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merano. «Sicuramente sto virus non mi impedisce di stare con i miei amici. F... (a quel paese, in modo scurrile, nell’originale, ndr) Zona rossa». Detto, fatto, e alcuni ragazzi di Sinigo hanno escogitato il loro sistema per sfuggire alle imposizioni dettate dalla emergenza per il Coronavirus, le quali chiedono ai cittadini di stare in casa e limitare quanto più possibile l'abbandono della abitazione. Imposizioni dettate dalla gravità della situazione che, evidentemente, non trovano un valido alleato nello spirito ribelle di alcuni ragazzi. E lo scenario per questo tipo di comportamenti, come ormai la nostra città si è abituata a constatare, sono i quartieri altamente urbanizzati dove tra i più giovani si strutturano amicizie e gruppi sociali che culminano con la definizione di un vero e proprio comportamento e linguaggio gergale.
La sfida.
Questa volta, però, quell'hashtag #iostosuitetti assieme ai miei amici e in luoghi dove l'accesso al pubblico non è consentito, non è solo espressione di fastidio verso le regole imposte dal vivere comune, ma potenzialmente mette a repentaglio la stessa vita dei protagonisti. Infatti, sono molti i cittadini di Sinigo che ci hanno segnalato e documentato con foto e video, lo sviluppo estremo di questa moda che sfida l'obbligo dello stare a casa. «Io sto con gli amici e me ne frego», il messaggio, in sintesi, e «lo faccio mettendo a rischio la mia vita». Una sfida al pericolo di morte insito nella pandemia con un atto potenzialmente ancora più pericoloso.
Le immagini.
Una moda immortalata dai sinighesi con foto di ragazzi (almeno alcuni probabilmente minorenni) seduti in bilico sui cornicioni dei tetti, sguarniti di protezioni e con le gambe a penzoloni. Moda che, ancora una volta, finisce sui social, in particolare nelle stories di Instagram, postate direttamente dai protagonisti i quali, nei commenti, mostrano tutta la loro insofferenza a questa imposizione ma allo stesso tempo a qualsiasi regola sociale.
Moda.
E allora, la moda di stare sui tetti e come in un rap contest mostrare agli amici chi osa di più, chi è capace di esporre la propria vita al pericolo maggiore, diventa essa stessa una valvola di sfogo per definire la propria identità di gruppo. «Non credo a te, neppure a Dio», un messaggio che accompagna la sfida di un ragazzo il quale, spalle al vuoto, mostra agli amici e, idealmente al mondo, la sua voglia di differenziarsi da tutto e tutti. E che venga fatto sfidando più la morte che le regole sociali, poco a lui sembra importare, perché quello è il linguaggio delle giovani aggregazioni che anche a Sinigo, nelle zona popolari, si sono formate, marcando il territorio con graffiti comprensibili solo tra compagnie “rivali”. Ecco, perché come indicano altre realtà urbane, è proprio questo il prossimo approdo del fenomeno che vede i giovani strutturarsi in gruppi identitari. Ovvero, la ricerca di un rivale non solo nelle figure istituzionali della società e del suo reticolato di norme e regole, ma in un “altro” della stessa pasta, quindi, un altro gruppo sociale di coetanei in tutto per tutto simile e rivale proprio a partire da questa condivisione di valori.
Social.
E anche a Sinigo questo sta accadendo, ma per capirlo, il mondo degli adulti non potrà affidarsi al classico strumento della osservazione sul campo. Infatti, sono i social il nuovo terreno di scontro dove si formano gli incontri e gli scontri tra queste aggregazioni di ragazzi. E questa specie di contest a chi si espone di più al pericolo, al tempo del Coronavirus, con la cittadinanza spaventata - e pronta a invocare controlli - a fotografare e filmare ragazzi in bilico tra la palma del più coraggioso e il rischio di finire spiaccicati su un pavimento, diventa ancora una volta protagonista del web.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
La sfida.
Questa volta, però, quell'hashtag #iostosuitetti assieme ai miei amici e in luoghi dove l'accesso al pubblico non è consentito, non è solo espressione di fastidio verso le regole imposte dal vivere comune, ma potenzialmente mette a repentaglio la stessa vita dei protagonisti. Infatti, sono molti i cittadini di Sinigo che ci hanno segnalato e documentato con foto e video, lo sviluppo estremo di questa moda che sfida l'obbligo dello stare a casa. «Io sto con gli amici e me ne frego», il messaggio, in sintesi, e «lo faccio mettendo a rischio la mia vita». Una sfida al pericolo di morte insito nella pandemia con un atto potenzialmente ancora più pericoloso.
Le immagini.
Una moda immortalata dai sinighesi con foto di ragazzi (almeno alcuni probabilmente minorenni) seduti in bilico sui cornicioni dei tetti, sguarniti di protezioni e con le gambe a penzoloni. Moda che, ancora una volta, finisce sui social, in particolare nelle stories di Instagram, postate direttamente dai protagonisti i quali, nei commenti, mostrano tutta la loro insofferenza a questa imposizione ma allo stesso tempo a qualsiasi regola sociale.
Moda.
E allora, la moda di stare sui tetti e come in un rap contest mostrare agli amici chi osa di più, chi è capace di esporre la propria vita al pericolo maggiore, diventa essa stessa una valvola di sfogo per definire la propria identità di gruppo. «Non credo a te, neppure a Dio», un messaggio che accompagna la sfida di un ragazzo il quale, spalle al vuoto, mostra agli amici e, idealmente al mondo, la sua voglia di differenziarsi da tutto e tutti. E che venga fatto sfidando più la morte che le regole sociali, poco a lui sembra importare, perché quello è il linguaggio delle giovani aggregazioni che anche a Sinigo, nelle zona popolari, si sono formate, marcando il territorio con graffiti comprensibili solo tra compagnie “rivali”. Ecco, perché come indicano altre realtà urbane, è proprio questo il prossimo approdo del fenomeno che vede i giovani strutturarsi in gruppi identitari. Ovvero, la ricerca di un rivale non solo nelle figure istituzionali della società e del suo reticolato di norme e regole, ma in un “altro” della stessa pasta, quindi, un altro gruppo sociale di coetanei in tutto per tutto simile e rivale proprio a partire da questa condivisione di valori.
Social.
E anche a Sinigo questo sta accadendo, ma per capirlo, il mondo degli adulti non potrà affidarsi al classico strumento della osservazione sul campo. Infatti, sono i social il nuovo terreno di scontro dove si formano gli incontri e gli scontri tra queste aggregazioni di ragazzi. E questa specie di contest a chi si espone di più al pericolo, al tempo del Coronavirus, con la cittadinanza spaventata - e pronta a invocare controlli - a fotografare e filmare ragazzi in bilico tra la palma del più coraggioso e il rischio di finire spiaccicati su un pavimento, diventa ancora una volta protagonista del web.
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