Merano. Sull’area dell’ex convento dei padri Sacramentini, in via Winkel, saranno realizzati 22 appartamenti da affittare, tra cui diversi alloggi per anziani e un asilo comunale con due sezioni. Vi troverà spazio anche la nuova sede di “Integra”, servizio della Caritas che sostiene l’inserimento lavorativo e sociale di persone con disabilità.

Generazioni diverse.

Il progetto residenziale “Vivere insieme” è concepito secondo il modello di una casa multigenerazionale. «In futuro ci troveranno spazio persone di generazioni diverse: anziani, single, coppie, genitori single o giovani famiglie – spiega Christian Klotzner, presidente della Fondazione Sant’Elisabetta –. Gli anziani desiderano essere autosufficienti all’interno delle mura domestiche il più a lungo possibile e necessitano di mantenere il loro consueto un ambiente di vita fino alla vecchiaia. Il nostro progetto “Vivere insieme”, una novità per l’Alto Adige, è la risposta a queste esigenze».

La posa della prima pietra.

I lavori di costruzione procedono rapidamente. «Purtroppo abbiamo dovuto rinviare la posa della prima pietra prevista per la scorsa primavera a causa della situazione sanitaria e, per via dell’acutizzarsi dell’emergenza, non ha potuto svolgersi nell’ambito di una celebrazione pubblica», aggiunge con rammarico Klotzner. Tuttavia i responsabili ci tenevano a svolgere questa cerimonia, dando la benedizione all’intero ufficio. «È importante che la casa multigenerazionale poggi su fondamenta solide», così il decano Hans Pamer durante la benedizione. La prima pietra troverà la sua collocazione permanente nella zona d’ingresso del nuovo complesso residenziale. Per l’assessora provinciale al sociale Waltraud Deeg è importante che i vari progetti sociali sul territorio siano portati a termine nonostante le difficoltà.

Dalla spesa alla famiglia.

Per il complesso residenziale vale il principio secondo cui due terzi dei residenti dovranno superare i 60 anni d’età e un terzo debbano essere giovani. Le diverse generazioni vivono l’una accanto all’altra, i residenti si sostengono e si aiutano a vicenda. Un operatore comunitario si prende cura delle esigenze di tutti i residenti. Klotzner chiarisce con alcuni esempi: «Contiamo sull’iniziativa personale e sul sostegno reciproco dei residenti. Attività come fare la spesa insieme, aiutarsi in cucina o nell’assistenza all’infanzia rispecchiano l’animo del progetto. Nella sala comune si svolgeranno regolarmente incontri, corsi di ginnastica e altre attività. Il compito dell’operatore comunitario è promuovere il buon vicinato e avviare iniziative comuni».

La Fondazione Sant’Elisabetta realizza il nuovo complesso residenziale insieme alla Diocesi di Bolzano-Bressanone, alla Caritas, alla Fondazione Liebenau, all’Istituto diocesano per il mantenimento del clero (Idsc), alla Congregazione del santissimo sacramento e al Comune di Merano, facendosi carico dei lavori di progettazione e costruzione per poi assumerne la direzione. Molto probabilmente i primi inquilini potranno trasferirsi in via Winkel all’inizio del 2022.