interrogazione si apprende che con il passaggio delle competenze dal Ministero alla Provincia, il Kurhaus nel 1980 risulta essere stato posto sotto tutela da parte della Sovrintendenza alle Belle Arti, oggi Ripartizione beni culturali. «La prima contraddizione si riscontra nell’apprendere che soltanto nel 1984, quattro anni dopo la data del vincolo di tutela, l’edificio è stato sottoposto a valutazione complessiva e giudicato in discrete condizioni. Prima di quella data l’Ufficio beni culturali non aveva eseguito alcuna approfondita valutazione documentale sullo stato della struttura. Successivamente, nell’ottobre del 1986, fu fatta richiesta di variante per la realizzazione dell’elemento che ricopre la terrazza antistante il Saxifraga. Autorizzazione rilasciata il 22 ottobre 1986 dalla Sovrintendenza di cui però non resta traccia negli archivi, se non la generica presunzione che fu necessario ampliare la struttura gastronomica».

La questione è tornata alla ribalta nel 2019, quando l’Ente Gestione Teatro ha promosso e finanziato l’iniziativa dell’ampliamento. La Ripartizione è stata coinvolta in questa procedura nell’incontro del 28 agosto 2018, sulla base condivisa che il nuovo elemento architettonico si integrasse nel contesto. «L’Ente Teatro, a conclusione dell’iter del bando, ha informato i Beni culturali che il 23 marzo 2019 si sarebbe svolta una riunione della giunta alla quale i Beni culturali potevano partecipare senza diritto di voto. È in questo ambito che matura la contraddizione più evidente. Infatti ai Beni culturali è stata data solo la possibilità di presenziare all’incontro dell’agosto 2018 ed è stato negato di esprimere alcuna valutazione nell’incontro dello scorso marzo. L’assessora dichiara che non soltanto non è stata chiesta alcuna valutazione preventiva, ma che la richiesta è stata accolta benevolmente perché la struttura realizzata nel 1986-87 “non risulta soddisfacente dal punto di vista tecnico e nemmeno dal punto di vista della tutela del bene architettonico”. Come dire: siccome nel 1986 si era approvato un pugno nell’occhio oggi non possiamo essere che favorevoli a modificarlo. Il problema è: con un altro pugno nell’occhio? Insomma, nel 1986 è stata realizzata senza alcuna tutela vera del Kurhaus una struttura (lo veniamo a sapere solo ora, 34 anni dopo) tecnicamente inadeguata e lesiva del bene architettonico. E oggi? Ecco la risposta dell’assessora: “Fin dall’inizio è stato specificato che un nuovo elemento architettonico sostitutivo doveva integrarsi nel contesto architettonico senza pregiudicare l’aspetto dell’edifico”. Poco più di una raccomandazione».